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MOQ / Italia Online: Forum
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La Natura del Diritto Naturale di Rory FitzGerald Ai
lettori del Forum di MOQ.ORG, consentite
una mia breve presentazione: il mio nome è Rory Fitzgerald e sono studente
dell'ultimo anno di legge in Irlanda. Questo mio saggio considera la
metafisica della qualità (MOQ) dal punto di vista del diritto naturale,
nella speranza di fare maggior chiarezza in questo campo. I capitoli 2 e 3
sono essenzialmente una parafrasi dell'impianto originale di Robert Pirsig,
anche se la prospettiva originaria è stata necessariamente modificata per
renderla ben accetta al preside della facoltà di legge della mia università.
A questo scopo ho dovuto in parte decontestualizzare l'aspetto di
"romanzo" (per esempio chiamando Fedro “Pirsig”'.) Non
è facile mettere a confronto l'accademia con queste idee e mi sono sforzato
di mantenermi a ridosso dei confini di una “rispettabile”
giurisprudenza. Spero che possiate comprendere l'esigenza di questo metodo
piuttosto “distaccato”. Vi prego infine di tener conto del fatto che i
riferimenti bibliografici non sono del tutto completi. Detto ciò, ritengo che la MOQ abbia il potenziale di accrescere notevolmente la nostra comprensione del diritto naturale. Ogni critica, sia costruttiva che distruttiva, è la benvenuta al mio indirizzo:
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IL
DIRITTO NATURALE NELLA SOCIETA' POST MODERNA
Indice Capitolo
I - La natura del diritto naturale Capitolo
II - La Metafisica della Qualità Capitolo
III - L'architettura della Metafisica della Qualità Capitolo
IV - La Metafisica della Qualità in concreto Capitolo
V - La teoria del diritto naturale diviene chiara Introduzione
E
ciò che è bene, Fedro, e ciò che non è bene, Si è soliti
definire post-moderno il periodo che inizia nel 1918. Molti milioni di
uomini furono ammazzati in fondo ad una trincea nella prima guerra mondiale.
Con loro venne annientata anche l'idea che l'uomo fosse in grado di usare la
ragione e la logica per costruire un mondo pacifico e prospero. La guerra
meccanizzata era naturale conseguenza dell'industrializzazione. Il diritto
positivo giustificava l'obbedienza delle masse alle dittature. Nel mondo
presero piede forme disumane di comunismo. La religione fu relegata alla
condizione di superstizione. L'Olocausto fu perpetrato con sistematica
efficienza. Furono sviluppate armi in grado di distruggere la Terra. L'uomo
non vedeva più se stesso come componente del Divino. È nel
contesto di questa era post-moderna che devo inizialmente impostare questa
discussione sul diritto naturale. "Quando diciamo che una certa
idea o concetto è 'ideologica' per sua natura, vogliamo dire che fa parte
della nostra concezione del mondo, del rapporto uomo-mondo e uomo-società
in ogni sua manifestazione. L'idea di diritto certamente partecipa a questa
natura ideologica in modo che il nostro parere su di esso assume
inevitabilmente i tratti del nostro generale ragionare sul compito che
l'uomo ha al mondo, dell'opinione che possiamo farci della natura dell'uomo,
o della condizione umana". (Lloyd, L'idea di diritto
1987:12) Si può qui vedere che l'essenza ed il fondamento del diritto naturale è la concezione del mondo assunta dalla cultura in un certo momento. Per discutere di diritto naturale, dobbiamo in primo luogo discutere questa concezione del mondo. Fino a qualche secolo fa la visione che l'uomo occidentale aveva di sé era quella di una creatura di origine divina su di una terra piatta al centro dell'universo. La nostra attuale visione di noi stessi è quella che stiamo su di un pianeta insignificante su un braccio di una spirale d'una galassia ugualmente insignificante in un universo apparentemente senza Dio; che abbiamo il 98% del DNA di uno scimpanzé, una impressionante sequela di barbarie alle spalle e nessuna funzione o scopo apparente. Un bel capovolgimento. L'effetto sul diritto naturale è stato enorme. Nel primo capitolo darò una breve descrizione dello sviluppo del diritto naturale dalla sua nascita ad oggi. |
Capitolo ILa Natura del diritto naturale
“I
diversi uomini e perfino interi popoli tengono in scarsa considerazione il
fatto che, mentre ciascuno persegue il proprio fine, spesso incrociando i
propri destini con quelli degli altri, inconsciamente si tende ad uno
sconosciuto fine naturale, come se si seguisse una linea guida; e si lavora
al compimento di un fine per il quale ci si impegnerebbe ben poco, anche
essendone a conoscenza”. (Kant,
Idea per una storia universale con un Intento Cosmopolita, 1983:29) "Uno
dei primi esempi testimoniati di diritto divino sosteneva che fosse immorale
pascere più di sette pecore per collina nell'antica Palestina. All'insaputa
dei contadini palestinesi questo codice religioso ha avuto semplicemente
l'effetto economico e pratico di assicurare lo sviluppo sostenibile della
società palestinese." (Bertrand
Russell, Una storia della filosofia occidentale 1974:142) Era
realmente un atto dannoso sovrappopolare la propria collina, poiché, se
questa pratica si fosse diffusa, il terreno semiarido si sarebbe poi
trasformato in deserto, causando la fine della civiltà palestinese. Dunque una
presunta legge divina ebbe l'effetto di preservare una civiltà. Per un
antico contadino, che non poteva capire le conseguenze di un sovrautilizzo
della terra in termini di erosione del terreno nei confronti delle
generazioni future, fu molto efficace prendere atto che semplicemente era
giusto non farlo. In tutte le
società, con l'aumentare della loro complessità, è stato divinamente
sostenuto che il furto e l'omicidio fossero riprovevoli (ad es. i
dieci comandamenti). In tutti i casi si citava una Deità invisibile come la
sorgente di queste leggi. In questo modo, le società furono rese sicure e
più armoniose, e di conseguenza fertili per lo sviluppo di arte, cultura e
scienza. Quei preti e re che decisero che queste leggi erano giuste vi
avrebbero detto che E' Dio che vuole la Legge. Come sostiene Unger, "
c'è uno stretto collegamento fra [una trascendente ] religiosità e le
convinzioni o le istituzioni che sostengono un sistema
legislativo". (Unger, Il diritto nella società
moderna 1976 : p.76). Il concetto
di un Dio personificato, rappresentato da una Chiesa, ha messo questi
seguaci delle religioni in stretto contatto istituzionalizzato con i loro
(freudiani) superego, o coscienze. Non sono stati coinvolti in un processo
di ingegneria sociale. Né obbligatoriamente si attendevano come risultato
una società ordinata, sicura e prospera. Indubbiamente la maggior parte di
questi originali portatori del diritto naturale hanno agito in opposizione
diretta all'ordine legale esistente (ad es. Cristo e i Romani). Stavano
facendo semplicemente ciò che il loro cuore diceva. Ecco quindi che una
legge divina scaturisce semplicemente dall'etere, e, senza una consapevole
conoscenza da parte dei suoi esponenti, ha l'effetto di favorire tutta la
civilizzazione. Dal momento in cui ciò viene incastonato in norme sociali,
tutti ne percepiscono il valore, o come anche si è detto
la bellezza del Verbo. Ciò ha
prodotto il cambiamento più avanzato nella civilizzazione umana ad oggi. Se
la prova del successo di una legislazione ispirata al diritto naturale è la
sua capacità di produrre una società capace di far progredire l'umanità,
questa è quanto di meglio noi abbiamo mai avuto. All'inizio di questo
secolo pochi paesi avevano veramente acquisito questa ideologia di libertà
ed uguaglianza, e ora essa domina saldamente il mondo occidentale e post
comunista. Va anche ricordato che il liberalismo europeo del diciannovesimo
secolo in Germania ed in Gran Bretagna essenzialmente cercava di emulare
questi ideali anche se questo era un processo meno sensazionale e più
lento poiché c'era una tradizione secolare di un diritto naturale quale era
il diritto reale divino, unitamente alla esistenza di strutture
feudali e di classe profondamente radicate che prima dovevano essere
abbattute. È vero che
da società basate su questi principi costituzionali di diritto naturale è
stato realizzato il progresso più grande per l'umanità. Fino al 1900
nessun uomo aveva mai volato in una macchina più pesante dell'aria,
cambiamento che fu apportato da due meccanici di biciclette. Cinquanta anni
più tardi l'uomo era nello spazio. Dieci anni dopo, la Luna. Un progresso
talmente sensazionale da sembrare quasi assurdo. Il concetto
di un tempo lineare, quello di una separazione fra spazio e tempo e fra
massa ed energia, la geometria Euclidea furono mandati al macero ad opera di
un impiegato dell'ufficio svizzero dei brevetti. Sotto le società basate su
questo diritto naturale qualunque cosa sembrava diventare possibile. In
queste società si sono sviluppate una prosperità ed una civilizzazione
senza precedenti fino ad oggi. Le società basate su altre ideologie sono
fallite. Ciò non a causa d'una mancanza genetica nella gente dell'URSS,
della Germania nazista o dei paesi musulmani, né per la mancanza di risorse
naturali Ci possono
essere molti altri fattori, ma c'è una differenza sostanziale fra le
democrazie liberali occidentali ed il comunismo, o i paesi regolati da un
feudalesimo di stile medioevale, o da una autocrazia, o da un diritto
naturale religiosamente fondamentalista: è che tutti questi vedono lo Stato
o l'Autocrate come superiori all'individuo in ogni circostanza. Trascurano
di vedere che tutte le idee provengono da un individuo (individuo che pure
vive nel contesto d'una società). Il comunismo non è riuscito a vedere che
gli uomini di progresso come Karl Marx si sarebbero ritrovati in un Gulag in
URSS. Nel diritto naturale di tutte le democrazie occidentali, la libertà
di parola, di associazione, di movimento e di assemblea sono preminenti.
Dunque la società nel suo insieme è vista in alcune circostanze come
inferiore ad un uomo, ed una nazione intera non deve poter impedire un
attacco ad una sua struttura di valori. Immanuel Kant, un filosofo guida per
quei tempi, ha fissato in poche parole questa idea:
" i diritti dell'uomo devono essere giudicati sacri, per
quanto grande sia il sacrificio che i poteri di controllo debbano fare".
(Kant, citato da Williams 1983:42) Involontariamente,
le verità ovvie hanno condotto ad un nuovo ordine di legge naturale per cui
le funzioni intellettuali dell' individuo sono predominanti sull'ordine
sociale. Per necessità sono state sottomesse all'ordine sociale le funzioni
biologiche dell'individuo (ad es. omicidio, violenza, furto ecc.). E comunque,
il diritto naturale odierno è abbastanza attento a distinguere le azioni
sulla base della loro motivazione. Così uno che uccide per sovvertire la
tirannia, (motivo intellettualmente accettabile) non è colpevole di
omicidio secondo il diritto internazionale. Le sue azioni sono naturalmente
superiori all'ordine sociale esistente. Uno che uccide per avidità o
collera (motivi biologici) è colpevole. Le sue azioni sono naturalmente
inferiori all'ordine sociale esistente. Inoltre, nei
codici del diritto naturale occidentale, le disposizioni in tema di
uguaglianza permettono il progresso dell'umanità. In una società senza
tali disposizioni, i meccanici di biciclette e gli impiegati non potrebbero
disporre dei mezzi educativi o materiali per far progredire l'umanità. Dunque, i
rivoluzionari americani e francesi hanno preso i principi del diritto
naturale dall'etere culturale del tempo (in nome di Dio, o semplicemente dei
diritti) e quindi hanno creato i termini sociali per un avanzamento senza
precedenti dell'umanità. Le ideologie
legali, basate sugli ideali dell'Illuminismo, e formatesi nella costituzione
degli Stati Uniti e nella Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo, sono
sopravvissute fino ad oggi, sebbene questa forma di diritto naturale fosse
senza dubbio avversata da altre ideologie. Il diciannovesimo secolo ha visto
la sconfitta del diritto naturale, sotto l'attacco di sistemi rigorosamente
logici di pensiero. Venne fondata la scuola di pensiero del Positivismo
Legale, al cui interno il Marxismo fu quella più potente e di maggior
portata. Senza dubbio, la maggior parte della seconda metà di questo secolo
è stata caratterizzata da una contrapposizione sul piano militare fra le
nazioni basate sul diritto naturale occidentale e le nazioni basate
sull'ideologia marxista. I risultati potenziali che questo conflitto ha
avuto sono serviti solamente a porre l'accento sulla potenza dell'ideologia.
Alcune parole su carta, qualche libro: la sorgente diretta della guerra
fredda è tutta qui. La mia
spiegazione di come il diritto naturale è precedente alla formazione
sociale potrebbe essere ricapitolata nella frase “la vita è
determinata dalla coscienza”. Questa credenza è alla base di tutti
gli sviluppi del diritto naturale in occidente. Karl Marx ha invece assunto
un punto di vista diametralmente opposto: "prendiamo
origine da uomini reali e attivi, e sulla base del procedere della loro vita
reale dimostriamo lo sviluppo dei riflessi ideologici e del procedere della
vita. I fantasmi formati nel cervello umano sono egualmente sublimati dal
procedere della loro vita materiale.. che è connesso a premesse materiali.
La religione della moralità, la metafisica, tutto il resto dell'ideologia e
le loro forme corrispondenti di coscienza, allora non mantengono più
l'aspetto di indipendenza... non è la vita determinata dalla coscienza, ma
la coscienza dalla vita". (Marx
& Engels, 1846 Ideologia Germanica: tratto dal Marx-Engels Reader, 1978:
154-5) Marx ha
tentato “di cercare la
logica dello sviluppo del cambiamento sociale". (Morrisson,
p.261) tuttavia ha commesso un errore fondamentale. Lo sviluppo
dell'umanità non è basato sulla logica. Lo sviluppo dell'umanità è
basato sulla coscienza e spesso sul caos. Non c'era nessuna dialettica
logica da trovare. L'uomo ha inventato la logica solo per costruire ponti e
risolvere problemi di fisica (ed in questo è stata di massima utilità,
anche in modo brillante) e non intendeva con essa rivelare o modellare il
diritto naturale. La catastrofe del fallimento comunista nell'offrire il
bello, il buono, la libertà o la coscienza è chiara a chiunque visiti oggi
quei paesi squallidi e depressi. Il tentativo
di Marx di spiegare la società su una base scientifica e logica, è
inerentemente difettoso. Le componenti fondamentali della logica sono i
soggetti e gli oggetti, il valore non esiste in questo quadro metafisico. Se
veramente credeva nella logica, come ha potuto emettere un giudizio di
valore secondo il quale questa struttura logica fosse il modo migliore per
descrivere il comportamento umano? Come ha potuto emettere il giudizio di
valore che il capitalismo fosse difettoso? Se non avesse creduto nella
metafisica, come avrebbe potuto accettare la spaccatura metafisica
soggetto/oggetto che costituisce la base della logica stessa? Foucault
arriva persino a dire che il marxista anti-religioso era fondamentalmente
partecipe di un suo proprio metodo di deificazione, "l'oggettività
(pensiero logico) era all'inizio un trasformare in realtà una natura
magica". e poi , " non hanno introdotto una scienza, ma una
personalità, in cui gli strumenti mutuati dalla scienza erano soltanto la
loro maschera, o quanto meno la loro giustificazione ". (Focault,
1967: 271 Pazzia e civilizzazione). Dennis Lloyd
commenta l'influenza della logica (nella forma del positivismo) da una
prospettiva legale più pragmatica. Nell'esaminare se la responsabilità per
gli atti negligenti debba estendersi alla responsabilità per dichiarazioni
negligenti "non c'è niente nella logica che ci costringa a
presupporre... responsabilità per dichiarazioni negligenti. Al più
possiamo dire che il ragionamento legale fa grande affidamento
sull'argomento per analogia”.(Lloyd L' idea di legge 1987
:p276) Molto di
quanto si è detto del marxismo resta applicabile, come attacco alla base
della scienza sociale, come metodo di spiegazione della società. I problemi
risiedono all'interno della sua stessa metodologia. Unger
distingue questo "problema di metodo" in quattro questioni
principali: "
(1) la possibilità di un'alternativa alla logica e alla causalità, in
grado di sorpassare le inadeguatezze sia del razionalismo sia dello
storicismo; (2) il
collegamento fra questo terzo metodo e la causalità; (3) la
connessione fra il significato di un atto per chi lo compie e per chi lo
osserva; (4) la
relazione fra una teoria sistematica e la comprensione storica". (Unger,
Il diritto nella società moderna 1976 : p.245, mia numerazione) Credo
fermamente che la Metafisica della Qualità, che tenterò di descrivere nel
prossimo capitolo, formi una base per la soluzione del problema del metodo
così come è stata definita da Unger. Unger
continua, "ora vediamo che per risolvere i suoi propri dilemmi, la
teoria sociale deve tornare ad essere, in un certo senso, sia metafisica che
politica. In materia di natura umana e conoscenza umana deve assumere un
atteggiamento deciso per cui nessuna spiegazione 'scientifica' sia, né mai
sarà, valida ". (Unger, Il diritto nella società moderna
1976 :p.267) Unger
percepisce questo dilemma come una faccenda complessa e stringente; termina
il suo libro con le parole, "la ricchezza degli interessi immediati
si combina con il desiderio di universalità nel pensiero a fornire alla
mente un entusiasmo.. e si risveglia nell'unità delle cose. I grandi
teorici sociali ebbero questa
esperienza quando passarono dalle generalità speculative dei loro
predecessori alle più accurate congetture della scienza sociale. E' ora il
momento di imitare i nostri maestri muovendo nella direzione opposta,
all'indietro sulla stessa strada da cui provennero." (Unger,
Il diritto nella società moderna 1976 :p.268). L'ultimo
avanzamento significativo per il diritto naturale deriva dall'Illuminismo.
Da allora sono stati operati diversi affinamenti, tuttavia l'area è in
completa stagnazione. C'è una
ragione di fondo. Lo sviluppo della scienza ha avuto una enorme influenza
sulla cultura. Ha relegato la religione allo status di superstizione. Oggi
siamo forzati a vedere noi stessi come esseri discendenti da scimmie
antropomorfe che non devono credere in nulla a meno che non sia verificato.
Perciò nessuno osa cogliere principi dal cielo e chiamarli Volontà Divina.
Un tale comportamento sarebbe considerato irrazionale o addirittura insano.
Se questa fosse stata la posizione culturale dominante nel 1776, le verità
ovvie del tempo sarebbero state rifiutate per mancanza di argomentazione
dialettica. Poiché quindi nessuno sapeva quale risultato si sarebbe avuto
basando una società sui quei principi, ognuno semplicemente pensò che era
Giusto, nel senso più elevato possibile. La visione
secondo la quale la scienza si sia formata dal diritto naturale è
evidenziata dal concetto cartesiano che, "l'idea di diritto
naturale è stata una principale sorgente per il concetto scientifico di
legge esplicativa" (Edgar Zilsel, La Genesi del concetto
di legge fisica, The Philosophical Review 1942 vol LI, pp. 245-279).
Indubbiamente la fisica è stata recentemente referenziata come Filosofia
Naturale. E' inoltre
interessante notare che la radice fonetica di Buono e Dio è la stessa in
molti linguaggi, come nell'Inglese God e Good. E' una
ironia di proporzioni Frankensteiniane che la scienza e la tecnologia, che
il diritto naturale (Dio/coscienza/superego) ha reso possibile, siano
servite in ultima analisi a distruggere la fede nella coscienza umana
(Dio/Diritto naturale/superego). E' questo il
problema fondamentale dei nostri tempi, in termini di visione umana del
mondo, e di qui anche il principale problema affrontato dal diritto
naturale. Abbiamo tutti i giocattoli, ma non sappiamo che farcene. Il senso
di un vuoto morale in occidente viene ben segnalato da uomini politici,
scrittori, musicisti (con la rilevante eccezione delle Spice Girls) e il
tasso di suicidi aumenta di pari passo con la prosperità e l'istruzione. La
pubblicità televisiva, che in modo schiacciante usa le forze biologiche
dell'avidità, del sesso e del potere per allettarci, dimostra che siamo più
inclini a queste forze che a considerazioni morali o intellettuali.
Il sistema a cui mi riferisco, noto come Metafisica della Qualità, è semplice nella sua essenza, ma richiede una mente solida per comprenderne le possibilità. Ci sono diverse eminenti menti scientifiche e filosofiche che attualmente contribuiscono alla discussione in materia. La mia intenzione è semplicemente mostrare l'utilità di questa idea nel campo del diritto naturale, come mezzo di spiegazione e chiarimento delle odierne problematiche legali.
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Capitolo IILa Metafisica della Qualità Una
metafisica, nel senso in cui la parola è qui usata, si riferisce alla
divisione primaria della realtà. Questa metafisica della Qualità è stata
presentata nei due libri di Robert M. Pirsig, Lo Zen e l'arte
della manutenzione della motocicletta, e Lila: indagine sulla morale.
È un'operazione estremamente difficile riassumerne l'idea. Ridurre i due
libri, che ammontano a 900 pagine, ad un singolo capitolo, è a dir poco una
sfida. Senza considerare i tomi di altre opere che sviluppano e consolidano
il lavoro originale di Pirsig. Il metodo
che ho adottato è quello di descrivere l'idea mentre si stava formando, e
non semplicemente esporne le premesse come se fossero scolpite sulla pietra.
Essenzialmente parafraserò e citerò l'autore, anche se si è reso
necessario inserire la mia angolazione nell'intento di fare maggior
chiarezza. Come è
chiaro dal primo capitolo, lo scopo fondamentale di questa metafisica è
fornire una struttura di pensiero unificata al cui interno sia la scienza
che l'etica possono essere discusse razionalmente. Questo capitolo descrive
le intuizioni che stanno alla base della Metafisica della Qualità, mentre
il seguente ne descrive, razionalizza ed applica la gerarchia strutturale. I
FANTASMI DELLA RAZIONALITA' Comincerò
con la discussione di Pirsig sui fantasmi in quanto questo è un preludio
necessario che apre la mente del lettore alla possibilità che le nostre
fondamentali idee sensate siano costruzioni culturalmente ereditate: "
è del tutto naturale considerare ignorante la gente che crede ai fantasmi.
Il punto di vista scientifico ha spazzato via ogni altra concezione,
facendola sembrare primitiva, al punto che oggi chi parla di fantasmi, o
spiriti, è considerato ignorante se non matto. E' quasi impossibile
immaginare un mondo in cui i fantasmi possano esistere davvero. La mia
opinione è che l'intelletto dell'uomo moderno non è poi così superiore. I
quozienti d'intelligenza non sono tanto diversi. Quegli indiani
e gli uomini del medioevo erano intelligenti quanto noi, ma il
contesto in cui prendeva forma il loro pensiero era completamente diverso
dal nostro. In quel contesto fantasmi e spiriti erano reali quasi quanto lo
sono per l'uomo moderno atomi, particelle, fotoni e quanti. In questo senso
posso credere ai fantasmi. Anche l'uomo moderno ha i suoi. Per
esempio, le leggi della fisica e della logica… i numeri… il principio di
sostituzione in algebra. Questi sono fantasmi, ma ci crediamo con tanta
convinzione che ci sembrano reali. Sembra del tutto naturale presumere che
la gravità e la legge di gravità esistessero prima di Newton. Sembrerebbe
una cosa da pazzi pensare che fino al diciassettesimo secolo non ci fosse la
gravità". Il punto a
cui ci vuole portare, " è l'idea che la legge di gravità
esistesse prima dell'inizio della terra, prima che si formassero il sole e
le stelle, prima della generazione primigenia di qualsiasi cosa. Piazzata lì,
senza una massa propria, senza un'energia propria, senza essere nella testa
di nessuno perché non c'era nessuno, senza essere nello spazio perché non
c'era neanche lo spazio, senza essere da nessuna parte… questa legge di
gravità esisteva lo stesso? Mi sembra che la legge di gravità abbia
superato tutte le prove di inesistenza possibili, e che non ci fosse un solo
attributo scientifico di esistenza che la potesse caratterizzare. Eppure
credere che esistesse continua ad essere considerato buon senso". Continua: "
se ci pensi abbastanza a lungo ti ritroverai a girare in tondo finché
arriverai alla sola conclusione possibile, razionale ed intelligente. La
legge di gravità e la gravità stessa non esistevano prima di Newton. Non
c'è nessun'altra conclusione sensata. E questo
significa che la legge di gravità esiste soltanto nelle nostre teste! E' un
fantasma! Siamo tutti talmente arroganti e presuntuosi nell'abbattere i
fantasmi altrui ed altrettanto ignoranti e barbari e superstiziosi a
proposito dei nostri. " E
continua citando l'istruzione scolastica come sorgente di questa concezione
di massa. Più avanti
chiarisce, " Noi siamo convinti che le parole scorporate di Newton
fossero piazzate lì nel bel mezzo del nulla miliardi di anni prima che lui
nascesse e le scoprisse come per incanto. C'erano sempre state, anche quando
non potevano essere applicate a niente. Poi, piano piano, venne alla luce il
mondo ed ecco che quelle parole si applicarono a quel mondo. Anzi, furono
proprio loro a plasmarlo. E' un'idea ridicola. Il
problema sul quale si bloccano gli scienziati è quello del pensiero. Il
pensiero non possiede né materia né energia, eppure questi uomini di
scienza non possono sfuggire al ruolo predominante che esso svolge in
qualsiasi loro attività. La logica esiste nel pensiero. I numeri esistono
nel pensiero. Io non mi arrabbio quando gli scienziati dicono che i fantasmi
esistono nel pensiero. E' quel soltanto che mi manda in bestia. Anche
la scienza esiste soltanto nel pensiero. Le leggi
della natura sono invenzioni umane, come i fantasmi. E così le leggi della
logica e della matematica. Tutte queste benedette cose sono un'invenzione
dell'uomo, compresa l'idea che non lo sono. Al di fuori dell'immaginazione
umana il mondo non esiste, è un fantasma, e nell'antichità era
riconosciuto come tale. E' governato da fantasmi. Vediamo quello che vediamo
perché ce lo fanno vedere i fantasmi di Mosè e di Cristo, e del Buddha, e
di Platone, e di Cartesio, e di Russeau, e di Jefferson e di Lincoln. Newton
è un fantasma molto bravo, uno dei migliori. Il vostro buonsenso non è
altro che il miscuglio delle voci di migliaia e migliaia di questi fantasmi
del passato. Fantasmi che cercano di trovare il loro posto tra i vivi".
(Parafrasato
da dialogo) Einstein
riassunse questa intera prospettiva con la frase, "il buon senso è
soltanto un insieme di pregiudizi acquisiti prima dei diciotto anni di età”. IL PROCESSO DI CRISTALLIZZAZIONE Fase
1: Qualità Indefinibile ed Eterea? "Le
definizioni sono il fondamento della ragione. Ma come giustificare, in
termini di ragione, un rifiuto di definire qualcosa? Le definizioni sono il
fondamento della ragione”. “L'
onda di cristallizzazione continuava ad avanzare. Stava vedendo due mondi,
simultaneamente. Da una parte il lato intellettuale, il lato scientifico;
d'altro canto il lato (non-logico) romantico o etico. Vedeva in quel momento
che Qualità è un termine che divide". Qualità ha
qui il significato più completo di qualità indefinibile e suoi
sinonimi passati e presenti sono : giustizia, bellezza, ultima verità,
verbo, o - fondamentale in questo saggio - legge naturale. Questa qualità
sarà di seguito discussa
per essere, in larga misura, il denominatore comune dell' etica e della
scienza. "Un
termine che divide è ciò che ogni analista intellettuale cerca. Prendete
il vostro coltello analitico, puntate direttamente sul termine qualità e
colpite giusto, non forte, delicatamente e tutto il mondo si spezza,
si divide, proprio esattamente in due... etica e scienza, classico e
romantico, tecnologico e umanistico... e la spaccatura è netta, senza
sbavature. Nessun piccolo frammento che potesse restare qua o là
indifferentemente. Non soltanto una fenditura da esperti, ma anche
molto fortunata. A volte gli analisti migliori, che lavorano con le più
ovvie linee di rottura, possono colpire ed non ottenere niente che sia
minimamente utile. Ma qui c'era la qualità; una linea molto piccola e
quasi insignificante; una linea illogica nel nostro concetto dell' universo;
e con un colpetto leggero l' universo intero si è spaccato, così
bene da essere quasi incredibile".
Avrebbe voluto che Kant fosse vivo. "Kant lo avrebbe apprezzato, da
gran maestro tagliatore di diamanti. Lui avrebbe capito. Tenere la qualità
indefinita: questo era il segreto". "Credo
che il referente di un termine in grado di dividere un mondo in etico
e scientifico, classico e romantico, tecnologico e umanistico, sia un' entità
che può unire un mondo spaccato secondo queste fenditure in uno
soltanto. Una comprensione reale della qualità non solo serve la società,
o la combatte, o ne fuoriesce. Una comprensione reale
della qualità racchiude la società". L'ONDA
METAFISICA Fase 2 -
La domanda fondamentale - Cosa è la Qualità? Questa fase
fu determinata in risposta ad una domanda posta a Pirsig: "Questa
tua Qualità indefinita, esiste nelle cose che osserviamo? O è soggettiva
ed esiste soltanto nell'osservatore?". In definitiva la domanda è
: Dove sistemare la Qualità in una metafisica ( o logica ) soggetto-oggetto?
[Figura
1: Diagramma del sistema metafisico della scienza] Era questa
la domanda fondamentale, e bisognava darle una risposta coerente;
infatti, se la Qualità esiste nell'oggetto, allora si deve spiegare per
quale motivo non esistano strumenti scientifici in grado di trovarla. O si
indicano strumenti che la trovano, o si deve convivere con la spiegazione
che gli strumenti non la trovano perché l'intero concetto di Qualità è,
detto in modo educato, un ammasso di insensatezza. D'altro canto, se la
Qualità è soggettiva ed esiste solo nell'osservatore, allora questa Qualità
di cui si fa gran dire non è altro che un nome di fantasia dato a ciò che
piace. Entrambe le risposte rivelavano un errore di fondo. A
Pirsig si era presentato un antico costrutto logico noto come dilemma. Un di-lemma,
che in Greco significa due premesse, che egli rappresenta come la
fronte di un toro infuriato ed arrembante. Se avesse
accettato la premessa secondo cui la Qualità è oggettiva, sarebbe stato
infilzato da un corno del dilemma. Se avesse accettata l'altra premessa
secondo cui la Qualità è soggettiva, sarebbe stato infilzato dall'altro
corno. Indipendentemente dalla risposta, in entrambi i casi si sarebbe
ritrovato infilzato. Comunque,
grazie ai suoi studi di logica, Pirsig ben sapeva che ogni dilemma si
presta non a due, ma a tre confutazioni classiche, e ne conosceva
anche alcune non proprio classiche. Poteva optare per il corno sinistro e
confutare l'idea che l'oggettività implichi una osservabilità scientifica.
O poteva scegliere il corno destro, e confutare l'idea che la soggettività
implichi ciò che più ci piace. O poteva prendere il toro per le
corna e negare che la soggettività e l'oggettività siano le uniche
possibilità. Oltre a queste tre confutazioni logiche classiche, ce ne sono
altre non logiche, retoriche. Pirsig, in quanto retore, le aveva a
sua disposizione. Una delle
alternative retoriche al dilemma, secondo me la più semplice, era rifiutare
di scendere nell'arena. Pirsig poteva semplicemente dire: “Il tentativo di
classificare la Qualità come soggettiva o oggettiva è un tentativo di
definirla. Ed ho già detto che è indefinibile”, e chiuderla lì. Scelse di
evitare questa opzione, e di rispondere al dilemma logicamente e
dialetticamente, e non di cercare una facile via di fuga mistica. Sentiva in
primo luogo che l'intera Chiesa della Ragione era irreversibilmente
all'interno dell'arena della logica, e che quando uno rifiuta una
disputa logica, si sottrae di fatto ad ogni possibile considerazione
accademica. Il misticismo filosofico, l'idea che la verità sia indefinibile
e possa essere appresa soltanto attraverso metodi non razionali, ci ha
accompagnato fin dall'inizio della storia. E' la base della pratica Zen. Ma
non è argomento accademico. L'accademia, la Chiesa della Ragione, si occupa
solo di cose definibili, e se uno vuole fare il mistico, il suo posto è in
un monastero, non in una Università. Le Università sono luoghi in cui le
cose dovrebbero essere espresse in modo chiaro. Per questo si
imbarcò nel tentativo di spiegare la Qualità attraverso la logica. LA
QUALITA' ALL'INTERNO DELLA LOGICA? Una
Qualità oggettiva? Il primo
corno del dilemma di Pirsig era: se la Qualità esiste nell'oggetto, perché
gli strumenti scientifici non riescono a trovarla? Era il corno
più acuto. Fin dall'inizio si era accorto di quanto fosse mortale. Se
avesse preteso di essere un super scienziato che poteva vedere negli oggetti
quella Qualità che nessuno scienziato riesce a trovare, avrebbe
semplicemente provato di essere tonto, pazzo o entrambe le cose. Nel mondo
d'oggi, le idee incompatibili con il sapere scientifico non hanno vita
facile. Ricordava l'affermazione di Locke secondo cui nessun oggetto, scientifico o no, è conoscibile se non in base alle sue proprie qualità. Questa verità inconfutabile sembrava suggerire che gli scienziati non riescono a trovare la Qualità negli oggetti perché la Qualità è l'unica cosa che riescono ad individuare. L' oggetto è un costrutto intellettuale dedotto dalle qualità. Comunque, qualità come la durezza o la temperatura sono per natura completamente diverse dalla Qualità morale, e dunque questo approccio non poteva essere valido. La sua Qualità ... eccellenza, valore, bene, ... non era una proprietà fisica e non era misurabile. Si trovava di fronte ad una ambiguità relativa al termine qualità. Di conseguenza il corno del dilemma era ancora lì. La risposta alla domanda era dunque "no". Una
Qualità Soggettiva? Spostò la
sua attenzione sull'altro corno del dilemma, che sembrava di più facile
confutazione. Pensò: "Ma allora la Qualità è soltanto ciò che
piace?" (ovvero, soggettiva). Questa cosa lo faceva arrabbiare. I
più grandi artisti della storia, Raffaello, Beethoven, Michelangelo...
producevano soltanto quello che la gente voleva? L'unico loro scopo era
quello di allietare i sensi su larga scala? Era così? Si arrabbiava,
soprattutto perché non trovava un modo immediato di annientare questa
posizione attraverso la logica. Allora studiò l'affermazione con molta
cura, in quel modo riflessivo con cui studiava le cose prima di attaccarle.
Poi capì.
Tirò fuori un coltello e tagliò da quella affermazione una unica parola
che creava tutta la sua arrabbiatura. La parola era soltanto. Perché
la Qualità dovrebbe essere soltanto ciò che piace? Perché ciò che
ci piace dovrebbe essere soltanto? Cosa significa quel soltanto in
questo caso? Preso ed esaminato a parte sembrava che soltanto
in questo caso non significasse nulla. Era puramente un termine
peggiorativo, che non dava alla frase alcun contributo logico. Una volta
eliminato quel termine la frase divenne
“La Qualità è ciò che piace”, ed il significato cambiava di
molto. Diventava una innocua banalità. Presto vide
che c'era molto di più di questo. Quando ti dicono: “Non fare soltanto ciò
che ti pare”, non vogliono dire solo “Ubbidisci all'autorità”.
Ti dicono anche altro. Questo altro rientra nella concezione generale della
scienza classica secondo cui “ciò che ti pare” non ha importanza perché
è fatto di emozioni irrazionali del tutto interiori. Studiò
l'argomentazione per molto tempo, e la suddivise in due parti che definì
materialismo scientifico e formalismo classico. Disse che le due parti si
trovano spesso associate in una sola persona, ma che logicamente sono
distinte. "Il
materialiasmo scientifico, più comune fra i seguaci profani della scienza
che fra gli scienziati stessi, ritiene che ciò che è composto da materia o
energia ed è misurabile attraverso strumenti scientifici è reale. Tutto il
resto è irreale, o quanto meno di nessuna importanza. Ciò che piace non è
misurabile, e dunque non esiste. Ciò che piace
può essere un dato di fatto o una allucinazione, ma ne siamo
attratti indistintamente. Lo scopo ultimo del metodo scientifico è fare
distinzioni valide fra ciò che è vero e ciò che è falso in natura,
eliminare ciò che è soggettivo, irreale, immaginario dal proprio lavoro,
in modo da ottenere una rappresentazione della realtà oggettiva,
vera". Affermare
che la Qualità è soggettiva, secondo costoro, diceva semplicemente che la
Qualità è immaginaria e dunque che dovrebbe essere tralasciata in ogni
seria considerazione della realtà. Altra
posizione era quella del formalismo classico, secondo cui ciò che non
si può comprendere intellettualmente, non è comprensibile affatto. In
questo caso la Qualità non è importante perché è una interpretazione
emozionale che non è accompagnata da nessun elemento razionale
intellettuale. Di queste
due fonti principali del termine soltanto, Pirsig sentiva che la
prima, il materialismo scientifico, era nettamente la più facile da
demolire. Questa era infatti una scienza da ingenui, e lo aveva imparato dai
suoi studi precedenti. Per farlo, utilizzò la reductio ad absurdum.
Questo tipo di confutazione fa leva sul principio che se le inevitabili
conclusioni di certe premesse sono assurde, ne consegue logicamente che
almeno una delle premesse che le hanno prodotte è assurda.
Esaminiamo, disse, cosa deriva dalla premessa che ciò che non è composto
di massa o energia sia irreale o senza importanza. Utilizzò il
numero zero come punto di partenza. Zero, in origine un numero Indiano, fu
introdotto dagli Arabi durante il Medio Evo ed era sconosciuto agli antichi
Greci e Romani. Come mai?, si chiese. Forse che la natura aveva nascosto lo
zero così bene che tutti i Greci e Romani.... milioni di loro... non erano
stati capaci di trovarlo? Si presume di norma che vedere lo zero cosa ovvia
per tutti. Dimostrò l'assurdità di derivare lo zero da ogni forma di massa
o energia, e poi si chiese, retoricamente, se ciò significasse che il
numero zero non è scientifico. In questo caso, i computer digitali, che
funzionano in termini di zero e uno, dovrebbero limitarsi al solo uno per
lavorare in modo scientifico? Era palesemente assurdo. Ed andò
avanti con altri concetti scientifici, uno alla volta, mostrando che non
possono esistere indipendentemente da considerazioni soggettive. E
terminò con la legge di gravità, esempio già citato prima nella storia
dei fantasmi. Se la soggettività viene eliminata perché di nessuna
importanza, disse, allora l'intero corpo della scienza andrebbe eliminato
con essa. La
confutazione del materialismo scientifico sembrava catalogarlo nella schiera
dell'idealismo filosofico... Berkeley, Hume, Kant, Fichte, Schelling, Hegel,
Bradley, Bosanquet... , tutti logici fino all'ultima virgola, ma talmente
ardui da difendere attraverso il linguaggio del buon senso che nella sua
difesa della Qualità gli sembravano essere un peso, più che un aiuto.
La tesi che il mondo fosse soltanto mente poteva anche sembrare una
posizione logica, ma dal punto di vista retorico non suonava affatto bene.
Troppo noiosa e difficile, in poche parole, un po' troppo tirata per i
capelli. A questo
punto tutto il corno soggettivo del dilemma sembrava poco stimolante, almeno
quanto quello oggettivo. E con la tesi del formalismo classico, quando
cominciò ad esaminarla, ancora peggio. Da esse si deduceva che non bisogna
reagire ai propri impulsi emotivi ed immediati senza prendere in
considerazione l'insieme del contesto razionale. Una vecchia
domanda era stata: se ognuno conosce la qualità, perché non c'è accordo
su di essa? La sua risposta cavillosa era stata che sebbene la pura Qualità
è la stessa per tutti, gli oggetti ai quali è inerente variano da persona
a persona. Finché si lascia la qualità indefinita non c'è modo di
discuterla, ma lui sapeva, e sapeva che i suoi studenti sapevano, che così
c'era puzza di imbroglio. Non si rispondeva alla domanda. Ora c'era
una spiegazione alternativa: la gente dissente sulla Qualità perché
qualcuno usa soltanto le proprie emozioni immediate, mentre altri applicano
la loro conoscenza complessiva. Ma questa tesi era del tutto devastante.
Invece di avere una Qualità singola ed uniforme sembrava di averne due; una
romantica, fatta di semplice percezione; ed una classica, fatta di
comprensione globale. Sembrava che
il termine Qualità, non fosse in grado di unificare i diversi campi
dell'etica e della scienza, non essendo in grado di essere né un fenomeno
puramente oggettivo, né soggettivo.
L'Impasse
Logica Il termine
che doveva unificare le visioni classica e romantica (scientifica e morale)
, era stato diviso a sua volta in due parti e dunque non poteva più
unificare un bel niente. Era finito dentro ad un tritacarne analitico. La
lama della soggettività/oggettività tagliava la Qualità in due e la
annientava come ipotesi di lavoro. Se voleva salvarla, non doveva permettere
alla lama di avvicinarsi. In
definitiva, la Qualità di cui lui parlava non era una Qualità classica o
una Qualità romantica.. Era al di là di entrambe. Sostanzialmente,
non era né soggettiva né oggettiva, era al di là di entrambe le
categorie. In definitiva, tutto il dilemma soggettività/oggettività,
mente/materia, in relazione alla Qualità era ingiusto. "La
relazione mente/materia è stata per secoli un impiccio intellettuale, e
adesso lo stavano applicando alla Qualità per renderla inoperante. Come
poteva dire se la Qualità era mente o materia quando non c'era alcuna
chiarezza logica sulla natura di queste due entità?" Dunque,
respinse il corno sinistro. La Qualità non è oggettiva, disse. Non risiede
nel mondo materiale. E respinse
anche il corno destro. La Qualità non è soggettiva, disse. Non risiede
solo nella mente. Ed infine ,
seguendo una via che, per quanto ne sapeva, non era mai stata imboccata
nella storia del pensiero occidentale, si gettò fra le corna del dilemma
soggettività/oggettività e affermò che la Qualità non è né parte della
mente, né parte della materia. E' una terza entità indipendente dalle
altre due. Il mondo dunque, secondo Pirsig, era composto di tre elementi: mente, materia e Qualità. L'oggetto della analisi, il paziente da operare, non era più la Qualità, ma l'analisi stessa. La Qualità stava bene ed era in ottima forma. Al contrario era l'analisi che doveva avere qualcosa che non andava, visto che impediva di vedere l'ovvio.
[Figura
2: Diagramma del sistema metafisico del primo Pirsig] Valutazione
della Cieca Logica all'interno della Qualità Esaminò la
sua teoria con più attenzione. "Sebbene non ci sia nessuna
obiezione logica ad una trinità metafisica, ad una realtà a tre teste,
trinità come questa non sono comuni, né popolari. Un metafisico di norma
cerca un monismo, come Dio, che spieghi la natura del mondo come
manifestazione di una cosa singola, o cerca un dualismo, come mente/materia,
che la spieghi come duplice, o lascia spazio al pluralismo, che la spiega
come manifestazione di un numero indefinito di entità. Ma tre è un numero
strano. Per prima cosa ti chiedi: Perché tre? E qual è la relazione fra di
esse?”. Notò che
sebbene di norma si ascriva la Qualità agli oggetti, la percezione della
Qualità avviene a volte senza la presenza di alcun oggetto. Era questo che
dapprima l'aveva portato a pensare che la Qualità sia soggettiva. Ma
nemmeno il piacere soggettivo era ciò che intendeva per Qualità. La
Qualità diminuisce la soggettività, ti distoglie da te stesso, ti rende
consapevole del mondo che ti circonda. La Qualità è l'opposto della
soggettività. Alla fine si
accorse che la Qualità non può essere indipendentemente connessa al solo
oggetto o al solo soggetto, ma è possibile trovarla solo nella loro
reciproca relazione. "E' il punto nel quale soggetto e oggetto si
incontrano. Fuochino.... La
Qualità non è una cosa, è un evento. ....
fuochetto... E'
l'evento nel quale il soggetto diviene consapevole dell'oggetto. E poiché
senza oggetti non può esistere il soggetto... poiché sono gli oggetti che
creano l'autocoscienza del soggetto... la Qualità è l'evento nel quale si
rende possibile la consapevolezza del soggetto e dell'oggetto. FUOCO.
Si
accorse che stava arrivando. Ciò
significa che la Qualità non è soltanto la collisione di soggetto e
oggetto. La stessa reale esistenza di soggetto e oggetto è dedotta
dall'evento Qualità. L'evento Qualità è la causa del soggetto e
dell'oggetto, i quali sono invece erroneamente presunti essere causa della
Qualità!" A
quel punto sentì di aver preso l'intero dilemma per il collo. "Il
dilemma aveva avuto dentro di sé per tutto il tempo questa nascosta e vile
presunzione, per la quale non sussisteva nessuna giustificazione logica,
secondo cui la Qualità era effetto di soggetti ed oggetti. Ma non era così!
Tirò fuori il suo coltello. " “La
Qualità”,
scrisse, "non volteggia intorno
ai soggetti ed agli oggetti della nostra esistenza, non si limita ad
illuminarli passivamente. E comunque non è subordinata ad essi. E' lei che
li ha creati. Sono loro ad esserne subordinati!". Fu
questo il culmine, il momento Eureka nel processo di sviluppo del suo
pensiero. Aveva
fatto elucubrazioni sulla relazione tra la Qualità e la mente e la materia
(soggetto ed oggetto) e aveva identificato la Qualità come progenitrice
della mente e della materia, un evento che crea mente e materia. Questa
inversione copernicana della relazione fra la Qualità ed il mondo oggettivo
potrebbe suonare misteriosa se non viene spiegata accuratamente, ma lui non
voleva essere misterioso. Voleva semplicemente dire che al tempo zero di un
evento, prima che un oggetto possa essere distinto, ci deve essere una
specie di consapevolezza non intellettuale, che chiamò
consapevolezza della Qualità. "Non
puoi essere consapevole di aver visto un albero prima di averlo visto, e fra
l'istante della visione e l'istante della consapevolezza c'è per forza uno
spazio temporale. A volte consideriamo questo lasso di tempo di scarsa
importanza, ma non c'è alcuna giustificazione per pensarlo... proprio
nessuna. Il
passato esiste solo nella nostra memoria, il futuro solo nei nostri piani.
Il presente è la nostra unica realtà. L'albero di cui sei consapevole, a
causa di quel breve lasso di tempo, è sempre nel passato e di conseguenza
è sempre irreale. Ogni oggetto che sia concepito intellettualmente è
sempre nel passato e di conseguenza irreale. La realtà è sempre il momento
della visione prima che l'intellettualizzazione la sostituisca. Non c'è
altra realtà." Questa realtà
preintellettuale è ciò che Pirsig sentiva di aver identificato come
Qualità. Poiché ogni entità intellettualmente identificabile emerge
necessariamente da questa realtà preintellettuale, la Qualità è la
progenitrice, la fonte di tutti i soggetti e gli oggetti. Sentiva che
sono di norma gli intellettuali ad avere le maggiori difficoltà ad
osservare questa Qualità, talmente sono rapidi e assoluti nel fotografare
tutto in una forma intellettuale. Gli unici a cui riesce spontaneo
osservare questa Qualità sono i bambini più piccoli, la gente non istruita
o priva di cultura. Costoro hanno derivato in minima parte da fonti
culturali la predisposizione verso l'intellettualità, ed hanno il minimo
addestramento formale ad accoglierla in se stessi. "In
un certo senso" disse
"l'individuo è definito dalla sua personale scelta in termini di
Qualità. Le persone non sono in accordo sulla Qualità non perché la
Qualità è diversa, ma perché sono le persone ad essere diverse in termini
di esperienza." E immaginò che se due persone avessero identiche
analogie a priori, vedrebbero sempre la Qualità in modo identico.
Cosa è
la Qualità? "Ogni
spiegazione filosofica della Qualità risulta allo stesso tempo vera e falsa
proprio perché è una spiegazione filosofica. Il processo della spiegazione
filosofica è un processo analitico, che spezza un qualcosa in soggetto e
predicato. Ciò che voglio dire, ciò che ognuno vuole dire, con il termine
qualità non può essere spezzato in soggetto e predicato. Non perché la
Qualità sia misteriosa, ma perché e talmente semplice, immediata e
diretta."
Qualità
ed Etica La più
facile analogia intellettuale a proposito della Qualità pura che la gente
capisca nel nostro ambiente è che “La Qualità è la risposta di un
organismo al suo ambiente” (usò
questo esempio poiché il suo principale interlocutore sembrava vedere le
cose secondo i termini della teoria del comportamento stimolo-risposta). Una
ameba, posta in una bacinella d'acqua in cui sgocciola acido solforico
diluito, cercherebbe di scappare dall'acido (suppongo). Se l'ameba potesse
parlare, senza sapere nulla dell'acido solforico, direbbe: “Questo
ambiente ha bassa qualità”. Se avesse un sistema nervoso si comporterebbe
in un modo più complesso, al fine di sconfiggere la bassa qualità
dell'ambiente. Cercherebbe analogie, cioè, immagini e simboli dal suo
bagaglio di esperienze, per definire la spiacevole natura del suo nuovo
ambiente e quindi capirlo. Credo che ciò sia analogo a come il
diritto naturale spunta quando la cultura si sviluppa. Nella nostra
condizione organica complessa di organismi avanzati, reagiamo al
nostro ambiente inventando meravigliose analogie. Inventiamo la terra ed il
cielo, gli alberi, le pietre e gli oceani, gli dei, la musica, l'arte, il
linguaggio, la filosofia, l'ingegneria, la civiltà e la scienza. E
chiamiamo realtà queste analogie. Ed istruiamo i nostri bambini nel nome
della verità dicendo loro che sono la realtà. E sbattiamo in manicomio chi
non accetta tali analogie. Ma ciò che ci induce ad inventare tali analogie
è la Qualità. La Qualità (il bene/Dio/la coscienza/il diritto
naturale) è lo stimolo continuo con cui il nostro ambiente ci spinge
a creare il mondo in cui viviamo. "Ora,
prendere ciò che ci spinge a creare il mondo, e includerlo nel mondo che
abbiamo creato è chiaramente impossibile. Per questo la Qualità non può
essere definita. Se la definiamo, definiamo qualcosa di meno della Qualità
stessa ". Pirsig
considerò anche l'idea che "la Qualità fosse la fonte e la
sostanza di ogni cosa. Gli venne in mente un nuovo intero flusso di
associazioni filosofiche. Hegel parlava di questo, con la sua Mente
Assoluta. Anch'essa era indipendente dalla soggettività e dalla oggettività.
Ma Hegel diceva che la Mente Assoluta era la fonte di tutto, ma poi
escludeva l'esperienza romantica da quel tutto. L'Assoluto di Hegel era
completamente classico, razionale e disciplinato. La Qualità non lo
era". Pirsig
ricordava che Hegel era stato dipinto come il ponte fra la filosofia
occidentale e la filosofia orientale. Il Vedanta degli Indù, la Via dei
Taoisti, persino il Buddha era stato descritto come un monismo assoluto
simile alla filosofia di Hegel. Ma Pirsig a quel tempo dubitava che l'Uno
mistico ed il monismo metafisico fossero intercambiabili dato che l'Uno
mistico non segue regole, mentre il monismo metafisico lo fa. La sua Qualità
era una entità metafisica, non mistica... o no? Qual era la differenza?
Questa qualità è antecedente a tutto e comprende tutto. La somiglianza fra
questa concezione della natura della Qualità e le leggi indefinibili
dell'etica e della religione sono tali che si potrebbe dire almeno che
sostanzialmente combaciano.
Qualità
e Scienza Pirsig
prosegue applicando la sua idea alla faccia opposta dello spettro, quella
scientifica o matematica: "Poincaré [un noto matematico francese del
19° secolo] aveva lavorato ad un puzzle di sua invenzione. La sua
opinione che lo scienziato sceglie fatti, ipotesi ed assiomi sulla base
dell'armonia, lasciava a sua volta il puzzle incompleto. Nel mondo
scientifico, lasciare l'impressione che la fonte di tutta la realtà
scientifica sia soltanto una soggettiva e capricciosa armonia, non è altro
che risolvere i problemi dell'epistemologia lasciando un senso di indefinito
che rasenta la metafisica e rende l'epistemologia inaccettabile". Ma noi
sappiamo dalla metafisica di Pirsig che l'armonia di cui parlava Poincaré
non è soggettiva. "E' la fonte dei soggetti e degli oggetti
ed esiste in un rapporto anteriore ad essi. Non è arbitraria, è la forza
che si oppone all'arbitrarietà; il principio ordinatore di tutto il
pensiero scientifico e matematico che distrugge l'arbitrarietà, e senza
capricci, e senza la quale nessun pensiero scientifico può procedere". Poincaré in
seguito ipotizzò che tale selezione fosse fatta attraverso ciò che lui
chiamò io subliminale, una entità che corrisponde esattamente con
quello che Pirsig chiamava consapevolezza preintellettuale. L' io
subliminale, disse Poincaré, osserva un grande numero di soluzioni al
problema, ma soltanto quelle più interessanti fanno il loro ingresso nel
regno della consapevolezza. Le soluzioni matematiche sono selezionate dall'
io subliminale sulla base di una bellezza matematica, dell'armonia
dei numeri e delle forme, dell'eleganza geometrica. "Questo
è un puro senso estetico che ogni matematico ben conosce,"
disse Poincaré, "ma di cui i profani sono talmente
ignoranti che spesso hanno la tentazione di deriderlo". Ma punto
centrale di tutto ciò sono proprio questa armonia e bellezza. Poincaré
chiarì che non stava parlando di una bellezza romantica, quella bellezza
fatta di apparenza e che colpisce i sensi. Stava parlando di una bellezza
classica, che proviene dall'ordine armonioso delle parti, che una
intelligenza pura può comprendere pienamente, e che dà struttura alla
bellezza romantica: come dice Pirsig, "un sogno dal quale non si
riescono a distinguere i sogni perché non c'è una base su cui fondare la
distinzione. E' la ricerca di questa speciale bellezza classica, il senso di
armonia del cosmo, che ci induce a scegliere quei fatti che sono più adatti
a contribuire a questa armonia. L'unica realtà oggettiva non è
composta da fatti, ma dalla relazione fra le cose che dimora nell'armonia
universale". Ciò che
garantisce l'oggettività del mondo in cui viviamo è che questo mondo noi
lo condividiamo con altre creature pensanti. E' attraverso la comunicazione
che instauriamo con gli altri uomini che noi riceviamo da essi dei
ragionamenti armoniosi belli e pronti. Sappiamo che questi ragionamenti non
provengono da noi, e allo stesso tempo riconosciamo in essi il lavoro di
esseri ragionevoli come noi, grazie a questa loro armonia. E se
secondo noi questi ragionamenti combaciano con il mondo delle nostre
sensazioni, possiamo concludere che questi esseri ragionevoli hanno visto le
stesse cose che noi abbiamo visto; dunque sappiamo che non abbiamo sognato.
E' questa armonia, questa qualità se volete, l'unica base per l'unica realtà
che noi possiamo conoscere. "I
contemporanei di Poincaré rifiutarono di riconoscere che i fatti sono
preselezionati, perché altrimenti, dissero, la validità del metodo
scientifico sarebbe stata distrutta. Secondo loro i fatti preselezionati implicavano
il concetto che la verità fosse “quel che pare e piace”
e definirono “convenzionalismo”
le idee di Poincaré. Si ostinarono ad ignorare il dato palese che
nemmeno il loro stesso “ principio di oggettività”
è un fatto osservabile, e pertanto, sulla base dei loro stessi
criteri, dovrebbe essere messo in uno stato di giudizio sospeso. Sentirono
di dover agire così perché altrimenti l'intero sostegno filosofico della
scienza sarebbe crollato. Poincaré non offrì sbocchi a questa impasse. Non
si spinse abbastanza a fondo nelle implicazioni metafisiche di ciò che
sosteneva. Dimenticò di dire che la selezione dei fatti prima
dell'osservazione è “quel che pare e piace”
soltanto in un sistema metafisico dualistico centrato su soggetto ed
oggetto! Quando entra in scena la Qualità come terza entità metafisica, la
preselezione dei fatti non è più arbitraria. La preselezione dei fatti non
è basata sul soggettivo e capriccioso “quel che pare e piace”, ma sulla
Qualità, cioè sulla realtà stessa. In questo modo l'impasse è
superata". Ma noi
sappiamo dalla metafisica di Pirsig che l'armonia di cui parlava Poincaré
non è soggettiva. "E' la fonte dei soggetti e degli oggetti
ed esiste in un rapporto anteriore ad essi. Non è arbitraria, è la forza
che si oppone all'arbitrarietà; il principio ordinatore di tutto il
pensiero scientifico e matematico che distrugge l'arbitrarietà, e senza
capricci, e senza la quale nessun pensiero scientifico può procedere".
Come dice Pirsig, "questi puzzle incompiuti si incastravano
perfettamente, creando quella specie di armonia di cui avevano parlato sia
Fedro che Poincaré, un'armonia che produceva una struttura di pensiero
completa, capace di unificare in uno solo i linguaggi separati della Scienza
e dell'Arte".
La Qualità
come Forza Dinamica "La
realtà romantica è il punto di contatto dell'esperienza. E' il profilo
delle ruote del treno della conoscenza che mantiene l'intero treno sulle
rotaie. La conoscenza tradizionale è soltanto la memoria collettiva di dove
quel profilo è stato. A livello di quel profilo non esistono soggetti, né
oggetti, solo la rotaia della Qualità in avanti, e se non si trova un modo
formale per valutare, per conoscere questa Qualità, allora il treno non può
sapere dove dirigersi. Non una ragione pura, ma una confusione pura. Quel
profilo è il luogo di tutta l'azione. Il profilo contiene in sé tutte le
infinite possibilità future. E contiene tutta la storia passata. O dove
altro potrebbero essere contenute? Il
passato non può ricordare il passato. Il futuro non può generare il
futuro. Il punto di contatto di questo istante hic et nunc è sempre
esattamente tutta la totalità di ciò che esiste. Il
valore, il profilo che guida la realtà, non è più un irrilevante
propaggine della struttura. Il valore è il progenitore della struttura. E'
la consapevolezza preintellettuale che la crea. La nostra realtà
strutturata è preselezionata sulla base del valore e per capire veramente
la struttura è necessario capire il valore, la fonte da cui deriva.". "La
conoscenza razionale di una motocicletta è dunque modificata di minuto in
minuto mentre ci si lavora su, e ci si accorge che una nuova diversa
comprensione razionale ha più Qualità. Non ci si attacca a vecchie e
pesanti idee perché si ha una immediata base razionale per rifiutarle. La
realtà non è più statica. Non è un ammasso di idee da combattere o a cui
arrendersi. E' fatta, in parte, di idee che ci si aspetta che crescano
assieme a te, assieme a noi, secolo dopo secolo. Se la Qualità è il
termine centrale unificato, la realtà è , nella sua natura essenziale,
dinamica, non statica. E quando si capisce la realtà dinamica, non si resta
bloccati. Ha forme, che sono però soggette a cambiamento. In concreto: se vuoi costruire una fabbrica, o riparare una motocicletta, o gestire una nazione per bene, senza restare bloccato, non ti basta, anche se è necessaria, una classica e ben strutturata conoscenza dualistica soggetto-oggetto. Devi avere una qualche disposizione alla Qualità del lavoro. Devi avere il senso di ciò che è bene. E' questo che ti fa andare avanti. Questo senso non è soltanto qualcosa di innato, è anche qualcosa che si può sviluppare. Non è semplicemente una inspiegabile “abilità” o “talento”; è il diretto risultato del contatto con la realtà di base, la Qualità, che la ragione dualistica in passato ha cercato di nascondere". Il Seme
per una Fusione di Etica e Logica Ad essere
corretti, possiamo dire che ciò punta a "una nuova razionalità
spirituale ... in cui la bruttezza e la solitudine ed il vuoto spirituale
della ragione tecnologica e dualistica possa divenire illogica. La ragione
non dovrebbe più essere esente dal valore. La ragione dovrebbe essere
subordinata logicamente alla Qualità". Era certo che "avrebbe
trovato la causa di ciò non molto lontano, fra gli antichi Greci, i cui
miti avevano dotato la nostra cultura di quella tendenza, che è alla
base di tutti i mali della nostra tecnologia, a fare ciò che è
“ragionevole”' anche se non c'è nulla di buono. Lì era la causa prima
dell'intera faccenda. Proprio lì. Avevo detto molto tempo fa che era alla
ricerca del fantasma della ragione. Questo è quello che intendevo. La
ragione e la Qualità si erano separate ed erano entrate in conflitto l'una
contro l'altra, e la Qualità era stata ridotta ad un ruolo subordinato alla
ragione da qualche parte in quei tempi”. Fondamentalmente
possiamo chiederci: "Quale evidenza abbiamo che il metodo
dialettico domanda-risposta di ricerca della verità venga prima di ogni
altra cosa? Nessuno. Quando tale proposizione viene isolata ed esaminata con
attenzione diviene evidentemente ridicola. Questa dialettica che, come la
legge di gravità di Newton, se ne sta seduta da sola nel bel mezzo del
nulla, e genera l'universo? E' una stupidaggine". La
dialettica, che è genitrice della logica, deriva a sua volta dalla
retorica. La quale a sua volta è figlia dei miti e della poesia della
Grecia antica. E' così storicamente, ed è così anche applicando il buon
senso. La poesia ed i miti sono la risposta di uomini preistorici
all'universo che li circonda, sulla base della Qualità. E
dunque è la Qualità, e non la dialettica, il generatore di tutto ciò che
conosciamo. E' sulla
base di queste intuizioni che Pirsig ha proceduto alla stesura di una
struttura di valori chiara, generalizzata e razionale, ovvero la Metafisica
della Qualità.
|
Capitolo IIIL'Architettura della
Metafisica della Qualità
Le
configurazioni biologiche, sociali ed intellettuali non sono proprietà
della sostanza. Le leggi che le creano e le distruggono non sono le leggi
degli elettroni, dei protoni e delle altre particelle elementari. Le forze
che creano e distruggono queste configurazioni sono le forze del valore. (Robert
M. Pirsig Lila: Indagine sulla morale, cap.14) Un volta
intrapreso il viaggio verso il cuore della metafisica, Pirsig considerò la
Qualità come componente fondamentale di una metafisica razionale che
include la logica. In Lila: Indagine sulla morale aggiunge una
struttura razionale alla sua intuizione primaria. Questa struttura è la
Metafisica della Qualità (d'ora in poi abbreviata MoQ). Tenterò ora di
spiegare questa struttura, per poi applicarla a dilemmi legali. Ciò che
rende la MoQ così immediatamente applicabile nel far fronte ai problemi del
diritto naturale è che si è sviluppata in diretta risposta alle stesse
domande emerse nel primo capitolo. In sintesi il problema sembra poter
essere ridotto nei termini di una scienza sociale aderente ai principi
dualistici soggetto/oggetto della fisica; ovvero, lo studio
scientifico ed oggettivo dell'uomo operato in maniera equivalente alle
scienze naturali. Tuttavia "i modelli di cultura non si
comportano secondo le leggi della fisica. Come si può dimostrare, in
base alle leggi della fisica, l'esistenza di questo o quell'atteggiamento
culturale? ... Cos'è un valore culturale? Come si fa a dimostrare scientificamente
che una determinata cultura possiede determinati valori?"
(Robert M. Pirsig Lila: Indagine sulla morale, cap.4) "Gli
oggetti dell'analisi scientifica stanno fermi (o così si può assumere ) e
seguono le leggi di causa ed effetto: una data causa produce, ogni volta e
sempre, un dato effetto. Gli uomini no. Nemmeno i selvaggi."
(Robert M. Pirsig Lila: Indagine sulla morale, cap.4) La MoQ si
riconduce al cosiddetto empirismo, che dichiara che tutta la
conoscenza umana deriva dai sensi, o dall'elaborazione svolta dal pensiero
sui dati forniti dai sensi. Gli empiristi considerano non verificabili campi
quali l'arte, la moralità, la metafisica e la religione. La MoQ si
differenzia dal momento in cui afferma che l'arte e la moralità sono invece
verificabili; in passato erano state escluse per motivi metafisici, come
abbiamo detto in precedenza, e non empirici. Sono state escluse a seguito
della premessa che ciò che non può essere classificato come
soggetto o oggetto non è reale. Ma non c'è nessuna base empirica a questa
premessa: è solo una premessa, che fra l'altro va contro la comune
esperienza. Il basso
valore che deriva dallo stare seduti su di una stufa rovente è ovviamente
una esperienza, sebbene non sia un oggetto né sia soggettiva. Prima viene
il basso valore, poi vengono i pensieri soggettivi, fra i quali stufa,
caldo, dolore. E' il valore che porta questi pensieri alla mente. L'incapacità
della metafisica convenzionale soggetto/oggetto di chiarire i valori è un
esempio di ciò che Pirsig chiama ornitorinco. I primi zoologi
classificarono come mammiferi gli animali che allattano i piccoli, e rettili
quelli che depongono uova. Poi si scoprì in Australia questo ornitorinco,
che depone uova come un perfetto rettile, e allatta i figli come un perfetto
mammifero. “Un
mistero!” esclamarono;
“come può esistere in natura un simile paradosso?” si chiesero.”
La risposta è che non c'è nessun paradosso nell'ornitorinco. Lui non ha
mai avuto alcun problema. Ha deposto uova e allattato i piccoli per
milioni di anni, finché non sono arrivati questi zoologi a dirgli che era
illegale”. All'interno
di una visione del mondo soggetto/oggetto, la Qualità è un ornitorinco.
Dato che non era classificabile all'interno del loro sistema precedente, gli
esperti avevano dichiarato che c'era qualcosa che non funziona. Valore
non è l'unico ornitorinco nella metafisica soggetto/oggetto. La realtà
scientifica, il principio di causa/effetto, la sostanza, la divergenza fra
determinismo e libero arbitrio, fra mente e materia, la discontinuità della
materia a livello subatomico: sono tutti ornitorinchi. L'argomento
di questo saggio, la scienza sociale, rientra nella MoQ. Se la
scienza è lo studio delle sostanze e della loro relazione, una scienza
sociale è una assurdità. Nessuno strumento scientifico può rilevare
oggettivamente cosa sia una cultura o una società. Tuttavia, se
si guarda alla scienza come allo studio di configurazioni stabili di
valori, allora la scienza sociale diviene campo squisitamente
scientifico. Una società può essere definita come una rete di
configurazioni stabili di valori. Come dice Kluckhorn: “i
modelli di valore costituiscono l'oggetto di studio privilegiato di uno
studioso di scienza sociale”. (Robert M. Pirsig Lila:
Indagine sulla morale, cap.8) LA
STRUTTURA DELLA METAFISICA DELLA QUALITA' Qualità
Statica e Qualità Dinamica E’ la
divisione fondamentale della realtà operata da Pirsig, a partire dalla
qualità stessa. E' opportuno presentare questi concetti per via discorsiva,
più che attraverso l'uso di definizioni.. Premessa necessaria alla
discussione in proposito è una storia sulla lotta fra il bene ed il male
nella tribù Zuni: In una
società che nutre la più profonda avversione per ogni genere di autorità,
Shoshan possedeva un certo innato magnetismo, che lo faceva notare in
qualsiasi gruppo. In una società che esalta la moderazione e l'umiltà,
era considerato turbolento e sprezzante. Per di più andò contro
l'atteggiamento isolazionista della tribù ed entrò in contatto con il
vicino uomo bianco. L'unica reazione della tribù dei Zuni a personalità
anti-sociali come questa è accusarli di stregoneria, che è proprio ciò
che accadde. Venne
torturato, ma qualcuno lo fece sapere alle truppe governative (bianche), che
giunsero e arrestarono il sacerdote, capo religioso della tribù. Alla
fine Shoshan divenne capo della tribù, e governò bene e con giustizia. Chi era il
bene e chi era il male? Shoshan era un uomo virtuoso che solo
sosteneva i propri principi, ma era anche uno che mise fine ai valori
di moderazione ed umiltà che da generazioni appartenevano ai Zuni. Il
fuorilegge divenne sovrano. E sotto il dominio di Shoshan, chi governava
divenne fuorilegge. Ciò a cui
assistiamo qui è un esempio, applicabile universalmente, di modifica dei
valori su cui poggia una società. La
configurazione di valori che condannò Shoshan come stregone, era un tipo di
bene, che Pirsig chiama 'bene statico.' Questa configurazione è la
struttura essenziale della società stessa, ciò che la definisce. Secondo
questo senso statico, Shoshan era chiaramente il male che si oppone alle
autorità ufficiali della sua tribù. Se ognuno si fosse comportato in quel
modo, l'intera cultura, che si era evoluta per millenni, sarebbe precipitata
nel caos. Tuttavia, di
fianco a questo bene statico, c'è un bene dinamico. Se qualcuno gli
avesse chiesto quali principi etici lo ispiravano, probabilmente non avrebbe
saputo rispondere; stava semplicemente seguendo un vago senso di meglio.
Non era né un egoista né un disadattato. Era parte integrante della
cultura Zuni. Era il catalizzatore che aiutò la tribù a evolvere e a
sviluppare relazioni con i bianchi dominatori. Relazioni che assicurarono
rapporti diplomatici, e di conseguenza il diritto legale per la tribù sui
propri territori. L'approccio isolazionista avrebbe portato ad un conflitto
aperto che i Zuni avrebbero sicuramente perso. Quando
A.N. Whitehead scrisse "l'umanità è spinta in avanti da una vaga
comprensione di cose troppo oscure per il linguaggio del proprio tempo",
parlava della Qualità Dinamica, che esiste nel momento preintellettuale
della realtà ed è fonte di tutte le cose. Libertà di parola, di stampa,
di associazione sono principi che nella giurisprudenza occidentale servono
essenzialmente a proteggere l'operato della Qualità Dinamica quale forza di
cambiamento in seno alla società. Questo
processo secondo cui la qualità dinamica trasforma la qualità statica è
continuo nella società moderna. Negli anni '60 gli ambientalisti
attaccavano lo Stato chiedendo leggi a protezione dell'ambiente, un'idea
nuova per l'epoca. Era la Qualità Dinamica all'opera. E oggi, se uno
di questi hippy, invecchiato, se ne andasse a sciacquare la scodella del
latte in un ruscello, lo stato lo punirebbe. Questo perché la Qualità
Dinamica di trent'anni fa è diventata parte integrante della qualità
statica di oggi. Dunque la qualità statica nasce come conseguenza della
qualità dinamica. La qualità
statica non è in grado di creare nulla di nuovo, ma la vita non può
esistere basandosi sulla sola qualità dinamica. Le configurazioni di qualità
statica sono morte se sono totalizzanti, se chiedono cieca obbedienza e
impediscono ogni cambiamento dinamico. Ma sono proprio le configurazioni
statiche che forniscono la necessaria forza stabilizzatrice che impediscono
al progresso dinamico di trasformarsi in degenerazione. Sebbene sia
la Qualità Dinamica, la qualità della libertà, a creare il mondo in cui
viviamo, è la qualità statica, la qualità dell'ordine, a preservarlo.
Nessuna delle due può perdurare senza l'altra. E così la
qualità statica e la qualità dinamica sono permanentemente impegnate in un
processo evolutivo all'interno del quale la qualità dinamica può
sovvertire ogni cosa, mentre le configurazioni sociali statiche possono
rifiutare l'idea, o racchiuderla al proprio interno e renderla parte dello
stesso schema statico (come nell'esempio dell'ambientalista sopra). Pirsig
definisce aggancio statico questo processo nel quale il
dinamico diviene statico. La
Qualità Dinamica E'
essenzialmente l'essenza indefinibile della qualità di cui abbiamo parlato
fin qui, ovvero il bene, la ragione, Dio, la razionalità, il verbo, il
diritto naturale. Dal punto di vista sociologico, si manifesta nella società
quando un nuovo concetto, un'idea, diviene una questione effettiva
all'interno della società. La
Qualità Statica Dal punto di vista sociale, è fatta di usi e costumi comunemente accettati e di configurazioni di valori nello status quo sociale. Le configurazioni inorganiche, biologiche, sociali ed intellettuali saranno qui di seguito discussi come configurazioni statiche.
Le Quattro Divisioni Della Qualità Statica Sono:
Questi
quattro termini racchiudono tutta la realtà come noi la conosciamo, anche i
nostri sogni. Nulla resta fuori, a parte ovviamente la qualità dinamica,
che è indefinibile, il taglio preintellettuale dell'esperienza. Questa
suddivisione non è di per sé molto originale, mentre lo è
l'interpretazione che la MOQ ne dà.
L'Indipendenza
dei Quattro Livelli Un'ottima
analogia per l'indipendenza di questi quattro livelli statici è quella di
un romanzo salvato nella memoria di un computer. Si può impiegare tutta
l'eternità a studiare all'oscilloscopio le configurazioni elettriche
di quel computer senza mai trovare il romanzo. Ciò che rende questo fatto
così significativo per la Metafisica della Qualità è la sua evidente
similitudine con le relazioni che intercorrono fra i diversi livelli delle
configurazioni di qualità statica. Certamente
il romanzo non può esistere nel computer senza una corrispondente
configurazione di tensione elettrica che ne costituisca il supporto.
Ma ciò non significa che il romanzo sia una espressione o una proprietà
della tensione elettrica. Non è nemmeno necessario che esista in circuiti
elettronici. Può anche stare confinato in forma magnetica su di un floppy,
o su di un nastro, o su schede perforate, ma ancora non è composto, o
posseduto, da campi magnetici. Può stare su di un blocco per gli appunti,
ma non è composto, o posseduto, dalla carta e dall'inchiostro. Può
anche stare nel cervello di un programmatore, ma ancora non è composto, o
posseduto, da questa materia cerebrale. Lo stesso programma può essere
lanciato su una infinita varietà di computer. Un programma può anche
modificare se stesso mentre gira. Può accendere un altro computer,
trasferirsi su di esso e spegnere il primo da cui proviene, cancellando ogni
traccia del suo passaggio: processo simile alla riproduzione biologica. Provare a
spiegare gli schemi morali sociali nei termini della fisica, è come
spiegare la trama di un romanzo scritto al computer nei termini
dell'elettronica. Non si può. Puoi capire come i circuiti rendano possibile
il romanzo, ma da quei circuiti non si ricava la trama del romanzo. Il
romanzo è una configurazione tutta sua. In modo analogo le
configurazioni della vita biologica e le molecole della chimica organica
hanno un linguaggio d’interfaccia alla macchina
chiamato DNA, ma ciò non significa che gli atomi di carbonio, idrogeno ed
ossigeno possiedano o guidino la vita. E nemmeno un singolo cittadino
possiede le configurazioni che formano una nazione. E nemmeno un atomo
possiede le configurazioni che formano un motore a combustione interna. Una
attività primaria di ogni livello evolutivo sembra quella di offrire libertà
ai livelli sottostanti. Ma quando i livelli superiori diventano più
complessi, iniziano a perseguire obiettivi per proprio conto. Una volta
che sia compresa questa natura indipendente per livelli che hanno le
configurazioni statiche, si risolvono una serie di enigmi. Il primo è
l'enigma stesso del valore. In una metafisica soggetto/oggetto, valore è
sempre stato il termine più vago ed ambiguo. Che cos'è? Quando si dice che
il mondo è composto soltanto da valore, di cosa si parla? Pirsig penò
che dipendesse dal fatto che nessuno mai aveva tirato fuori l'idea che il
mondo sia in primo luogo valore. E' una parola troppo vaga. Il valore
che tiene insieme le molecole che compongono un bicchier d'acqua ed il
valore che tiene insieme una nazione non sono ovviamente la stessa cosa.
Dunque affermare che il mondo è nient'altro che valore fa confusione e non
chiarisce nulla. (Ma va qui notato che tutte le religioni attribuiscono a
Dio, il valore, la proprietà di essere ovunque e parte del tutto). Ora questa
indeterminatezza viene superata mettendo in ordine i valori secondo i
livelli evolutivi. Il valore che tiene insieme un bicchier d'acqua è una configurazione
di valori inorganici. Il valore che tiene insieme una nazione
è una configurazione di valori sociali. Sono valori
completamente diversi fra loro perché si trovano a diversi livelli
evolutivi. E sono del tutto diversi dalle configurazioni di valori
biologici che fanno sì che anche il più scettico dei filosofi
scenda da una stufa bollente. Queste configurazioni non hanno nulla in
comune eccetto il processo evolutivo storico che li ha creati, Ma quel
processo è un processo di evoluzione di valori. Dunque il termine configurazione
statica di valori vale per tutti. Per spiegare
l'efficacia e i mutamenti di prospettiva che questa teoria provoca, è
opportuno discutere i dilemmi: libero arbitrio/determinismo e
mente/materia.
Mente
e Materia Se il mondo
consiste soltanto di configurazioni materiali e di configurazioni
mentali, qual è la relazione fra essi? Dopo aver letto centinaia di volumi
di filosofia che trattano questo argomento, se ne può concludere che
nessuno lo sa, o almeno che nessuno sa bene come convincere gli altri. C'è
la scuola materialista che afferma che la realtà è tutta fatta di materia,
la quale crea la mente. C'è la scuola idealista che dice che tutto è
mente, la quale crea la materia. C'è la scuola positivista che afferma che
la discussione potrebbe andare avanti per l'eternità, e respinge
l'argomento. La falla sta
nel nella metafisica soggetto/oggetto stessa. Una metafisica
soggetto/oggetto convenzionale usa gli stessi quattro schemi statici della
MoQ e li divide in due gruppi di due: schemi inorganici/biologici che chiama
materia, e schemi sociali/intellettuali che chiama mente. Ma è questa
divisione la fonte del problema. Quando una metafisica soggetto/oggetto
considera la materia e la mente due entità eternamente separate ed
eternamente diverse fra loro, crea un ornitorinco mostruoso. E' costretta
a prendere questa decisione fatale poiché pone in cima alla sua struttura
soggetti ed oggetti. Tutto deve essere soggetto o oggetto, sostanza o
non-sostanza, perché quella è la fondamentale divisione dell'universo. Gli
schemi inorganici/biologici sono fatti di sostanza e perciò sono oggettivi,
mentre gli schemi sociali/intellettuali non hanno sostanza e perciò
sono soggettivi. Quindi, una volta operata questa fondamentale
divisione basata sulla sostanza, la metafisica convenzionale si
chiede: ”Quale relazione fra mente e materia, fra soggetto ed oggetto?” E per tutta
risposta ti fabbrica quest'altro ornitorinco che è l'uomo. L'Uomo ha un
corpo (dunque non è in se stesso corpo) ed ha anche una mente (e dunque non
è in se stesso mente) Ma se ci si domanda che cosa sia allora questo uomo
(che non è un corpo e nemmeno una mente), ci si ritrova con le mani vuote.
Infatti, a prescindere dagli schemi che lo costituiscono, l'uomo non esiste.
L'uomo è i suoi schemi. Questo
fantomatico uomo ha molti sinonimi: l'umanità, la gente, il pubblico, e
perfino dei pronomi: io, lui, loro. La nostra lingua si è così saldamente
strutturata intorno a queste parole, così comode da usare, che è
impossibile liberarsene. Del resto, non è nemmeno necessario. Si può
benissimo continuare ad usarle come si può continuare ad usare sostanza, a
patto di ricordarsi che sono, appunto, nomi per designare un insieme di
configurazioni e non già realtà primarie, autonome. "Nella
Metafisica della Qualità, che pone al centro il valore, i quattro gruppi di
schemi statici non sono separati nei due compartimenti stagni di mente e
materia. La materia è solo un nome per designare certe configurazioni di
valore di tipo inorganico. Le configurazioni biologiche, quelle sociali e
quelle intellettuali poggiano, sì, sulle configurazioni della materia, ma
ne sono indipendenti. Hanno regole e leggi proprie, non derivabili dalle
regole e dalle leggi della sostanza. Questo modo di pensare può sembrare
insolito, ma basta riflettere un attimo per stupirsi, semmai, di non averlo
adottato prima. Non è certo molto più plausibile pensare che un atomo
possegga nella sua struttura abbastanza informazioni per costruire la città
di New York. Le configurazioni biologiche, sociali ed intellettuali non sono
proprietà della sostanza. Le leggi che le creano e le distruggono non sono
le leggi degli elettroni, dei protoni e delle altre particelle elementari.
Le forze che creano e distruggono queste configurazioni sono le forze del
valore. La
conclusione della Metafisica della Qualità è dunque che sul problema
mente/materia tutte le scuole filosofiche sono nel giusto. Le configurazioni
statiche inorganiche contengono la mente. E le configurazioni statiche
intellettuali contengono la materia. Mente e materia sono livelli evolutivi
totalmente separati ed autonomi di schemi di valore statici; perciò l'una
può contenere l'altra senza che vi sia contraddizione. L'antinomia
tra mente e materia è solo apparente e dipende dal fatto che non si è
tenuto conto degli anelli di congiunzione tra i due livelli Mancano due
termini: biologia e società. Le configurazioni della mente non spuntano
fuori dalla natura inorganica. Nascono dalla società, che nasce dalla
biologia, che nasce dalla natura inorganica".
(Pirsig, Lila cap. 12)
Libero
Arbitrio e Determinismo "Un
altro problema sul quale la Metafisica della Qualità fa luce riguarda la
secolare controversia su libero arbitrio o determinismo. Il determinismo è
la dottrina filosofica secondo la quale l'uomo, al pari degli altri oggetti
dell'universo, segue senza eccezioni le rigide leggi della scienza. La
dottrina del libero arbitrio sostiene invece che l'uomo compie scelte
autonome rispetto agli atomi del suo corpo. La
battaglia è stata lunga e accanita perché l'abbandono della propria
posizione avrebbe in entrambi i casi conseguenze logiche devastanti. In una
metafisica soggetto/oggetto, se si rinuncia all'idea di libero arbitrio
sembrerebbe di dover rinunciare anche alla possibilità di un'etica: se
l'uomo è sottoposto alle leggi della causalità proprie della sostanza,
allora non è possibile una vera scelta tra bene e male. D'altro
canto, per i deterministi, rinunciare alla propria posizione sarebbe come
negare la verità della scienza. Il determinismo è l'inevitabile corollario
di una metafisica scientifica tradizionale ossia sostanzialistica. Infatti,
se tutte le cose sono comprese nella classe “sostanza e sue proprietà”,
e se la classe “sostanza e sue proprietà” è compresa nella classe
“cose che seguono sempre le leggi”, e se la gente è compresa nella
classe “tutte le cose”, allora l'unica conclusione logica possibile è
che gli uomini seguono sempre le leggi della sostanza. Certo, a
guardarli non si direbbe, ma per il pensiero deterministico questa è
soltanto una delle molte illusioni che la scienza non si stanca mai di
denunciare. Tutte le scienze sociali, antropologia compresa, si fondano
sull'incrollabile certezza metafisica che il comportamento umano sia
sottoposto alle leggi fisiche della causalità. Le leggi morali, ammesso che
sia lecito postularne l'esistenza, sono semplicemente convenzioni sociali e
niente hanno a che vedere con la reale natura dell'universo. La persona
“morale”, insomma, è quella che si comporta in modo convenzionale, che
“riga dritto”, che “fa la brava”: tutto qui. Nella
Metafisica della Qualità il dilemma non si pone nemmeno. Nella misura in
cui è condizionata da schemi statici, la nostra condotta è determinata.
Mentre, nella misura in cui seguiamo la Qualità Dinamica, che è
indefinibile, la nostra condotta è libera. Ma
sull'etica la Metafisica della Qualità ha molte altre cose da dire. In
primo luogo dice che, se i giudizi morali sono essenzialmente proposizioni
sul valore, e se il valore è ciò che fonda il mondo, allora il mondo è
fondato su giudizi morali. Dice che
schemi di valore statici e giudizio morale coincidono, anche al livello più
elementare dell'universo. Le cosiddette leggi della natura sono leggi
morali. Naturalmente sembra strano, sulle prime, e inutilmente complicato
dire che l'idrogeno e l'ossigeno si combinano a formare acqua perché questo
è un atto morale. Ma è di fatto analogo a dire che si combinano perché
obbediscono alle leggi della natura. Se obbediscono a delle leggi allora si
comportano per certi versi moralmente, sebbene in maniera inconsapevole,
semplice e fisica. La
differenza fra le due formulazioni è di ordine filosofico, non scientifico.
Che un elettrone abbia un certo comportamento perché deve o perché vuole
non influisce minimamente sul suo comportamento rilevato scientificamente,
sul dato". (Pirsig,
Lila cap. 12) Insomma
l'idea di Pirsig è che tutto, non solo la vita ma tutto, è attività
etica. E' questo e nient'altro. Quando le configurazioni inorganiche della
realtà creano la vita, la Metafisica della Qualità postula che ciò
avviene “perché è meglio”; e che questa definizione di “ciò
che è meglio”, questa rudimentale risposta alla Qualità Dinamica,
è già un'unità etica sulla quale è possibile fondare tutto ciò che è
bene e tutto ciò che è male. La via dell'evoluzione dunque procede
secondo complessità: inorganico, biologico, sociale, intellettuale.
L'Indipendenza
nella Moralità Evolutiva Storicamente,
ogni tentativo di unificare scienza ed etica si è risolto in un disastro.
Non si può appiccicare un sistema morale su di un mucchio di materia
oggettiva amorale. La materia oggettiva amorale non lo permette, se lo
scrolla di dosso perché non sa che farsene. Ma la
Metafisica della Qualità non glielo permette. Dice infatti che per prima
cosa, tutta quella “materia oggettiva amorale” è una
moralità di basso livello. Non può scrollarsi un bel niente di dosso. Ed
in secondo luogo afferma che anche se la materia non fosse una moralità di
basso livello, non ci sarebbe alcuna necessità metafisica di dimostrare che
ciò che è morale derivi da essa. Senza dividere le configurazioni
statiche di valore in quattro sistemi, gli schemi morali convenzionali non
hanno pressoché nulla a che fare con la natura inorganica o biologica.
“Queste configurazioni morali poggiano sulla natura inorganica come i
romanzi poggiano sui computer. Sono in genere in contrasto con gli schemi
biologici, più che in loro aiuto”. Per esempio l'attività di
molte religioni e di molte leggi è la soppressione della natura biologica
della gente. Qui sta la
chiave dell'intera questione: la struttura evolutiva della Metafisica della
Qualità mostra che non esiste solo un sistema morale. Ce ne sono diversi.
Nella Metafisica della Qualità c'è la moralità della “legge di
natura”, in cui le configurazioni inorganiche trionfano sul caos; c'è
la “legge della giungla”, in cui la biologia trionfa sulle
forze inorganiche dell'inedia e della morte; c'è una moralità in cui gli
schemi sociali trionfano sulla biologia: “il diritto”; e c'è
una moralità intellettuale, che sta ancora sforzandosi nel tentativo di
controllare la società. Ognuna di questi sistemi di codici morali si
relaziona con gli altri tanto quanto un romanzo si relaziona con i dischi, i
processori o la RAM di un calcolatore elettronico. Dunque la
gerarchia essenziale è:
Configurazioni statiche della Qualità Dinamica
Cercherò
ora di mostrare come questa comprensione della natura della realtà possa
essere utilizzata per esaminare questioni etiche, questioni di diritto
naturale. “Quella
che oggi viene convenzionalmente chiamata moralità copre uno soltanto di
questi ordini: quello biologico/sociale. Nella metafisica soggetto/oggetto
il codice biologico/sociale è visto come un aspetto marginale, soggettivo,
dell’universo, privo di esistenza fisica. Invece nella Metafisica della
Qualità tutti i codici morali, più un quinto, la moralità Dinamica, hanno
realtà, anzi sono tutta la realtà. In
generale, dovendo scegliere tra due linee di condotta e a parità di
condizioni, la scelta più dinamica, vale a dire, quella che è a un livello
evolutivo superiore, è la più morale. E’ in base a questo principio che
possiamo dire, ad esempio, “Per il medico è più morale uccidere un germe
che far morire il paziente”. Germe e paziente vogliono entrambi vivere, ma
il paziente ha la priorità da un punto di vista morale perché si trova a
un livello evolutivo superiore”. (Pirsig, Lila cap. 13) La cosa in sé
sembra quanto mai ovvia. Meno ovvio è il fatto che, in una Metafisica della
Qualità, è assolutamente, scientificamente morale che un dottore
preferisca il paziente. Non è una arbitraria convenzione sociale, che si
possa applicare ad alcuni dottori e ad altri no, o soltanto in certe
culture. E’ vero per tutte per ogni persona in ogni tempo, ora e per
sempre, (una definizione quasi perfetta di cosa sia il diritto naturale),
una configurazione morale della realtà non meno reale della formula H2O.
Finalmente possiamo affrontare la morale in modo razionale. Ora possiamo
dedurre codici basati sull’evoluzione in grado di analizzare dilemmi
morali con una precisione che in passato non era possibile. Nel conflitto
morale evolutivo fra il germe ed il paziente, lo scarto evolutivo è ovvio,
ed se ne trae come risultato che ovvia è la morale di tale situazione. Ma
quando gli schemi statici in conflitto sono più vicini, l’operare della
forza morale diventa meno ovvio. Il prossimo capitolo affronta alcuni di
questi casi. Valuterò questioni di diritto naturale utilizzando lo
strumento della MoQ.
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Capitolo IVLa MoQ applicata al Diritto NaturaleIl fatto che
questa teoria possa essere applicata direttamente a dilemmi legali
rappresenta una differenza fondamentale fra la MoQ ed altre teorie del
diritto naturale. In questo capitolo, cercherò di giustificare le basi
teoretiche discusse in precedenza, mostrando le conseguenze pratiche della
MoQ. La Guerra
e la Pena di Morte E’
scientificamente morale che una società uccida un essere umano? E’ una
questione morale importante, ancora oggi dibattuta nelle aule di giustizia e
legislative di tutto il mondo. Parrebbe che
una moralità evolutiva debba rispondere: sì, una società ha il diritto di
uccidere una persona con lo scopo di prevenire la propria distruzione. Un
villaggio primitivo isolato minacciato da briganti ha il diritto morale e
l’obbligo di ucciderli per autodifesa, in quanto il villaggio è una forma
evolutiva superiore. Quando gli Stati Uniti arruolarono truppe per la Guerra
Civile, tutti sapevano che sarebbero stati uccisi degli innocenti. Il Nord
avrebbe potuto concedere l’indipendenza agli stati schiavisti, e salvare
centinaia di migliaia di vite umane. Ma una moralità evolutiva afferma che
il Nord era nel giusto ad intraprendere quella guerra perché una nazione è
una forma evolutiva superiore ad un corpo umano, ed il principio
dell’uguaglianza fra gli uomini è ancora superiore ad una nazione. Quando una
società non è minacciata, come nel caso dell’esecuzione capitale di un
criminale, il caso diviene più complesso. In caso di alto tradimento, di
insurrezione, o di guerra, la minaccia di un individuo contro una società
può essere reale. Ma se una
struttura sociale solida non è seriamente minacciata da un criminale,
allora una moralità evolutiva dovrebbe affermare che non esiste
giustificazione morale nell’ucciderlo, e ciò che rende immorale la sua
uccisione è che un criminale non è soltanto un organismo biologico. E non
è nemmeno soltanto un membro imperfetto di una società. Ogni volta che
viene ucciso un essere umano si uccide anche una fonte di pensieri. Un
essere umano è una raccolta di idee, e queste idee hanno la precedenza nei
confronti di una società. Le idee sono configurazioni intellettuali. Sono
ad un livello evolutivo più alto delle configurazioni sociali. Nella stessa
misura in cui è più morale che un medico uccida un germe invece di un
paziente, è dunque più morale che un’idea uccida una società, che non
il contrario. Ed oltre a
ciò c’è una ragione ancor più convincente: le società ed i pensieri e
gli stessi principi non sono altro che sistemi di configurazioni statiche.
Queste configurazioni non possono percepire o adeguarsi alla Qualità
Dinamica, né scegliere di adeguarvisi. Questo lo può fare soltanto una
creatura vivente. L’obiezione più forte alla pena capitale è che essa
indebolisce il potenziale dinamico di una società, la sua capacità di
cambiare, di evolversi. Le persone perbene sembrano tali soltanto perché si
conformano agli schemi sociali della loro epoca. Sono i cattivi, quelli che
sembreranno buoni a distanza di centinaia d’anni, la vera forza dinamica
dell’evoluzione sociale. Questa era la lezione morale del brujo di Zuni.
Un esempio
contemporaneo è quello di Gerry Adams: se fosse stato ucciso per il suo
ruolo di comandante dell’esercito terroristico dell’IRA, oggi non
sarebbe un volto familiare televisivo, ospite della Casa Bianca, sostenitore
di una soluzione non violenta. Il fatto che
non sia stato ucciso ha dato di più ad entrambe le fazioni, rispetto alla
creazione di un martire ed alla rimozione del suo contributo intellettuale a
risolvere la situazione. Ecco dunque un altro esempio dei benefici di una
moralità in grado di preservare tutti gli aspetti dinamici presenti in una
società. L’Aborto Un’altra
questione oggi molto dibattuta, nel nostro paese come in tutto il mondo. La
MoQ affermerebbe che le configurazioni sociali ed intellettuali sono ad un
livello più alto di quelle degli organismi biologici. Dunque sarebbe morale
per un individuo, o per una struttura sociale, prevenire la nascita di una
vita umana fin quando si trovi allo stato di
materia organica (cioè cellule pre-fetali). Tuttavia sarebbe
immorale per un individuo o per una società uccidere un essere umano che si
sta sviluppando nel momento in cui ha raggiunto lo stato di senziente, o di
cosciente, poiché anche un intelletto allo stato embrionale fa sì che un
feto non sia un essere semplicemente organico. La MoQ lascerebbe alla
scienza il compito di dedurre il momento in cui l’autocoscienza si
sviluppa in un feto. I giudici nel caso Roe contro Wade hanno semplicemente
sentenziato che sembra giusto permettere l’aborto ad uno stato iniziale
dello sviluppo fetale, ma non è possibile per via razionale dire perché.
Questo sistema ne è invece in grado. In una
situazione ancor più complessa, una ragazza che sia vittima di uno stupro,
ha un diritto ancora superiore di abortire, secondo la MoQ. Ciò deriva dal
fatto che il feto è qui il risultato diretto di una azione puramente
biologica (lo stupro). Essendo il livello biologico inferiore al livello
sociale, è immorale che il livello sociale si lasci vincere da quello
biologico, soprattutto se, almeno fisicamente, è possibile restituire alla
ragazza la condizione in cui essa si trovava prima di quell’atto
biologico. Ciò
nondimeno, se il feto in questione arrivasse a sviluppare una propria
coscienza, l’aborto sarebbe immorale, in quanto il feto sarebbe parte del
livello intellettuale, ovvero una forma evolutiva più alta della società.
A questo punto il feto diviene protetto dall’ideale intellettuale
conosciuto come diritto alla vita. La
Bestemmia Se si
considerano i codici religiosi come parte di un più ampio ordine di
argomentazioni intellettuali, (come proposto nel Capitolo 1), sarebbe
immorale che essi venissero distrutti da forze biologiche o sociali.
E’ dunque moralmente sbagliato che un piccolo molestatore
(spinto da basse configurazioni di valori biologici) attacchi i
codici religiosi che proibiscono il suo peccato. Allo stesso modo, era
moralmente sbagliato per il Nazismo (spinto da basse configurazioni di
valori sociali, se non tribali) attaccare i codici religiosi che proibivano
i crimini del Terzo Reich. Comunque, si
prenda ad esempio un sentimento direttamente antireligioso basato su
argomentazioni intellettuali, come nel caso di
Galileo, di Lutero, o forse anche di Nietzsche. Anche se
manifestamente contrari agli insegnamenti della religione, la MoQ non li
considera blasfemi, in quanto le loro affermazioni erano basate su salde
configurazioni di valori intellettuali (entrambi i punti di vista dunque
coesistono in quanto schemi intellettuali). Una affermazione intellettuale
non è immorale all’interno della MoQ, in quanto è bene che gli schemi
statici siano sfidati dinamicamente. E’ facile infatti concludere che tali
lavori contribuirono all’avanzamento ed al perfezionamento del concetto di
Deità che l’uomo occidentale possiede. E’
abbastanza facile stimare le motivazioni che stanno dietro alle azioni
blasfeme, a seconda che siano motivate biologicamente, socialmente o
intellettualmente.
La
Contraccezione E’ una
questione facilmente risolta come morale dalla MoQ, in quanto la
contraccezione è essenzialmente un metodo attraverso cui l’intelletto
guida e controlla la biologia. Essendo l’intelletto e la società livelli
più alti della biologia, è morale.
Il
Suicidio Assistito e l’Eutanasia In caso di
sindrome vegetativa permanente, l’atto della eutanasia da parte della
società (per legge) è morale in quanto è un semplice caso in cui la
società e l’intelletto dominano la biologia, in quanto un essere umano in
tale stato è essenzialmente un essere biologico. Invece, nel
caso in cui un individuo sia malato terminale e sofferente, ma mentalmente
lucido, il suicidio assistito è immorale secondo la MoQ, in quanto è
immorale che una società (per legge) causi la fine di un intelletto,
indipendentemente dal fatto che questo stia utilizzando risorse sociali
senza utilità. (Questo perché l’intelletto prevale sulla società) Ciò detto
vale a meno che non sia l’individuo stesso a decidere il suicidio. Poiché
è questo l’unico modo che l’intelletto ha per dominare le sofferenze a
cui è sottoposto dalle forze
biologiche del suo stesso corpo, questo diventa un caso morale di intelletto
che domina la biologia. (Questo perché l’intelletto prevale sulla
biologia).
Il
Furto e le Tasse E’ morale
che una società imponga tasse sulle risorse materiali degli individui che
la compongono con lo scopo della sua propria sopravvivenza, in quanto la
società è una forma superiore all’individuo. Corrisponde a ciò che è
immorale che un individuo derubi lo stato per scopi personali, a meno che i
suoi propositi non siano chiaramente di un ordine intellettuale superiore di
quelli della società (ad esempio, un idealista che deruba il Terzo Reich
sulla base del diritto alla vita, in quanto una idea è superiore ad una
società). E’ inoltre
immorale che gli individui si derubino fra di loro nel momento in cui
l’ideale intellettuale della proprietà privata sia essenziale alla società.
Non perché la MoQ ritenga il diritto alla proprietà privata un bene in sé,
ma perché tale comportamento consiste essenzialmente in forze biologiche
(l’ingordigia) che attaccano gli schemi di valore sociale (la società
prevale sulla biologia). Comunque la
MoQ ritiene che è morale che un individuo derubi la società per
sopravvivere (ad esempio rubando cibo), dal momento che tale azione mantiene
in vita l’intelletto, che è superiore alla società. Fa eccezione il caso
in cui la società non sia in grado di sostenere tale furto. Vale a dire: se
la società collassasse a seguito del furto, sarebbe più opportuno che
morisse l’individuo, piuttosto che la società. (ad esempio se un
individuo armato tentasse di rubare tutte le riserve auree di una nazione
per utilizzare tutto quell’oro per pagare una operazione chirurgica che
gli serve a sopravvivere!). Libertà
di Parola, Associazione, di Movimento Molte società
non hanno consentito queste libertà, asserendo che la società è una forma
evolutiva superiore all’individuo, il che è vero. Di conseguenza tali
società autoritarie dicono che la gente non dovrebbe andare in giro a
danneggiare lo stato asserendo cose contrarie ai suoi propositi. Ma le
azioni dell’individuo nella MoQ sono da dividere in quelle di natura
biologica e quelle di natura intellettuale. Quelle di natura biologica sono
inferiori alla società, che le deve sopprimere. (ad esempio l’incitamento
alla lotta, al furto, all’omicidio). Invece si
dovrebbe permettere alle azioni individuali di natura intellettuale o
idealista di agire contro la volontà della società, secondo la MoQ, in
quanto tali azioni sono per natura ad un livello più alto della società
(l’intelletto prevale sulla società). Dunque, come già discusso nel
capitolo 1, la MoQ dà una risposta razionale al diritto di parola. Uguaglianza
ed Azione Positiva L’azione
positiva è essenzialmente un adattamento
artificiale degli schemi sociali esistenti, per mezzo
dell’intelletto, con lo scopo idealistico dell’uguaglianza. Dunque è un
caso di intelletto che domina schemi sociali, ed è morale il suo buon
esito. “Ma l’azione positiva razziale degli Stati Uniti non sembra
essere corretta nella sua presunzione che “uguaglianza” sia sinonimo di
“uniformità”, ignorando con ciò il fatto scientifico, sociale e
storico che alcune razze abbiano in media alcune abilità geneticamente
differenti da altre, e di conseguenza sono più adatte ad alcuni tipi di
impiego”. (Kingsley Introduzione alla Psicologia 1979 :132) Le recenti
accuse di razzismo istituzionalizzato rivolte
alle forze di polizia britanniche sono state una reazione al fatto
che le forze di polizia sono meglio equipaggiate a combattere il crimine nei
quartieri “neri” (in quanto fra i neri la frequenza dei crimini è 10
volte superiore). Tuttavia la polizia sta semplicemente reagendo verso un
ben identificabile schema biologico del crimine, il che è morale in quanto
la società deve dominare la biologia. Dunque questo è morale, a meno che
la polizia non cerchi di incolpare dei neri innocenti sulla base di un dato
statistico. Questo sarebbe immorale in quanto caso di schema sociale che
contravviene all’ideale intellettuale di libertà ed uguaglianza. Il razzismo
è poi ancor più immorale poiché deriva da un bisogno tribale degli
individui biologici (la mentalità “Noi Contro Gli Altri”) di
sovvertire il diritto di libertà, di uguaglianza, e di integrità della
persona, ovvero siamo in presenza di uno schema biologico che attacca schemi
di valore intellettuale. L’investimento
di risorse sociali in cultura e scienza Si sente
spesso la gente dire “Coi soldi di quel teatro ci si poteva costruire un
ospedale”, oppure, “Cosa andiamo a fare su Marte quando c’è la fame
in Africa”. A dispetto della forza emotiva di tali argomentazioni, la
maggioranza della gente sembra percepire che ci sia una qualche qualità
etica, ma si sbaglia. La MoQ razionalizza tali sentimenti.
Il progresso
tecnologico, scientifico e
culturale è essenzialmente il disegno più alto della nostra specie. Se non
si perseguono questi ideali, tutta la nostra umanità è perduta. La pura
sopravvivenza è uno stato inadeguato per la nostra specie. Ad esempio, i
viaggi spaziali costituiscono il limite del nostro progresso. La MoQ dice
che è morale che le società e gli individui (in senso biologico) siano in
un certo qual modo lasciati in
secondo piano in favore di questi ideali, in quanto l’umanità stessa è
una forma più alta di evoluzione rispetto alle società, le nazioni o gli
individui che la costituiscono. Dunque,
senza mezzi termini è giusto sacrificare (o passivamente non salvare)
milioni di vite per questi ideali? Il fatto è che in ultima analisi gli
investimenti in scienza e tecnologia salvano persone. Senza di questi non vi
sarebbero medicine, comunicazione, trasporti, cose che oggi salvano tante
vite. A lungo andare, più di quanti se ne sarebbero salvati se tutti quei
soldi spesi in queste discipline fossero stati spesi in cibo. Se fosse
successo questo, oggi saremmo ancora lì a morire di raffreddore. Quanto alla
cultura, senza investimenti in essa la qualità della vita decadrebbe e la
società diverrebbe stagnante e insoddisfatta, senza significati, e
diverrebbe una società impoverita e non funzionante. Si potrebbe affermare
che la negazione della cultura umana negherebbe la ragione per cui vivere.
Il miglior esempio storico di ciò che accade quando una società perde la
cultura e la religione sono i paesi post-comunisti. La mancanza di cultura
ha ripercussioni materiali. Dunque la
legge non deve misurare la felicità umana in termini materiali, come
Bentham e la scuola positivista avrebbe fatto. Le configurazioni di valore
intellettuali sono reali ed hanno reali ripercussioni materiali. La MoQ lo
dimostra. Ne deriva che la scuola positivista del materialismo va
considerata sbagliata nelle sue premesse. Queste
soluzioni possono sembrare fin troppo banali e semplici, ma sono dedotte da
un sistema di pensiero del tutto razionale. Comunque Pirsig dice, “Questo
è segno di una teoria di alta qualità. Non risponde ai dilemmi con
complicati giri di parole. Li fa dissolvere, a tal punto che viene da
chiedersi perché mai ce li siamo posti”.
Sono
arrivato a tali conclusioni utilizzando la struttura di valori razionale
evoluzionistica che è la Metafisica della Qualità. Il fatto molti
risultati appaiano in accordo con le convinzioni morali comunemente
accettate mostra in concreto che tale sistema va di pari passo con la
coscienza umana. O, meglio, che la coscienza umana è capace, anche senza
una analisi razionale, di sentire ciò che è giusto per l’uomo nel suo
processo evolutivo. Ciò che
rende questo metodo così applicabile al diritto naturale è che aiuta a
chiarire i dubbi e a rimuovere lo stallo delle opposte opinioni. Oggi tali
dubbi sono stati risolti da interpretazioni giuridiche soggettive e da leggi
(il che riflette la visione soggettiva della cultura dei nostri tempi).
Tutte le discussioni su tali questioni sono state basate su di opinioni, in
modo non razionale. La grande
forza di questo sistema è che i risultati che ho riportato non sono
opinioni personali, ma conclusioni necessarie. Ciò si dimostra
particolarmente vero in relazione all’aborto, su cui io personalmente
nutro diversi dubbi. Ma, grazie alla struttura della MoQ, sono stato
condotto a dedurre che l’aborto è morale fin quando il feto sia puramente
biologico (vedi sopra). La cosa mi
ha sorpreso, e dimostra la
forza di questa teoria nel rimuovere il pensiero puramente emotivo o
dogmatico dalle questioni etiche. Potrei continuare all’infinito ad
applicare questa teoria a questioni legali, ma per motivi di spazio mi
limito agli esempi già dati. Conclusione Lo scopo dei
capitoli 2, 3 e 4 è stato descrivere le basi e l’architettura della MoQ,
e di applicarla in modo convincente agli attuali dilemmi legali. Spero di
aver avuto in questo un certo successo, o almeno di aver presentato un
pensiero capace di suscitare idee basate su solide fondamenta. Il prossimo
capitolo prosegue con l’analisi della teoria fin qui descritta in
relazione alla moderna teoria del diritto naturale.
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Capitolo VLa teoria del diritto naturale diviene chiaraFin qui ho
descritto: il bisogno di una teoria come questa, nel quadro della
giurisprudenza dei secoli recenti; l’idea e la sua struttura; e nel
capitolo precedente l’ho applicata a questioni di diritto naturale. Resta
da discutere come questa idea si relazioni con le tendenze attualmente
dominanti nel campo della teoria del diritto naturale. Discuterò ora:
1. IL DILEMMA DI KANT E HUME Kant e Hume
rappresentano i due punti di vista tradizionalmente opposti in
giurisprudenza. Entrambi provengono da premesse del tutto opposte. La MoQ
dimostra la complementarietà delle loro posizioni. Premesse
fondamentali David Hume
parte da una posizione realmente empirica, e ritiene che l’esperienza
soggettiva sia l’unico mezzo della ragione, affermando “la ragione
è e deve essere schiava delle passioni” e aggiungendo che siamo
veramente all’interno di “ una natura
che ci guida, che opera… non attraverso la ragione ma per mezzo dei
sensi … è pura esperienza … che ci dà la possibilità di inferire
l’esistenza di un oggetto da quella di un altro” (Hume,
Inchieste sulla comprensione umana [1777] 1975:164-5). Dunque, Hume
è un soggettivista. Immanuel
Kant afferma che “...tutta la conoscenza razionale o è materiale e si
riferisce ad un qualche oggetto, o formale e si riferisce alla [ragione
stessa]”. (Kant, Le basi della Metafisica della Morale, 1964:
53) Afferma inoltre che “la ragione non lavora in modo
istintivo ma richiede costante impegno per un graduale progresso “ (Kant,
citato da Williams 1983:13). Kant è un oggettivista. La MoQ
chiarisce questa contrapposizione fra le due premesse fondamentali
attraverso la propria dimostrazione che questi due pensatori potevano
pensare che le uniche possibilità erano di essere soggettivi o oggettivi.
Ciò era certamente vero all’interno di una metafisica soggetto/oggetto.
Ma la MoQ dimostra la complementarità delle posizioni oggettiva e
soggettiva, in quanto entrambe sono il risultato della stessa Qualità come
discusso nel capitolo 3.
Concetti
di Diritto Naturale Per quanto
concerne le loro idee sul diritto naturale, questi due pensatori di nuovo
appaiono in forte contrasto. Hume, il tradizionalista, asserisce: “le
regole della giustizia, le regole dell’ordine legale, sono il risultato di
processi storici, di tradizioni, di esperienze, e noi dovremmo esitare prima
di apportarvi modificazioni di rilievo soltanto perché così suscitiamo
qualche interessante argomentazione logica” (Hume, citato da
Morrisson ). Questa affermazione tradizionalista sembra
corrispondere esattamente a
ciò che Pirsig indica come Qualità Statica, come discusso nel capitolo 3. Kant
riteneva che l’uomo moderno non dovrebbe essere “allevato ed
istruito da conoscenze bell’e
pronte; piuttosto, dovrebbe trarre il suo prodotto dale sue stesse
risorse… tutto intuito ed intelligenza: di ciò tutta la sua opera
dovrebbe essere composta”. Questa è un’ottima definizione di ciò
che Pirsig chiama Qualità Dinamica. Nella MoQ è
fondamentale il processo evolutivo di configurazioni statiche e dinamiche
che sono fra loro correlate e che portano con sé il progresso. Sia Kant che
Hume sono corretti, solo che entrambi non riescono a vedere la loro
reciproca complementarità. Senza
uno scatto dinamico gli schemi statici non sarebbero nemmeno venuti alla
luce, e senza gli schemi statici il dinamico non può sopravvivere, perché
ricadrebbe nel caos. Quindi non esiste alcun dilemma, in quanto non l’uno
non esclude l’altro. E’ più corretto sceglierli entrambi (si veda il
Capitolo 3). Ovviamente
c’è molta più complessità nelle posizioni di Kant e Hume, e non è
questa la sede per addentraci. E’
sufficiente considerare come la MoQ offra una interpretazione brillante
aggiungendo chiarezza. 2. LA MOQ COME OPPOSIZIONE ALLA SCUOLA DEL PENSIERO POSITIVO Morrisson
definisce Positivismo Legale un “corpo di approcci collegati fra loro
che hanno dominato la giurisprudenza occidentale negli ultimi 150 anni”.
Le sue due premesse sono: "(i)
La legge è formulata dall’uomo.
(ii) La legge può
essere compresa adottando le metodiche proprie delle scienze naturali o
fisiche“. (Morrisson,
1992 Giurisprudenza: Dai Greci al periodo post-moderno) La MoQ non
ha problemi di fronte alla prima premessa di per sé, mentre la
seconda è stata oggetto di totale confutazione in questo saggio. La MoQ
ritiene fondamentalmente sbagliato e perfino assurdo applicare al diritto
una metafisica soggetto/oggetto. E’ incoraggiante notare il rifiuto che la
MoQ fa del positivismo, che appare una metodica disastrosa, un vero e
proprio vicolo cieco per il diritto naturale. Il teorico
tedesco Gustav Radbruch crede che sia stata la giurisprudenza del diritto
positivo ad aver consentito che la sventura del regime nazista divenisse
accettabile in Germania. In termini di diritto positivo, la giustizia è ciò
che la legge ha scritto, mentre non ha alcuna rilevanza ciò che sia
considerato giusto o sbagliato in coscienza. Il positivista americano John
R. Roth ha detto “Se il nazismo avesse vinto, una autorità chiamata a
fare giustizia avrebbe dichiarato che l’Olocausto non aveva infranto
alcuna legge naturale, e che nessun crimine contro Dio o l’umanità era
stato commesso” (citato
da Morrisson). Ciò implicherebbe che il diritto naturale di fatto
non sarebbe altro che una affermazione dei principi legali esistenti. La MoQ
non giunge a questa
conclusione. Il
processo di Norimberga inventò l’accusa di “crimine contro
l’umanità”, a dispetto delle tesi secondo cui tale accusa non è
legittimata dal diritto positivo. Come potremmo affidarci ad un concetto di
legge che può allontanarsi dai sentimenti umani più profondi? Il processo
di Norimberga ha suscitato una specie di resurrezione del diritto naturale,
contro il positivismo. Una tendenza che è proseguita fino ai nostri giorni,
e che è in evidenza nelle leggi internazionali, in particolare nella Carta
dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, e dal punto di vista legale, nel
movimento degli Studi di Critica Legale.
Il
movimento CLS Abbiamo già
visto che il periodo post-moderno è per definizione una realizzazione che i
metodi di analisi razionale sono “radicalmente errati”
nella loro capacità di “produrre una piena consapevolezza
della realtà sociale”. (Morrisson, Giurisprudenza: dai Greci
al periodo post-moderno 1997: 13) Il movimento degli Studi di
Critica Legale (CLS) è in breve la realizzazione legale del post-moderno. Il termine
“CLS” si riferisce ad un movimento ben definito, che può essere meglio
definito dalla direzione verso cui si muove. Come lo descrive Morrison, “Il
CLS prova a fuggire dalla gabbia della sua stessa razionalità in nome di
forme rivitalizzate della comprensione umana. Il CLS tenta di reintrodurre
forme di pensiero che non sono facilmente comprese dal moderno discorso
legale, ovvero I bisogni
dell’uomo”. (Morrisson, Giurisprudenza: dai Greci al
periodo post-moderno 1997: 475) In questo
suo tentativo il movimento CLS è fondamentalmente anti-positivista. “Il
CLS sembra avere successo quando mette in luce l’insufficienza di una
cruda posizione positivista... Il CLS chiede che si consideri la legge non
nei termini del modello liberale di un sistema di leggi positive come regole
definite, o un corpo coerente di regole e principi, ma come un processo
politico in cui le relazioni sociali sono continuamente negoziate, le
speranze umane e le idee vengono distorte e mozzate”. (Morrisson,
Giurisprudenza: dai Greci al periodo post-moderno 1997: 474) La
realizzazione di questo processo evolutivo è esattamente parallelo al
processo evolutivo statico/dinamico descritto nel capitolo 3. Solo che,
mentre il CLS attacca il positivismo sulla base dei suoi effetti e della sua
mancanza di sentimenti umani, la MoQ va ben oltre ed opera un attacco
razionale alle sue stesse fondamenta, che è la metafisica
soggetto/oggetto. Il movimento CLS sembra muoversi sulla base dei
sentimenti nella stessa direzione verso cui la MoQ ci indirizza sulla base
di argomentazioni razionali: lontano dal positivismo legale. 3. Il PROBLEMA DEL METODO DI UNGER Torno a
questo punto al problema del metodo così come identificato da Unger in La
sociologia del diritto, a cui ho fatto cenno nel Capitolo 1. Egli indica
i criteri essenziali per la validità di una nuova teoria, che sia in grado
di aiutare ad uscire dal vicolo cieco la teoria del diritto naturale. Credo
di poter dire che la MoQ sia un deciso passo avanti nella direzione di
soddisfare tali criteri. Unger
afferma che questo “problema di metodo” include quattro temi
principali, che devono essere soddisfatti da una nuova teoria che voglia
determinare un progresso. " (1)
la possibilità di una alternativa alla logica ed alla causalità, capace di
superare l’inadeguatezza del razionalismo e dello storicismo; (2)
il collegamento fra questo terzo metodo e la causalità; (3) la
connessione fra il significato di un atto per chi lo compie e per chi lo
osserva; (4) la
relazione di una teoria sistematica con l’interpretazione della storia.” (Unger
Il diritto nella società moderna 1976 : 245, mia numerazione) 1.
La MoQ è stata ben chiaramente argomentata come possibile alternativa alla
logica convenzionale (e dunque alla causalità). Comunque, con più
precisione, la MoQ è una alternativa alla metafisica che fa da supporto
alla logica convenzionale. Non
rifiuta la logica, ma semplicemente la ritiene un mezzo inefficacie per
affrontare i temi della società e dell’etica con cui il diritto si
confronta. La struttura della MoQ è una alternativa alla logica quando ci
si occupi di questioni legali e sociali, come mostrato negli esempi della
sua applicazione nel capitolo 3. Ho ampiamente argomentato che la MoQ è
capace di una migliore spiegazione del diritto e della società rispetto al
razionalismo ed allo storicismo, ed in questo senso ne “supera
l’inadeguatezza”. 2.
La MoQ si collega facilmente alla causalità. La Causalità fa parte del
pensiero logico. Il pensiero logico fa parte della MoQ. Dunque, la causalità
fa parte della MoQ (si veda la figura 2). 3.
La connessione fra il significato di un atto per chi lo esegue e per
l’osservatore è un problema difficile, ma viene risolto all’interno
della MoQ. Il problema è
essenzialmente “Perché le persone hanno differenti opinioni sul
valore?” o, con più precisione “Cos’è la Qualità?”.
Questa è la singola domanda da cui scaturisce tutta la MoQ, ed è un enorme
problema. I capitoli 2 e 3 sono essenzialmente una sinossi della risposta
che la MoQ dà a questa domanda. Nonostante
la difficoltà, la
risposta c’è, ed è a mio avviso la migliore spiegazione razionale
offerta fino ad oggi. 4. La
relazione fra la comprensione storica e la logica basata sul pensiero
sistematico è stata ampiamente affrontata, ed è risultata irrazionale.
Dimostrare l’assurdità dell’uso della metodologia propria della scienza
naturale nello sviluppo di sistemi di pensiero, e dunque dell’uso di
queste “teorie sistematiche” per affrontare questioni
etico-sociali era lo scopo principale di questo saggio. Dunque la relazione
fra lo storicismo e la teoria sistematica soggetto/oggetto è risultata
irrazionale. Tuttavia, la relazione fra la teoria sistematica della MoQ e la
comprensione storica è razionale. La MoQ è una teoria sistematica che è
un sistema di valori evolutivo. L’aspetto evolutivo di questo
sistema dipende dalla comprensione di ciò che è una forma superiore di
evoluzione. La “comprensione storica” è massima, in quanto,
dal punto di vista della MoQ, la storia è di per sé un processo evolutivo
dei quattro livelli nella direzione della Qualità Dinamica. Dunque “comprensione
storica” è sinonimo di “evoluzione” all’interno
della MoQ. Dunque la comprensione della storia non
è soltanto in relazione con la teoria sistematica della MoQ, ne è parte. In
conclusione, spero che il mio tentativo di offrire la MoQ come soluzione al
problema del metodo di Unger sia in qualche modo convincente. Credo che,
sebbene nella sua forma attuale la MoQ non possa essere soddisfacente per
tutti, almeno offra il seme di una soluzione. Poiché la MoQ stessa crede
nella evoluzione delle idee, spero che possa almeno far parte di una
evoluzione verso una più ampia e completa comprensione del diritto
naturale. Conclusione Dunque,
possiamo vedere che la MoQ offre quanto meno una prospettiva fresca alle
teorie odierne sul diritto naturale. Credo che abbia un grande potenziale
come base per la formulazione di una nuova metodologia del diritto naturale.
Spero di aver dimostrato che si tratta di un sistema razionale che veramente
include il valore, e che dunque può aiutare a colmare le lacune della
religione e della scienza come basi del diritto naturale.
|
Conclusione Panoramica Questo
saggio si è dimostrato un lavoro arduo, ma ne valeva la pena. Sentivo di
dovermi cimentare in esso in quanto coloro che scrivono di giurisprudenza
sembrano sottrarsi alla contrapposizione fra scienza ed etica, sebbene
questa sia ovviamente il nodo cruciale. Una evasione comprensibile in quanto
sembra impossibile trovare la risposta. Ma questa è la domanda fondamentale
in termini di diritto naturale nella società moderna, e dunque si deve
trovare risposta. O, quantomeno, provare. Non voglio
con questo proclamare questo saggio come la risposta. Non voglio
essere preso per l’ubriaco che si aggira per il giardino pubblico certo di
aver trovato la “risposta a tutte le cose”. Ma sento con forza
che le idee di Pirsig sono un passo avanti nella giusta direzione. Di sicuro
non ho notizia di altre linee di pensiero che siano altrettanto promettenti. Per motivi
di spazio, sono stato costretto a diverse omissioni. Se anche non le ho
potute includere, almeno ne indicherò alcune. In primo luogo le somiglianze
fra la MoQ e la Complementarietà che
Niels Bohr propose quando per primo formulò la fisica dei Quanti
negli anni venti. Le somiglianze fra la MoQ e la fisica quantistica, per ciò
che riguarda la filosofia e la percezione della realtà, sono state notate
per primi da membri dell’Istituto della Fisica dei Quanti di Copenaghen
nel 1996. Ciò ha
determinato un certo rapido sviluppo nella MoQ, in quanto la scienza sembra
cominciare a sostenere l’idea che il valore sia l’essenza della realtà.
Associati ad essa ci sono i recenti sviluppi della comprensione scientifica
della coscienza, che dimostrano fondamentali nel pensiero i fenomeni
quantici indefiniti e non deterministi (Penrose, Ombre della mente,
1996). Purtroppo, molte utili analogie e spiegazioni sono state
omesse per motivi di spazio e per tenere a fuoco il tema.
Conclusione In
conclusione, spero almeno di aver chiarito a sufficienza le mie tesi e come
si sono evolute. Il capitolo 1 ha fornito una prospettiva storica necessaria
a chiarire il ruolo del diritto naturale nella società moderna, bloccato
nella impasse fra scienza ed etica. E’ importante mostrare la gravità
della situazione post moderna, appena proviamo ad uscire dalle religioni
organizzate. E’ chiaro che la
scienza da sola non è in grado di occuparsi di questioni irrisolte che
vengono alla luce nel vuoto lasciato dietro di sé dalla religione. Poi, nel
capitolo 2, ho proceduto con la spiegazione di come sia sorta la primaria
divisione metafisica nella MoQ, ripercorrendo il processo attraverso cui il
pensiero di Pirsig si è cristallizzato. Il capitolo 3 spiega la struttura e
la natura del sistema che deriva dalla divisione primaria fra qualità
statica e dinamica. Nel capitolo 4 ho fatto un tentativo di dimostrare
l’utilità pratica della MoQ in concreti dilemmi di diritto naturale. Il
capitolo finale offre un’idea delle prospettive nuove che la MoQ può dare
alla teoria del diritto naturale. Al termine
di tutta l’esposizione, il messaggio fondamentale di questo saggio resta
semplice. Dobbiamo permettere a noi stessi di osservare i nostri cuori. E’
importante ricordare che nella struttura della MoQ nulla è scolpito nella
pietra, poiché si tratta di idee in perpetuo stato di evoluzione. Spero che
la Metafisica della Qualità possa rivestire un ruolo, per quanto piccolo,
nella evoluzione verso una migliore comprensione del diritto naturale.
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