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La Natura del Diritto Naturale

di Rory FitzGerald

 

Ai lettori del Forum di MOQ.ORG,

consentite una mia breve presentazione: il mio nome è Rory Fitzgerald e sono studente dell'ultimo anno di legge in Irlanda. Questo mio saggio considera la metafisica della qualità (MOQ) dal punto di vista del diritto naturale, nella speranza di fare maggior chiarezza in questo campo. I capitoli 2 e 3 sono essenzialmente una parafrasi dell'impianto originale di Robert Pirsig, anche se la prospettiva originaria è stata necessariamente modificata per renderla ben accetta al preside della facoltà di legge della mia università. A questo scopo ho dovuto in parte decontestualizzare l'aspetto di "romanzo" (per esempio chiamando Fedro “Pirsig”'.)

Non è facile mettere a confronto l'accademia con queste idee e mi sono sforzato di mantenermi a ridosso dei confini di una “rispettabile” giurisprudenza. Spero che possiate comprendere l'esigenza di questo metodo piuttosto “distaccato”. Vi prego infine di tener conto del fatto che i riferimenti bibliografici non sono del tutto completi.

Detto ciò, ritengo che la MOQ abbia il potenziale di accrescere notevolmente la nostra comprensione del diritto naturale. Ogni critica, sia costruttiva che distruttiva, è la benvenuta al mio indirizzo: 

roryfitzgerald@hotmail.com

 

IL DIRITTO NATURALE NELLA SOCIETA' POST MODERNA

Indice

Introduzione

Capitolo I - La natura del diritto naturale

Capitolo II - La Metafisica della Qualità

Capitolo III - L'architettura della Metafisica della Qualità

Capitolo IV - La Metafisica della Qualità in concreto

Capitolo V - La teoria del diritto naturale diviene chiara

Conclusione

Bibliografia

   

Introduzione

E ciò che è bene, Fedro, e ciò che non è bene,
dobbiamo chiedere ad altri di dirci queste cose?
(Socrate)

Si è soliti definire post-moderno il periodo che inizia nel 1918. Molti milioni di uomini furono ammazzati in fondo ad una trincea nella prima guerra mondiale. Con loro venne annientata anche l'idea che l'uomo fosse in grado di usare la ragione e la logica per costruire un mondo pacifico e prospero.

La guerra meccanizzata era naturale conseguenza dell'industrializzazione. Il diritto positivo giustificava l'obbedienza delle masse alle dittature. Nel mondo presero piede forme disumane di comunismo. La religione fu relegata alla condizione di superstizione. L'Olocausto fu perpetrato con sistematica efficienza. Furono sviluppate armi in grado di distruggere la Terra. L'uomo non vedeva più se stesso come componente del Divino.

È nel contesto di questa era post-moderna che devo inizialmente impostare questa discussione sul diritto naturale. "Quando diciamo che una certa idea o concetto è 'ideologica' per sua natura, vogliamo dire che fa parte della nostra concezione del mondo, del rapporto uomo-mondo e uomo-società in ogni sua manifestazione. L'idea di diritto certamente partecipa a questa natura ideologica in modo che il nostro parere su di esso assume inevitabilmente i tratti del nostro generale ragionare sul compito che l'uomo ha al mondo, dell'opinione che possiamo farci della natura dell'uomo, o della condizione umana". (Lloyd, L'idea di diritto 1987:12)

Si può qui vedere che l'essenza ed il fondamento del diritto naturale è la concezione del mondo assunta dalla cultura in un certo momento. Per discutere di diritto naturale, dobbiamo in primo luogo discutere questa concezione del mondo. Fino a qualche secolo fa la visione che l'uomo occidentale aveva di sé era quella di una creatura di origine divina su di una terra piatta al centro dell'universo. La nostra attuale visione di noi stessi è quella che stiamo su di un pianeta insignificante su un braccio di una spirale d'una galassia ugualmente insignificante in un universo apparentemente senza Dio; che abbiamo il 98% del DNA di uno scimpanzé, una impressionante sequela di barbarie alle spalle e nessuna funzione o scopo apparente. Un bel capovolgimento. L'effetto sul diritto naturale è stato enorme. Nel primo capitolo darò una breve descrizione dello sviluppo del diritto naturale dalla sua nascita ad oggi. 

Capitolo I

La Natura del diritto naturale

“I diversi uomini e perfino interi popoli tengono in scarsa considerazione il fatto che, mentre ciascuno persegue il proprio fine, spesso incrociando i propri destini con quelli degli altri, inconsciamente si tende ad uno sconosciuto fine naturale, come se si seguisse una linea guida; e si lavora al compimento di un fine per il quale ci si impegnerebbe ben poco, anche essendone a conoscenza”.

(Kant, Idea per una storia universale con un Intento Cosmopolita, 1983:29)

 

"Uno dei primi esempi testimoniati di diritto divino sosteneva che fosse immorale pascere più di sette pecore per collina nell'antica Palestina. All'insaputa dei contadini palestinesi questo codice religioso ha avuto semplicemente l'effetto economico e pratico di assicurare lo sviluppo sostenibile della società palestinese." (Bertrand Russell, Una storia della filosofia occidentale 1974:142)

Era realmente un atto dannoso sovrappopolare la propria collina, poiché, se questa pratica si fosse diffusa, il terreno semiarido si sarebbe poi trasformato in deserto, causando la fine della civiltà palestinese.

Dunque una presunta legge divina ebbe l'effetto di preservare una civiltà. Per un antico contadino, che non poteva capire le conseguenze di un sovrautilizzo della terra in termini di erosione del terreno nei confronti delle generazioni future, fu molto efficace prendere atto che semplicemente era giusto non farlo.

In tutte le società, con l'aumentare della loro complessità, è stato divinamente sostenuto che il furto e l'omicidio fossero riprovevoli  (ad es. i dieci comandamenti). In tutti i casi si citava una Deità invisibile come la sorgente di queste leggi. In questo modo, le società furono rese sicure e più armoniose, e di conseguenza fertili per lo sviluppo di arte, cultura e scienza. Quei preti e re che decisero che queste leggi erano giuste vi avrebbero detto che E' Dio che vuole la Legge. Come sostiene Unger, " c'è uno stretto collegamento fra [una trascendente ] religiosità e le convinzioni  o le istituzioni che sostengono un sistema legislativo".   (Unger, Il diritto nella società moderna 1976 : p.76).

Il concetto di un Dio personificato, rappresentato da una Chiesa, ha messo questi seguaci delle religioni in stretto contatto istituzionalizzato con i loro (freudiani) superego, o coscienze. Non sono stati coinvolti in un processo di ingegneria sociale. Né obbligatoriamente si attendevano come risultato una società ordinata, sicura e prospera. Indubbiamente la maggior parte di questi originali portatori del diritto naturale hanno agito in opposizione diretta all'ordine legale esistente (ad es. Cristo e i Romani). Stavano facendo semplicemente ciò che il loro cuore diceva. Ecco quindi che una legge divina scaturisce semplicemente dall'etere, e, senza una consapevole conoscenza da parte dei suoi esponenti, ha l'effetto di favorire tutta la civilizzazione. Dal momento in cui ciò viene incastonato in norme sociali, tutti ne percepiscono il valore, o come anche si è detto  la bellezza del Verbo.

Questi processi precisano che non è attraverso una logica deliberazione che l'umanità ha sviluppato la società, ma attraverso la coscienza. La società Europea ha continuato seguendo queste linee codificate Giudaico-Cristiane, fino a quando uomini come Galileo e Copernico hanno cominciato a scoprire (o riscoprire dai Greci antichi) i principi su cui basare una nuova spiegazione del mondo. Questa nuova spiegazione, scientifica, era verificabile. L'inquisizione spagnola segna essenzialmente il primo sparo nel conflitto fra scienza e religione che è poi continuato fino ai nostri giorni. L'ulteriore sviluppo del pensiero scientifico durante il Rinascimento ha condotto all'Illuminismo, o Età della Ragione, là dove la scienza ha cominciato ad essere vista da alcuni come mezzo di razionalizzazione di tutto il comportamento umano. Ciò ha aperto molte possibilità per una prospettiva interamente nuova sul mondo. Come Lloyd dice, "questo fu il periodo d'oro per il diritto naturale. Si dava completa enfasi al carattere razionale del diritto naturale". (Lloyd, L'idea di legge 1987: 82)

Il documento principale di quei tempi, ispirato dall'idea del diritto naturale, rimane oggi la base ideologica di tutte le democrazie occidentali, e l'aspirazione di molti paesi nuovi alla democrazia. "La costituzione degli Stati Uniti e la Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo hanno associato in modo indelebile la legge e l'idea della libertà, ma egualmente hanno preservato l'idea originale che i diritti naturali possono essere argomento di garanzie legali." (Lloyd L' idea di legge 1987: p.84). Le verità evidenti della costituzione degli Stati Uniti non sono state ideate attraverso un processo deduttivo. Erano diritto naturale, del più genuino. Nessuna religione o società precedente era stata basata su questi principi, non ce n'era mai stato uso, e nessuna base logica o sistematica. Questi uomini hanno soltanto sentito che erano nel giusto, e così forte era questo sentire nella loro coscienza, da avere semplicemente capito che questa era volontà di Dio, che queste leggi erano ovvie in Dio. Nell'odierno contesto secolarizzato, Dio può essere visto come personificazione dei loro superego, o delle loro coscienze.

Ciò ha prodotto il cambiamento più avanzato nella civilizzazione umana ad oggi. Se la prova del successo di una legislazione ispirata al diritto naturale è la sua capacità di produrre una società capace di far progredire l'umanità, questa è quanto di meglio noi abbiamo mai avuto. All'inizio di questo secolo pochi paesi avevano veramente acquisito questa ideologia di libertà ed uguaglianza, e ora essa domina saldamente il mondo occidentale e post comunista. Va anche ricordato che il liberalismo europeo del diciannovesimo secolo in Germania ed in Gran Bretagna essenzialmente cercava di emulare questi ideali anche se questo era un processo meno sensazionale e più lento poiché c'era una tradizione secolare di un diritto naturale quale era il diritto reale divino, unitamente alla esistenza di strutture feudali e di classe profondamente radicate che prima dovevano essere abbattute.

È vero che da società basate su questi principi costituzionali di diritto naturale è stato realizzato il progresso più grande per l'umanità. Fino al 1900 nessun uomo aveva mai volato in una macchina più pesante dell'aria, cambiamento che fu apportato da due meccanici di biciclette. Cinquanta anni più tardi l'uomo era nello spazio. Dieci anni dopo, la Luna. Un progresso talmente sensazionale da sembrare quasi assurdo.

Il concetto di un tempo lineare, quello di una separazione fra spazio e tempo e fra massa ed energia, la geometria Euclidea furono mandati al macero ad opera di un impiegato dell'ufficio svizzero dei brevetti. Sotto le società basate su questo diritto naturale qualunque cosa sembrava diventare possibile. In queste società si sono sviluppate una prosperità ed una civilizzazione senza precedenti fino ad oggi. Le società basate su altre ideologie sono fallite. Ciò non a causa d'una mancanza genetica nella gente dell'URSS, della Germania nazista o dei paesi musulmani, né per la mancanza di risorse naturali

Ci possono essere molti altri fattori, ma c'è una differenza sostanziale fra le democrazie liberali occidentali ed il comunismo, o i paesi regolati da un feudalesimo di stile medioevale, o da una autocrazia, o da un diritto naturale religiosamente fondamentalista: è che tutti questi vedono lo Stato o l'Autocrate come superiori all'individuo in ogni circostanza. Trascurano di vedere che tutte le idee provengono da un individuo (individuo che pure vive nel contesto d'una società). Il comunismo non è riuscito a vedere che gli uomini di progresso come Karl Marx si sarebbero ritrovati in un Gulag in URSS. Nel diritto naturale di tutte le democrazie occidentali, la libertà di parola, di associazione, di movimento e di assemblea sono preminenti. Dunque la società nel suo insieme è vista in alcune circostanze come inferiore ad un uomo, ed una nazione intera non deve poter impedire un attacco ad una sua struttura di valori. Immanuel Kant, un filosofo guida per quei tempi, ha fissato in poche parole questa idea:  " i diritti dell'uomo devono essere giudicati sacri, per quanto grande sia il sacrificio che i poteri di controllo debbano fare". (Kant, citato da Williams 1983:42)

Involontariamente, le verità ovvie hanno condotto ad un nuovo ordine di legge naturale per cui le funzioni intellettuali dell' individuo sono predominanti sull'ordine sociale. Per necessità sono state sottomesse all'ordine sociale le funzioni biologiche dell'individuo (ad es. omicidio, violenza, furto ecc.). 

E comunque, il diritto naturale odierno è abbastanza attento a distinguere le azioni sulla base della loro motivazione. Così uno che uccide per sovvertire la tirannia, (motivo intellettualmente accettabile) non è colpevole di omicidio secondo il diritto internazionale. Le sue azioni sono naturalmente superiori all'ordine sociale esistente. Uno che uccide per avidità o collera (motivi biologici) è colpevole. Le sue azioni sono naturalmente inferiori all'ordine sociale esistente.

Inoltre, nei codici del diritto naturale occidentale, le disposizioni in tema di uguaglianza permettono il progresso dell'umanità. In una società senza tali disposizioni, i meccanici di biciclette e gli impiegati non potrebbero disporre dei mezzi educativi o materiali per far progredire l'umanità.

Dunque, i rivoluzionari americani e francesi hanno preso i principi del diritto naturale dall'etere culturale del tempo (in nome di Dio, o semplicemente dei diritti) e quindi hanno creato i termini sociali per un avanzamento senza precedenti dell'umanità.

Le ideologie legali, basate sugli ideali dell'Illuminismo, e formatesi nella costituzione degli Stati Uniti e nella Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo, sono sopravvissute fino ad oggi, sebbene questa forma di diritto naturale fosse senza dubbio avversata da altre ideologie. Il diciannovesimo secolo ha visto la sconfitta del diritto naturale, sotto l'attacco di sistemi rigorosamente logici di pensiero. Venne fondata la scuola di pensiero del Positivismo Legale, al cui  interno il Marxismo fu quella più potente e di maggior portata. Senza dubbio, la maggior parte della seconda metà di questo secolo è stata caratterizzata da una contrapposizione sul piano militare fra le nazioni basate sul diritto naturale occidentale e le nazioni basate sull'ideologia marxista. I risultati potenziali che questo conflitto ha avuto sono serviti solamente a porre l'accento sulla potenza dell'ideologia. Alcune parole su carta, qualche libro: la sorgente diretta della guerra fredda è tutta qui.

La mia spiegazione di come il diritto naturale è precedente alla formazione sociale potrebbe essere ricapitolata nella frase “la vita è determinata dalla coscienza”. Questa credenza è alla base di tutti gli sviluppi del diritto naturale in occidente. Karl Marx ha invece assunto un punto di vista diametralmente opposto:

"prendiamo origine da uomini reali e attivi, e sulla base del procedere della loro vita reale dimostriamo lo sviluppo dei riflessi ideologici e del procedere della vita. I fantasmi formati nel cervello umano sono egualmente sublimati dal procedere della loro vita materiale.. che è connesso a premesse materiali. La religione della moralità, la metafisica, tutto il resto dell'ideologia e le loro forme corrispondenti di coscienza, allora non mantengono più l'aspetto di indipendenza... non è la vita determinata dalla coscienza, ma la coscienza dalla vita". (Marx & Engels, 1846 Ideologia Germanica: tratto dal Marx-Engels Reader, 1978: 154-5)

Marx ha tentato  “di cercare la logica dello sviluppo del cambiamento sociale". (Morrisson, p.261) tuttavia ha commesso un errore fondamentale. Lo sviluppo dell'umanità non è basato sulla logica. Lo sviluppo dell'umanità è basato sulla coscienza e spesso sul caos. Non c'era nessuna dialettica logica da trovare. L'uomo ha inventato la logica solo per costruire ponti e risolvere problemi di fisica (ed in questo è stata di massima utilità, anche in modo brillante) e non intendeva con essa rivelare o modellare il diritto naturale. La catastrofe del fallimento comunista nell'offrire il bello, il buono, la libertà o la coscienza è chiara a chiunque visiti oggi quei paesi squallidi e depressi.

Il tentativo di Marx di spiegare la società su una base scientifica e logica, è inerentemente difettoso. Le componenti fondamentali della logica sono i soggetti e gli oggetti, il valore non esiste in questo quadro metafisico. Se veramente credeva nella logica, come ha potuto emettere un giudizio di valore secondo il quale questa struttura logica fosse il modo migliore per descrivere il comportamento umano? Come ha potuto emettere il giudizio di valore che il capitalismo fosse difettoso? Se non avesse creduto nella metafisica, come avrebbe potuto accettare la spaccatura metafisica soggetto/oggetto che costituisce la base della logica stessa?

Foucault arriva persino a dire che il marxista anti-religioso era fondamentalmente partecipe di un suo proprio metodo di deificazione, "l'oggettività (pensiero logico) era all'inizio un trasformare in realtà una natura magica". e poi , " non hanno introdotto una scienza, ma una personalità, in cui gli strumenti mutuati dalla scienza erano soltanto la loro maschera, o quanto meno la loro giustificazione ". (Focault, 1967: 271 Pazzia e civilizzazione).

Dennis Lloyd commenta l'influenza della logica (nella forma del positivismo) da una prospettiva legale più pragmatica. Nell'esaminare se la responsabilità per gli atti negligenti debba estendersi alla responsabilità per dichiarazioni negligenti "non c'è niente nella logica che ci costringa a presupporre... responsabilità per dichiarazioni negligenti. Al più possiamo dire che il ragionamento legale fa grande affidamento sull'argomento per analogia”.(Lloyd L' idea di legge 1987 :p276)

Molto di quanto si è detto del marxismo resta applicabile, come attacco alla base della scienza sociale, come metodo di spiegazione della società. I problemi risiedono all'interno della sua stessa metodologia.

Unger distingue questo "problema di metodo" in quattro questioni principali:

" (1) la possibilità di un'alternativa alla logica e alla causalità, in grado di sorpassare le inadeguatezze sia del razionalismo sia dello storicismo;

(2) il collegamento fra questo terzo metodo e la causalità;

(3) la connessione fra il significato di un atto per chi lo compie e per chi lo osserva;

(4) la relazione fra una teoria sistematica e la comprensione storica".

(Unger, Il diritto nella società moderna 1976 : p.245, mia numerazione)

Credo fermamente che la Metafisica della Qualità, che tenterò di descrivere nel prossimo capitolo, formi una base per la soluzione del problema del metodo così come è stata definita da Unger.

Unger continua, "ora vediamo che per risolvere i suoi propri dilemmi, la teoria sociale deve tornare ad essere, in un certo senso, sia metafisica che politica. In materia di natura umana e conoscenza umana deve assumere un atteggiamento deciso per cui nessuna spiegazione 'scientifica' sia, né mai sarà, valida ". (Unger, Il diritto nella società moderna 1976 :p.267)

Unger percepisce questo dilemma come una faccenda complessa e stringente; termina il suo libro con le parole, "la ricchezza degli interessi immediati si combina con il desiderio di universalità nel pensiero a fornire alla mente un entusiasmo.. e si risveglia nell'unità delle cose. I grandi teorici  sociali ebbero questa esperienza quando passarono dalle generalità speculative dei loro predecessori alle più accurate congetture della scienza sociale. E' ora il momento di imitare i nostri maestri muovendo nella direzione opposta, all'indietro sulla stessa strada da cui provennero." (Unger, Il diritto nella società moderna 1976 :p.268).

L'ultimo avanzamento significativo per il diritto naturale deriva dall'Illuminismo. Da allora sono stati operati diversi affinamenti, tuttavia l'area è in completa stagnazione.

C'è una ragione di fondo. Lo sviluppo della scienza ha avuto una enorme influenza sulla cultura. Ha relegato la religione allo status di superstizione. Oggi siamo forzati a vedere noi stessi come esseri discendenti da scimmie antropomorfe che non devono credere in nulla a meno che non sia verificato. Perciò nessuno osa cogliere principi dal cielo e chiamarli Volontà Divina. Un tale comportamento sarebbe considerato irrazionale o addirittura insano. Se questa fosse stata la posizione culturale dominante nel 1776, le verità ovvie del tempo sarebbero state rifiutate per mancanza di argomentazione dialettica. Poiché quindi nessuno sapeva quale risultato si sarebbe avuto basando una società sui quei principi, ognuno semplicemente pensò che era Giusto, nel senso più elevato possibile.

 
Un mutamento di aspetto nel diritto naturale ha determinato tutti i progressi culturali, scientifici e morali per l'umanità.. Comunque, può sembrarci strano che il diritto naturale possa avere effetti così diretti e profondi senza che siano stati mentalmente deliberati, ciò nondimeno per definizione il diritto naturale non è parte della dialettica. Questo è chiaro nella definizione che Unger ci offre: "Il diritto naturale consiste di principi che combinano la prescrizione con la descrizione… Ha qualche caratteristica degli usi: una certa indifferenza per la distinzione fatto-valore e la pretesa di non essere prodotto dell'umana deliberazione" (p. 76).

La visione secondo la quale la scienza si sia formata dal diritto naturale è evidenziata dal concetto cartesiano che, "l'idea di diritto naturale è stata una principale sorgente per il concetto scientifico di legge esplicativa" (Edgar Zilsel, La Genesi del concetto di legge fisica, The Philosophical Review 1942 vol LI, pp. 245-279). Indubbiamente la fisica è stata recentemente referenziata come Filosofia Naturale.  E' inoltre interessante notare che la radice fonetica di Buono e Dio è la stessa in molti linguaggi, come nell'Inglese God e Good.

E' una ironia di proporzioni Frankensteiniane che la scienza e la tecnologia, che il diritto naturale (Dio/coscienza/superego) ha reso possibile, siano servite in ultima analisi a distruggere la fede nella coscienza umana (Dio/Diritto naturale/superego).

E' questo il problema fondamentale dei nostri tempi, in termini di visione umana del mondo, e di qui anche il principale problema affrontato dal diritto naturale. Abbiamo tutti i giocattoli, ma non sappiamo che farcene. Il senso di un vuoto morale in occidente viene ben segnalato da uomini politici, scrittori, musicisti (con la rilevante eccezione delle Spice Girls) e il tasso di suicidi aumenta di pari passo con la prosperità e l'istruzione. La pubblicità televisiva, che in modo schiacciante usa le forze biologiche dell'avidità, del sesso e del potere per allettarci, dimostra che siamo più inclini a queste forze che a considerazioni morali o intellettuali.


Per questo la religione ha perso validità come sorgente di diritto naturale e d il suo tradizionale avversario, la scienza, ha categoricamente fallito il tentativo di fornire un tessuto morale o una metafisica. Come possiamo affrontare le nuove sfide legali che ci vengono poste dalla genetica, dalla globalizzazione e dalla secolarizzazione? Non lo posso dire per certo,  ma c'è un germe di metafisica che, sebbene non offra una nuova direzione, percorre un buon tratto di strada verso un sistema intellettuale che racchiude sia il pensiero scientifico che quello morale o religioso. Intendo mostrare la sua validità nei confronti di una soluzione all'attuale impasse del diritto naturale. Descrive magnificamente la sorgente dell'essenza del pensiero scientifico, a dispetto della sua oggettività teoretica, e, in definitiva, nei pensieri e nella coscienza di chi lo pratichi. Einstein ha ideato la relatività in un momento di ispirazione semireligioso a bordo di un tram, poi vennero le deduzioni matematiche e le verifiche sperimentali. Se fosse stato un monaco Buddista a dire: “Lo spazio ed il tempo sono una cosa sola!”  i turisti occidentali gli avrebbero fatto una foto ridendo - ma se qualcuno effettivamente te lo prova, non ridi. Come disse Einstein, "Senza la scienza, la religione è cieca. Ma senza religione, la scienza è zoppa."

Il sistema a cui mi riferisco, noto come Metafisica della Qualità, è semplice nella sua essenza, ma richiede una mente solida per comprenderne le possibilità. Ci sono diverse eminenti menti scientifiche e filosofiche che attualmente contribuiscono alla discussione in materia. La mia intenzione è semplicemente mostrare l'utilità di questa idea nel campo del diritto naturale, come mezzo di spiegazione e chiarimento delle odierne problematiche legali.

 

Capitolo II

La Metafisica della Qualità

 

Una metafisica, nel senso in cui la parola è qui usata, si riferisce alla divisione primaria della realtà. Questa metafisica della Qualità è stata presentata nei due libri di Robert M. Pirsig, Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta, e Lila: indagine sulla morale. È un'operazione estremamente difficile riassumerne l'idea. Ridurre i due libri, che ammontano a 900 pagine, ad un singolo capitolo, è a dir poco una sfida. Senza considerare i tomi di altre opere che sviluppano e consolidano il lavoro originale di Pirsig.

Il metodo che ho adottato è quello di descrivere l'idea mentre si stava formando, e non semplicemente esporne le premesse come se fossero scolpite sulla pietra. Essenzialmente parafraserò e citerò l'autore, anche se si è reso necessario inserire la mia angolazione nell'intento di fare maggior chiarezza.

Come è chiaro dal primo capitolo, lo scopo fondamentale di questa metafisica è fornire una struttura di pensiero unificata al cui interno sia la scienza che l'etica possono essere discusse razionalmente. Questo capitolo descrive le intuizioni che stanno alla base della Metafisica della Qualità, mentre il seguente ne descrive, razionalizza ed applica la gerarchia strutturale.

 

I FANTASMI DELLA RAZIONALITA'

Comincerò con la discussione di Pirsig sui fantasmi in quanto questo è un preludio necessario che apre la mente del lettore alla possibilità che le nostre fondamentali idee sensate siano costruzioni culturalmente ereditate:

" è del tutto naturale considerare ignorante la gente che crede ai fantasmi. Il punto di vista scientifico ha spazzato via ogni altra concezione, facendola sembrare primitiva, al punto che oggi chi parla di fantasmi, o spiriti, è considerato ignorante se non matto. E' quasi impossibile immaginare un mondo in cui i fantasmi possano esistere davvero.

La mia opinione è che l'intelletto dell'uomo moderno non è poi così superiore. I quozienti d'intelligenza non sono tanto diversi. Quegli indiani  e gli uomini del medioevo erano intelligenti quanto noi, ma il contesto in cui prendeva forma il loro pensiero era completamente diverso dal nostro. In quel contesto fantasmi e spiriti erano reali quasi quanto lo sono per l'uomo moderno atomi, particelle, fotoni e quanti. In questo senso posso credere ai fantasmi. Anche l'uomo moderno ha i suoi.

Per esempio, le leggi della fisica e della logica… i numeri… il principio di sostituzione in algebra. Questi sono fantasmi, ma ci crediamo con tanta convinzione che ci sembrano reali. Sembra del tutto naturale presumere che la gravità e la legge di gravità esistessero prima di Newton. Sembrerebbe una cosa da pazzi pensare che fino al diciassettesimo secolo non ci fosse la gravità".

Il punto a cui ci vuole portare, " è l'idea che la legge di gravità esistesse prima dell'inizio della terra, prima che si formassero il sole e le stelle, prima della generazione primigenia di qualsiasi cosa. Piazzata lì, senza una massa propria, senza un'energia propria, senza essere nella testa di nessuno perché non c'era nessuno, senza essere nello spazio perché non c'era neanche lo spazio, senza essere da nessuna parte… questa legge di gravità esisteva lo stesso? Mi sembra che la legge di gravità abbia superato tutte le prove di inesistenza possibili, e che non ci fosse un solo attributo scientifico di esistenza che la potesse caratterizzare. Eppure credere che esistesse continua ad essere considerato buon senso".

Continua: " se ci pensi abbastanza a lungo ti ritroverai a girare in tondo finché arriverai alla sola conclusione possibile, razionale ed intelligente. La legge di gravità e la gravità stessa non esistevano prima di Newton. Non c'è nessun'altra conclusione sensata.

E questo significa che la legge di gravità esiste soltanto nelle nostre teste! E' un fantasma! Siamo tutti talmente arroganti e presuntuosi nell'abbattere i fantasmi altrui ed altrettanto ignoranti e barbari e superstiziosi a proposito dei nostri. " E continua citando l'istruzione scolastica come sorgente di questa concezione di massa.

Più avanti chiarisce, " Noi siamo convinti che le parole scorporate di Newton fossero piazzate lì nel bel mezzo del nulla miliardi di anni prima che lui nascesse e le scoprisse come per incanto. C'erano sempre state, anche quando non potevano essere applicate a niente. Poi, piano piano, venne alla luce il mondo ed ecco che quelle parole si applicarono a quel mondo. Anzi, furono proprio loro a plasmarlo. E' un'idea ridicola.

Il problema sul quale si bloccano gli scienziati è quello del pensiero. Il pensiero non possiede né materia né energia, eppure questi uomini di scienza non possono sfuggire al ruolo predominante che esso svolge in qualsiasi loro attività. La logica esiste nel pensiero. I numeri esistono nel pensiero. Io non mi arrabbio quando gli scienziati dicono che i fantasmi esistono nel pensiero. E' quel soltanto che mi manda in bestia. Anche la scienza esiste soltanto nel pensiero.

Le leggi della natura sono invenzioni umane, come i fantasmi. E così le leggi della logica e della matematica. Tutte queste benedette cose sono un'invenzione dell'uomo, compresa l'idea che non lo sono. Al di fuori dell'immaginazione umana il mondo non esiste, è un fantasma, e nell'antichità era riconosciuto come tale. E' governato da fantasmi. Vediamo quello che vediamo perché ce lo fanno vedere i fantasmi di Mosè e di Cristo, e del Buddha, e di Platone, e di Cartesio, e di Russeau, e di Jefferson e di Lincoln. Newton è un fantasma molto bravo, uno dei migliori. Il vostro buonsenso non è altro che il miscuglio delle voci di migliaia e migliaia di questi fantasmi del passato. Fantasmi che cercano di trovare il loro posto tra i vivi".

(Parafrasato da dialogo)

Einstein riassunse questa intera prospettiva con la frase, "il buon senso è soltanto un insieme di pregiudizi acquisiti prima dei diciotto anni di età”.

 

IL PROCESSO DI CRISTALLIZZAZIONE

Fase 1: Qualità Indefinibile ed Eterea?

"Le definizioni sono il fondamento della ragione. Ma come giustificare, in termini di ragione, un rifiuto di definire qualcosa? Le definizioni sono il fondamento della ragione”.

“L' onda di cristallizzazione continuava ad avanzare. Stava vedendo due mondi, simultaneamente. Da una parte il lato intellettuale, il lato scientifico; d'altro canto il lato (non-logico) romantico o etico. Vedeva in quel momento che  Qualità è un termine che divide".

Qualità ha  qui il significato più completo di qualità indefinibile e suoi sinonimi passati e presenti sono : giustizia, bellezza, ultima verità, verbo, o - fondamentale in questo saggio - legge naturale. Questa qualità  sarà di seguito discussa per essere, in larga misura, il denominatore comune dell' etica e della scienza.

"Un termine che divide è ciò che ogni analista intellettuale cerca. Prendete il vostro coltello analitico, puntate direttamente sul termine qualità e colpite  giusto, non forte, delicatamente e tutto il mondo si spezza, si divide, proprio esattamente  in due... etica e scienza, classico e romantico, tecnologico e umanistico... e la spaccatura è netta, senza sbavature. Nessun piccolo frammento che potesse restare qua o là indifferentemente.  Non soltanto una fenditura da esperti, ma anche molto fortunata. A volte gli analisti migliori, che lavorano con le più ovvie  linee di rottura, possono colpire ed non ottenere niente che sia minimamente utile. Ma qui c'era la qualità; una linea  molto piccola e quasi insignificante; una linea illogica nel nostro concetto dell' universo; e con un colpetto leggero  l' universo intero si è spaccato, così bene da essere quasi incredibile". Avrebbe voluto che Kant fosse vivo. "Kant lo avrebbe apprezzato, da gran maestro tagliatore di diamanti. Lui avrebbe capito. Tenere la qualità indefinita: questo era il segreto".

"Credo che il referente di un termine in grado di  dividere un mondo in etico e scientifico, classico e romantico, tecnologico e umanistico, sia un' entità che può unire un mondo spaccato secondo queste fenditure  in uno soltanto. Una comprensione reale della qualità non solo serve la società, o  la combatte, o ne   fuoriesce. Una comprensione reale della qualità racchiude  la società".

 

L'ONDA METAFISICA

Fase 2 - La domanda fondamentale - Cosa è la Qualità?

Questa fase fu determinata in risposta ad una domanda posta a Pirsig:  "Questa tua Qualità indefinita, esiste nelle cose che osserviamo? O è soggettiva ed esiste soltanto nell'osservatore?". In definitiva la domanda è : Dove sistemare la Qualità in una metafisica ( o logica ) soggetto-oggetto?

 

 

 

[Figura 1: Diagramma del sistema metafisico della scienza]

 

Era questa la domanda fondamentale, e bisognava darle una risposta coerente;   infatti, se la Qualità esiste nell'oggetto, allora si deve spiegare per quale motivo non esistano strumenti scientifici in grado di trovarla. O si indicano strumenti che la trovano, o si deve convivere con la spiegazione che gli strumenti non la trovano perché l'intero concetto di Qualità è, detto in modo educato, un ammasso di insensatezza. D'altro canto, se la Qualità è soggettiva ed esiste solo nell'osservatore, allora questa Qualità di cui si fa gran dire non è altro che un nome di fantasia dato a ciò che piace. Entrambe le risposte rivelavano un errore di fondo.

A  Pirsig si era presentato un antico costrutto logico noto come dilemma. Un di-lemma, che in Greco significa due premesse, che egli rappresenta come la fronte di un toro infuriato ed arrembante.

Se avesse accettato la premessa secondo cui la Qualità è oggettiva, sarebbe stato infilzato da un corno del dilemma. Se avesse accettata l'altra premessa secondo cui la Qualità è soggettiva, sarebbe stato infilzato dall'altro corno. Indipendentemente dalla risposta, in entrambi i casi si sarebbe ritrovato infilzato.

Comunque, grazie ai suoi studi di logica,  Pirsig ben sapeva che ogni dilemma si presta  non a due, ma a tre confutazioni classiche, e ne conosceva anche alcune non proprio classiche. Poteva optare per il corno sinistro e confutare l'idea che l'oggettività implichi una osservabilità scientifica. O poteva scegliere il corno destro, e confutare l'idea che la soggettività implichi ciò che più ci piace. O poteva prendere il toro per le corna e negare che la soggettività e l'oggettività siano le uniche possibilità. Oltre a queste tre confutazioni logiche classiche, ce ne sono altre non logiche, retoriche. Pirsig, in quanto retore, le aveva a sua disposizione.  

Una delle alternative retoriche al dilemma, secondo me la più semplice, era rifiutare di scendere nell'arena. Pirsig poteva semplicemente dire: “Il tentativo di classificare la Qualità come soggettiva o oggettiva è un tentativo di definirla. Ed ho già detto che è indefinibile”, e chiuderla lì.

Scelse di evitare questa opzione, e di rispondere al dilemma logicamente e dialetticamente, e non di cercare una facile via di fuga mistica. Sentiva in primo luogo che l'intera Chiesa della Ragione era irreversibilmente all'interno dell'arena della logica, e che quando uno rifiuta  una disputa logica, si sottrae di fatto ad ogni possibile considerazione accademica. Il misticismo filosofico, l'idea che la verità sia indefinibile e possa essere appresa soltanto attraverso metodi non razionali, ci ha accompagnato fin dall'inizio della storia. E' la base della pratica Zen. Ma non è argomento accademico. L'accademia, la Chiesa della Ragione, si occupa solo di cose definibili, e se uno vuole fare il mistico, il suo posto è in un monastero, non in una Università. Le Università sono luoghi in cui le cose dovrebbero essere espresse in   modo chiaro. Per questo si imbarcò nel tentativo di spiegare la Qualità attraverso la logica.

 

LA QUALITA' ALL'INTERNO DELLA LOGICA?

Una Qualità oggettiva?

Il primo corno del dilemma di Pirsig era: se la Qualità esiste nell'oggetto, perché gli strumenti scientifici non riescono a trovarla?

Era il corno più acuto. Fin dall'inizio si era accorto di quanto fosse mortale. Se avesse preteso di essere un super scienziato che poteva vedere negli oggetti quella Qualità che nessuno scienziato riesce a trovare, avrebbe semplicemente provato di essere tonto, pazzo o entrambe le cose. Nel mondo d'oggi, le idee incompatibili con il sapere scientifico non hanno vita facile.

Ricordava l'affermazione di Locke secondo cui nessun oggetto, scientifico o no, è conoscibile se non in base alle sue proprie qualità. Questa verità inconfutabile sembrava suggerire che  gli scienziati non riescono a trovare la Qualità negli oggetti perché la Qualità è l'unica cosa che riescono ad individuare.   L' oggetto è un costrutto intellettuale dedotto dalle qualità. Comunque, qualità come la durezza o la temperatura sono per natura completamente diverse dalla Qualità morale, e dunque questo approccio non poteva essere valido. La sua Qualità ... eccellenza, valore, bene, ... non era una proprietà fisica e non era misurabile.  Si trovava di fronte ad una ambiguità relativa al termine qualità. Di conseguenza il corno del dilemma era ancora lì. La risposta alla domanda era dunque "no".

 Una Qualità Soggettiva?

Spostò la sua attenzione sull'altro corno del dilemma, che sembrava di più facile confutazione.  Pensò: "Ma allora la Qualità è soltanto ciò che piace?" (ovvero,  soggettiva). Questa cosa lo faceva arrabbiare. I più grandi artisti della storia, Raffaello, Beethoven, Michelangelo... producevano soltanto quello che la gente voleva? L'unico loro scopo era quello di allietare i sensi su larga scala? Era così? Si arrabbiava, soprattutto perché non trovava un modo immediato di annientare questa posizione attraverso la logica. Allora studiò l'affermazione con molta cura, in quel modo riflessivo con cui studiava le cose prima di attaccarle. 

Poi capì. Tirò fuori un coltello e tagliò da quella affermazione una unica parola che creava tutta la sua arrabbiatura. La parola era soltanto. Perché la Qualità dovrebbe essere soltanto ciò che piace? Perché ciò che ci piace dovrebbe essere soltanto? Cosa significa quel soltanto in questo caso? Preso ed esaminato a parte  sembrava che soltanto in questo caso non significasse nulla. Era puramente un termine peggiorativo, che non dava alla frase alcun contributo logico. Una volta eliminato quel termine la frase divenne  “La Qualità è ciò che piace”, ed il significato cambiava di molto. Diventava una innocua banalità.

Presto vide che c'era molto di più di questo. Quando ti dicono: “Non fare soltanto ciò che ti pare”, non vogliono dire solo “Ubbidisci all'autorità”.   Ti dicono anche altro. Questo altro rientra nella concezione generale della scienza classica secondo cui “ciò che ti pare” non ha importanza perché è fatto di emozioni irrazionali del tutto interiori. Studiò l'argomentazione per molto tempo, e la suddivise in due parti che definì  materialismo scientifico e formalismo classico. Disse che le due parti si trovano spesso associate in una sola persona, ma che logicamente sono distinte.

"Il materialiasmo scientifico, più comune fra i seguaci profani della scienza che fra gli scienziati stessi, ritiene che ciò che è composto da materia o energia ed è misurabile attraverso strumenti scientifici è reale. Tutto il resto è irreale, o quanto meno di nessuna importanza. Ciò che piace non è misurabile, e dunque non esiste. Ciò che piace  può essere un dato di fatto o una allucinazione, ma ne siamo attratti indistintamente. Lo scopo ultimo del metodo scientifico è fare distinzioni valide fra ciò che è vero e ciò che è falso in natura, eliminare ciò che è soggettivo, irreale, immaginario dal proprio lavoro, in modo da ottenere una rappresentazione della realtà oggettiva, vera".

Affermare che la Qualità è soggettiva, secondo costoro, diceva semplicemente che la Qualità è immaginaria e dunque che dovrebbe essere tralasciata in ogni seria considerazione della realtà.

Altra posizione era quella del  formalismo classico, secondo cui ciò che non si può comprendere intellettualmente, non è comprensibile affatto. In questo caso la Qualità non è importante perché è una interpretazione emozionale che non è accompagnata da nessun elemento razionale intellettuale. 

Di queste due fonti principali del termine soltanto, Pirsig sentiva che la prima, il materialismo scientifico, era nettamente la più facile da demolire. Questa era infatti una scienza da ingenui, e lo aveva imparato dai suoi studi precedenti. Per farlo, utilizzò la reductio ad absurdum. Questo tipo di confutazione fa leva sul principio che se le inevitabili conclusioni di certe premesse sono assurde, ne consegue logicamente che almeno una delle premesse che le hanno prodotte è assurda.  Esaminiamo, disse, cosa deriva dalla premessa che ciò che non è composto di massa o energia sia irreale o senza importanza. 

Utilizzò il numero zero come punto di partenza. Zero, in origine un numero Indiano, fu introdotto dagli Arabi durante il Medio Evo ed era sconosciuto agli antichi Greci e Romani. Come mai?, si chiese. Forse che la natura aveva nascosto lo zero così bene che tutti i Greci e Romani.... milioni di loro... non erano stati capaci di trovarlo? Si presume di norma che vedere lo zero cosa ovvia per tutti. Dimostrò l'assurdità di derivare lo zero da ogni forma di massa o energia, e poi si chiese, retoricamente, se ciò significasse che il numero zero non è scientifico. In questo caso, i computer digitali, che funzionano in termini di zero e uno, dovrebbero limitarsi al solo uno per lavorare in modo scientifico? Era palesemente assurdo. 

Ed andò avanti con altri concetti scientifici, uno alla volta, mostrando che non possono esistere indipendentemente da considerazioni soggettive. E terminò con la legge di gravità, esempio già citato prima nella storia dei fantasmi. Se la soggettività viene eliminata perché di nessuna importanza, disse, allora l'intero corpo della scienza andrebbe eliminato con essa.

La confutazione del materialismo scientifico sembrava catalogarlo nella schiera dell'idealismo filosofico... Berkeley, Hume, Kant, Fichte, Schelling, Hegel, Bradley, Bosanquet... , tutti logici fino all'ultima virgola, ma talmente ardui da difendere attraverso il linguaggio del buon senso che nella sua difesa della Qualità gli sembravano essere un peso, più che un aiuto.  La tesi che il mondo fosse soltanto mente poteva anche sembrare una posizione logica, ma dal punto di vista retorico non suonava affatto bene. Troppo noiosa e difficile, in poche parole, un po' troppo tirata per i capelli.

A questo punto tutto il corno soggettivo del dilemma sembrava poco stimolante, almeno quanto quello oggettivo. E con la tesi del formalismo classico, quando cominciò ad esaminarla, ancora peggio. Da esse si deduceva che non bisogna reagire ai propri impulsi emotivi ed immediati senza prendere in considerazione l'insieme del contesto razionale.  

Una vecchia domanda era stata: se ognuno conosce la qualità, perché non c'è accordo su di essa? La sua risposta cavillosa era stata che sebbene la pura Qualità è la stessa per tutti, gli oggetti ai quali è inerente variano da persona a persona. Finché si lascia la qualità indefinita non c'è modo di discuterla, ma lui sapeva, e sapeva che i suoi studenti sapevano, che così c'era puzza di imbroglio. Non si rispondeva alla domanda.

Ora c'era una spiegazione alternativa: la gente dissente sulla Qualità perché qualcuno usa soltanto le proprie emozioni immediate, mentre altri applicano la loro conoscenza complessiva. Ma questa tesi era del tutto devastante. Invece di avere una Qualità singola ed uniforme sembrava di averne due; una romantica, fatta di semplice percezione;  ed una classica, fatta di comprensione globale.

Sembrava che il termine Qualità, non fosse in grado di unificare i diversi campi dell'etica e della scienza, non essendo in grado di essere né un fenomeno puramente oggettivo, né soggettivo.

 

L'Impasse Logica

Il termine che doveva unificare le visioni classica e romantica (scientifica e morale) , era stato diviso a sua volta in due parti e dunque non poteva più unificare un bel niente. Era finito dentro ad un tritacarne analitico. La lama della soggettività/oggettività tagliava la Qualità in due e la annientava come ipotesi di lavoro. Se voleva salvarla, non doveva permettere alla lama di avvicinarsi. 

In definitiva, la Qualità di cui lui parlava non era una Qualità classica o una Qualità romantica.. Era al di là di entrambe.  Sostanzialmente, non era né soggettiva né oggettiva, era al di là di entrambe le categorie. In definitiva, tutto il dilemma soggettività/oggettività, mente/materia, in relazione alla Qualità era ingiusto. "La relazione mente/materia è stata per secoli un impiccio intellettuale, e adesso lo stavano applicando alla Qualità per renderla inoperante. Come poteva dire se la Qualità era mente o materia quando non c'era alcuna chiarezza logica sulla natura di queste due entità?"

Dunque, respinse il corno sinistro. La Qualità non è oggettiva, disse. Non risiede nel mondo materiale.

E respinse anche il corno destro. La Qualità non è soggettiva, disse. Non risiede solo nella mente.

Ed infine , seguendo una via che, per quanto ne sapeva, non era mai stata imboccata nella storia del pensiero occidentale, si gettò fra le corna del dilemma soggettività/oggettività e affermò che la Qualità non è né parte della mente, né parte della materia. E' una terza entità indipendente dalle altre due. 

Il mondo dunque, secondo Pirsig, era composto di tre elementi: mente, materia e Qualità. L'oggetto della analisi, il paziente da operare, non era più la Qualità, ma l'analisi stessa. La Qualità stava bene ed era in ottima forma. Al contrario era l'analisi che doveva avere qualcosa che non andava, visto che impediva di vedere l'ovvio. 

[Figura 2: Diagramma del sistema metafisico del primo Pirsig]

 

Valutazione della Cieca Logica all'interno della Qualità

Esaminò la sua teoria con più attenzione. "Sebbene non ci sia nessuna obiezione logica ad una trinità metafisica, ad una realtà a tre teste, trinità come questa non sono comuni, né popolari. Un metafisico di norma cerca un monismo, come Dio, che spieghi la natura del mondo come manifestazione di una cosa singola, o cerca un dualismo, come mente/materia,  che la spieghi come duplice, o lascia spazio al pluralismo, che la spiega come manifestazione di un numero indefinito di entità. Ma tre è un numero strano. Per prima cosa ti chiedi: Perché tre? E qual è la relazione fra di esse?”.

Notò che sebbene di norma si ascriva la Qualità agli oggetti, la percezione della Qualità avviene a volte senza la presenza di alcun oggetto. Era questo che dapprima l'aveva portato a pensare che la Qualità sia soggettiva. Ma nemmeno il piacere soggettivo era ciò che intendeva per Qualità.  La Qualità diminuisce la soggettività, ti distoglie da te stesso, ti rende consapevole del mondo che ti circonda. La Qualità è l'opposto della soggettività.

Alla fine si accorse che la Qualità non può essere indipendentemente connessa al solo oggetto o al solo soggetto, ma è possibile trovarla solo nella loro reciproca relazione. "E' il punto nel quale soggetto e oggetto si incontrano. 

Fuochino....

La Qualità non è una cosa, è un evento.

.... fuochetto... 

E' l'evento nel quale il soggetto diviene consapevole dell'oggetto. 

E poiché senza oggetti non può esistere il soggetto... poiché sono gli oggetti che creano l'autocoscienza del soggetto... la Qualità è l'evento nel quale si rende possibile la consapevolezza del soggetto e dell'oggetto. 

FUOCO. 

Si accorse che stava arrivando.

Ciò significa che la Qualità non è soltanto la collisione di soggetto e oggetto. La stessa reale esistenza di soggetto e oggetto è dedotta dall'evento Qualità. L'evento Qualità è la causa del soggetto e dell'oggetto, i quali sono invece erroneamente presunti essere causa della Qualità!"

A quel punto sentì di aver preso l'intero dilemma per il collo. "Il dilemma aveva avuto dentro di sé per tutto il tempo questa nascosta e vile presunzione, per la quale non sussisteva nessuna giustificazione logica, secondo cui la Qualità era effetto di soggetti ed oggetti. Ma non era così! Tirò fuori il suo coltello. "

“La Qualità”, scrisse, "non volteggia intorno ai soggetti ed agli oggetti della nostra esistenza, non si limita ad illuminarli passivamente. E comunque non è subordinata ad essi. E' lei che li ha creati. Sono loro ad esserne subordinati!".

Fu questo il culmine, il momento Eureka nel processo di sviluppo del suo pensiero.

Aveva fatto elucubrazioni sulla relazione tra la Qualità e la mente e la materia (soggetto ed oggetto) e aveva identificato la Qualità come progenitrice della mente e della materia, un evento che crea mente e materia. Questa inversione copernicana della relazione fra la Qualità ed il mondo oggettivo potrebbe suonare misteriosa se non viene spiegata accuratamente, ma lui non voleva essere misterioso. Voleva semplicemente dire che al tempo zero di un evento, prima che un oggetto possa essere distinto, ci deve essere una specie di consapevolezza non intellettuale, che chiamò consapevolezza della Qualità. "Non puoi essere consapevole di aver visto un albero prima di averlo visto, e fra l'istante della visione e l'istante della consapevolezza c'è per forza uno spazio temporale. A volte consideriamo questo lasso di tempo di scarsa importanza, ma non c'è alcuna giustificazione per pensarlo... proprio nessuna. 

Il passato esiste solo nella nostra memoria, il futuro solo nei nostri piani. Il presente è la nostra unica realtà. L'albero di cui sei consapevole, a causa di quel breve lasso di tempo, è sempre nel passato e di conseguenza è sempre irreale. Ogni oggetto che sia concepito intellettualmente è sempre nel passato e di conseguenza irreale. La realtà è sempre il momento della visione prima che l'intellettualizzazione la sostituisca. Non c'è altra realtà."

Questa realtà preintellettuale è ciò che Pirsig sentiva di aver identificato come Qualità. Poiché ogni entità intellettualmente identificabile emerge necessariamente da questa realtà preintellettuale,  la Qualità è la progenitrice, la fonte di tutti i soggetti e gli oggetti.

Sentiva che sono di norma gli intellettuali ad avere le maggiori difficoltà ad osservare questa Qualità, talmente sono rapidi e assoluti nel fotografare tutto in una forma intellettuale.  Gli unici a cui riesce spontaneo osservare questa Qualità sono i bambini più piccoli, la gente non istruita o priva di cultura. Costoro hanno derivato in minima parte da fonti culturali la predisposizione verso l'intellettualità, ed hanno il minimo addestramento formale ad accoglierla in se stessi.

"In un certo senso" disse "l'individuo è definito dalla sua personale scelta in termini di Qualità. Le persone non sono in accordo sulla Qualità non perché la Qualità è diversa, ma perché sono le persone ad essere diverse in termini di esperienza." E immaginò che se due persone avessero identiche analogie a priori, vedrebbero sempre la Qualità in modo identico.

 

Cosa è la Qualità?

"Ogni spiegazione filosofica della Qualità risulta allo stesso tempo vera e falsa proprio perché è una spiegazione filosofica. Il processo della spiegazione filosofica è un processo analitico, che spezza un qualcosa in soggetto e predicato. Ciò che voglio dire, ciò che ognuno vuole dire, con il termine qualità non può essere spezzato in soggetto e predicato. Non perché la Qualità sia misteriosa, ma perché e talmente semplice, immediata e diretta."

 

Qualità ed Etica

La più facile analogia intellettuale a proposito della Qualità pura che la gente capisca nel nostro ambiente è che “La Qualità è la risposta di un organismo al suo ambiente”  (usò questo esempio poiché il suo principale interlocutore sembrava vedere le cose secondo i termini della teoria del comportamento stimolo-risposta). Una ameba, posta in una bacinella d'acqua in cui sgocciola acido solforico diluito, cercherebbe di scappare dall'acido (suppongo). Se l'ameba potesse parlare, senza sapere nulla dell'acido solforico, direbbe: “Questo ambiente ha bassa qualità”. Se avesse un sistema nervoso si comporterebbe in un modo più complesso, al fine di sconfiggere la bassa qualità dell'ambiente. Cercherebbe analogie, cioè, immagini e simboli dal suo bagaglio di esperienze, per definire la spiacevole natura del suo nuovo ambiente e quindi capirlo. Credo che ciò sia analogo a come il diritto naturale spunta quando la cultura si sviluppa.

Nella nostra condizione organica complessa di organismi  avanzati, reagiamo al nostro ambiente inventando meravigliose analogie. Inventiamo la terra ed il cielo, gli alberi, le pietre e gli oceani, gli dei, la musica, l'arte, il linguaggio, la filosofia, l'ingegneria, la civiltà e la scienza. E chiamiamo realtà queste analogie. Ed istruiamo i nostri bambini nel nome della verità dicendo loro che sono la realtà. E sbattiamo in manicomio chi non accetta tali analogie. Ma ciò che ci induce ad inventare tali analogie è la Qualità.  La Qualità (il bene/Dio/la coscienza/il diritto naturale) è lo stimolo continuo con cui  il nostro ambiente ci spinge a creare il mondo in cui viviamo.

"Ora, prendere ciò che ci spinge a creare il mondo, e includerlo nel mondo che abbiamo creato è chiaramente impossibile. Per questo la Qualità non può essere definita. Se la definiamo, definiamo qualcosa di meno della Qualità stessa ".

Pirsig considerò anche l'idea che "la Qualità fosse la fonte e la sostanza di ogni cosa. Gli venne in mente un nuovo intero flusso di associazioni filosofiche. Hegel parlava di questo, con la sua Mente Assoluta. Anch'essa era indipendente dalla soggettività e dalla oggettività. Ma Hegel diceva che la Mente Assoluta era la fonte di tutto, ma  poi escludeva l'esperienza romantica da quel tutto. L'Assoluto di Hegel era completamente classico, razionale e disciplinato. La Qualità non lo era".

Pirsig ricordava che Hegel era stato dipinto come il ponte fra la filosofia occidentale e la filosofia orientale. Il Vedanta degli Indù, la Via dei Taoisti, persino il Buddha era stato descritto come un monismo assoluto simile alla filosofia di Hegel. Ma Pirsig a quel tempo dubitava che l'Uno mistico ed il monismo metafisico fossero intercambiabili dato che l'Uno mistico non segue regole, mentre il monismo metafisico lo fa. La sua Qualità era una entità metafisica, non mistica... o no? Qual era la differenza? Questa qualità è antecedente a tutto e comprende tutto. La somiglianza fra questa concezione della natura della Qualità e le leggi indefinibili dell'etica e della religione sono tali che si potrebbe dire almeno che sostanzialmente combaciano.

 

Qualità e Scienza

Pirsig prosegue applicando la sua idea alla faccia opposta dello spettro, quella scientifica o matematica:

"Poincaré [un noto matematico francese del 19° secolo] aveva lavorato ad un puzzle di sua invenzione.  La sua opinione che lo scienziato sceglie fatti, ipotesi ed assiomi sulla base dell'armonia, lasciava a sua volta il puzzle incompleto. Nel mondo scientifico, lasciare  l'impressione che la fonte di tutta la realtà scientifica sia soltanto una soggettiva e capricciosa armonia, non è altro che risolvere i problemi dell'epistemologia lasciando un senso di indefinito che rasenta la metafisica e rende l'epistemologia inaccettabile".

Ma noi sappiamo dalla metafisica di Pirsig che l'armonia di cui parlava Poincaré non è soggettiva.  "E' la fonte dei soggetti e degli oggetti ed esiste in un rapporto anteriore ad essi. Non è arbitraria, è la forza che si oppone all'arbitrarietà; il principio ordinatore di tutto il pensiero scientifico e matematico che distrugge l'arbitrarietà, e senza capricci, e senza la quale nessun pensiero scientifico può procedere".

Poincaré in seguito ipotizzò che tale selezione fosse fatta attraverso ciò che lui chiamò io subliminale, una entità che corrisponde esattamente con quello che Pirsig chiamava consapevolezza preintellettuale. L' io subliminale, disse  Poincaré, osserva un grande numero di soluzioni al problema, ma soltanto quelle più interessanti fanno il loro ingresso nel regno della consapevolezza. Le soluzioni matematiche sono selezionate dall' io subliminale sulla base di una bellezza matematica, dell'armonia dei numeri e delle forme, dell'eleganza geometrica. 

"Questo è un puro senso estetico che ogni matematico ben conosce," disse   Poincaré, "ma di cui i profani sono talmente ignoranti che spesso hanno la tentazione di deriderlo". Ma punto centrale di tutto ciò sono proprio questa armonia e bellezza.

Poincaré chiarì che non stava parlando di una bellezza romantica, quella bellezza fatta di apparenza e che colpisce i sensi. Stava parlando di una bellezza classica, che proviene dall'ordine armonioso delle parti, che una intelligenza pura può comprendere pienamente, e che dà struttura alla bellezza romantica: come dice Pirsig, "un sogno dal quale non si riescono a distinguere i sogni perché non c'è una base su cui fondare la distinzione. E' la ricerca di questa speciale bellezza classica, il senso di armonia del cosmo, che ci induce a scegliere quei fatti che sono più adatti a  contribuire a questa armonia. L'unica realtà oggettiva non è composta da fatti, ma dalla relazione fra le cose che dimora nell'armonia universale".

Ciò che garantisce l'oggettività del mondo in cui viviamo è che questo mondo noi lo condividiamo con altre creature pensanti. E' attraverso la comunicazione che instauriamo con gli altri uomini che noi riceviamo da essi dei ragionamenti armoniosi belli e pronti. Sappiamo che questi ragionamenti non provengono da noi, e allo stesso tempo riconosciamo in essi il lavoro di esseri ragionevoli come noi, grazie a questa loro armonia.  E se secondo noi questi ragionamenti combaciano con il mondo delle nostre sensazioni, possiamo concludere che questi esseri ragionevoli hanno visto le stesse cose che noi abbiamo visto; dunque sappiamo che non abbiamo sognato. E' questa armonia, questa qualità se volete, l'unica base per l'unica realtà che noi possiamo conoscere. 

"I contemporanei di Poincaré rifiutarono di riconoscere che i fatti sono preselezionati, perché altrimenti, dissero, la validità del metodo scientifico sarebbe stata distrutta. Secondo loro i fatti preselezionati  implicavano il concetto che la verità fosse “quel che pare e piace”  e definirono  “convenzionalismo”  le idee di Poincaré. Si ostinarono ad ignorare il dato palese che nemmeno il loro stesso “ principio di oggettività”  è un fatto osservabile, e pertanto, sulla base dei loro stessi criteri, dovrebbe essere messo in uno stato di giudizio sospeso.

Sentirono di dover agire così perché altrimenti l'intero sostegno filosofico della scienza sarebbe crollato. Poincaré non offrì sbocchi a questa impasse. Non si spinse abbastanza a fondo nelle implicazioni metafisiche di ciò che sosteneva. Dimenticò di dire che la selezione dei fatti prima dell'osservazione è “quel che pare e piace”  soltanto in un sistema metafisico dualistico centrato su soggetto ed oggetto! Quando entra in scena la Qualità come terza entità metafisica, la preselezione dei fatti non è più arbitraria. La preselezione dei fatti non è basata sul soggettivo e capriccioso “quel che pare e piace”, ma sulla Qualità, cioè sulla realtà stessa. In questo modo l'impasse è superata".

Ma noi sappiamo dalla metafisica di Pirsig che l'armonia di cui parlava Poincaré non è soggettiva.  "E' la fonte dei soggetti e degli oggetti ed esiste in un rapporto anteriore ad essi. Non è arbitraria, è la forza che si oppone all'arbitrarietà; il principio ordinatore di tutto il pensiero scientifico e matematico che distrugge l'arbitrarietà, e senza  capricci, e senza la quale nessun pensiero scientifico può procedere". Come dice Pirsig, "questi puzzle incompiuti si incastravano perfettamente, creando quella specie di armonia di cui avevano parlato sia Fedro che Poincaré, un'armonia che produceva una struttura di pensiero completa, capace di unificare in uno solo i linguaggi separati della Scienza e dell'Arte".

 

La Qualità come Forza Dinamica

"La realtà romantica è il punto di contatto dell'esperienza. E' il profilo delle ruote del treno della conoscenza che mantiene l'intero treno sulle rotaie. La conoscenza tradizionale è soltanto la memoria collettiva di dove quel profilo è stato. A livello di quel profilo non esistono soggetti, né oggetti, solo la rotaia della Qualità in avanti, e se non si trova un modo formale per valutare, per conoscere questa Qualità, allora il treno non può sapere dove dirigersi. Non una ragione pura, ma una confusione pura. Quel profilo è il luogo di tutta l'azione. Il profilo contiene in sé tutte le infinite possibilità future. E contiene tutta la storia passata. O dove altro potrebbero essere contenute?

Il passato non può ricordare il passato. Il futuro non può generare il futuro. Il punto di contatto di questo istante hic et nunc è sempre esattamente tutta la totalità di ciò che esiste.

Il valore, il profilo che guida la realtà, non è più un irrilevante propaggine della struttura. Il valore è il progenitore della struttura. E' la consapevolezza preintellettuale che la crea. La nostra realtà strutturata è preselezionata sulla base del valore e per capire veramente la struttura è necessario capire il valore, la fonte da cui deriva.".

"La conoscenza razionale di una motocicletta è dunque modificata di minuto in minuto mentre ci si lavora su, e ci si accorge che una nuova diversa comprensione razionale ha più Qualità. Non ci si attacca a vecchie e pesanti idee perché si ha una immediata base razionale per rifiutarle. La realtà non è più statica. Non è un ammasso di idee da combattere o a cui arrendersi. E' fatta, in parte, di idee che ci si aspetta che crescano assieme a te, assieme a noi, secolo dopo secolo. Se la Qualità è il termine centrale unificato, la realtà è , nella sua natura essenziale, dinamica, non statica. E quando si capisce la realtà dinamica, non si resta bloccati. Ha forme, che sono però soggette a cambiamento.

In concreto: se vuoi costruire una fabbrica, o riparare una motocicletta, o gestire una nazione per bene, senza restare bloccato, non ti basta, anche se è necessaria,  una classica e ben strutturata conoscenza dualistica soggetto-oggetto. Devi avere  una qualche disposizione alla Qualità del lavoro. Devi avere il senso di ciò che è bene. E' questo che ti fa andare avanti. Questo senso non è soltanto qualcosa di innato, è anche qualcosa che si può sviluppare. Non è semplicemente una inspiegabile  “abilità” o “talento”;  è il diretto risultato del contatto con la realtà di base, la Qualità, che la ragione dualistica in passato ha cercato di nascondere".

Il Seme per una Fusione di Etica e Logica

Ad essere corretti, possiamo dire che ciò punta a "una nuova razionalità spirituale ... in cui la bruttezza e la solitudine ed il vuoto spirituale della ragione tecnologica e dualistica possa divenire illogica. La ragione non dovrebbe più essere esente dal valore. La ragione dovrebbe essere subordinata logicamente alla Qualità". Era certo che "avrebbe trovato la causa di ciò non molto lontano, fra gli antichi Greci, i cui miti avevano dotato  la nostra cultura di quella tendenza, che è alla base di tutti i mali della nostra tecnologia, a fare ciò che è “ragionevole”' anche se non c'è nulla di buono. Lì era la causa prima dell'intera faccenda. Proprio lì. Avevo detto molto tempo fa che era alla ricerca del fantasma della ragione. Questo è quello che intendevo. La ragione e la Qualità si erano separate ed erano entrate in conflitto l'una contro l'altra, e la Qualità era stata ridotta ad un ruolo subordinato alla ragione da qualche parte in quei tempi”.

Fondamentalmente possiamo chiederci:  "Quale evidenza abbiamo che il metodo dialettico domanda-risposta di ricerca della verità venga prima di ogni altra cosa? Nessuno. Quando tale proposizione viene isolata ed esaminata con attenzione diviene evidentemente ridicola. Questa dialettica che, come la legge di gravità di Newton, se ne sta seduta da sola nel bel mezzo del nulla, e genera l'universo? E' una stupidaggine".

La dialettica, che è genitrice della logica, deriva a sua volta dalla retorica. La quale a sua volta è figlia dei miti e della poesia della Grecia antica. E' così storicamente, ed è così anche applicando il buon senso. La poesia ed i miti sono la risposta di uomini preistorici all'universo che li circonda, sulla base della Qualità.   E dunque è la Qualità, e non la dialettica, il generatore di tutto ciò che conosciamo.

E' sulla base di queste intuizioni che Pirsig ha proceduto alla stesura di una struttura di valori chiara, generalizzata e razionale, ovvero la Metafisica della Qualità.

 

Capitolo III

L'Architettura della Metafisica della Qualità

Le configurazioni biologiche, sociali ed intellettuali non sono proprietà della sostanza. Le leggi che le creano e le distruggono non sono le leggi degli elettroni, dei protoni e delle altre particelle elementari. Le forze che creano e distruggono queste configurazioni sono le forze del valore.

(Robert M. Pirsig Lila: Indagine sulla morale, cap.14)

Un volta intrapreso il viaggio verso il cuore della metafisica, Pirsig considerò la Qualità come componente fondamentale di una metafisica razionale che include la logica. In Lila: Indagine sulla morale aggiunge una struttura razionale alla sua intuizione primaria. Questa struttura è la Metafisica della Qualità (d'ora in poi abbreviata MoQ). Tenterò ora di spiegare questa struttura, per poi applicarla a dilemmi legali.

Ciò che rende la MoQ così immediatamente applicabile nel far fronte ai problemi del diritto naturale è che si è sviluppata in diretta risposta alle stesse domande emerse nel primo capitolo.  In sintesi il problema sembra poter essere ridotto nei termini di una scienza sociale aderente ai principi dualistici soggetto/oggetto della   fisica; ovvero, lo studio scientifico ed oggettivo dell'uomo operato in maniera equivalente alle scienze naturali. Tuttavia "i modelli di cultura  non si comportano secondo le leggi della fisica.  Come si può dimostrare, in base alle leggi della fisica, l'esistenza di questo o quell'atteggiamento culturale? ... Cos'è un valore culturale? Come si fa a dimostrare scientificamente  che una determinata  cultura possiede determinati valori?" (Robert M. Pirsig Lila: Indagine sulla morale, cap.4) 

"Gli oggetti dell'analisi scientifica stanno fermi (o così si può assumere ) e seguono le leggi di causa ed effetto: una data causa produce, ogni volta e sempre, un dato effetto. Gli uomini no. Nemmeno i selvaggi." (Robert M. Pirsig Lila: Indagine sulla morale, cap.4)

La MoQ si riconduce  al cosiddetto empirismo, che dichiara che tutta la conoscenza umana deriva dai sensi, o dall'elaborazione svolta dal pensiero sui dati forniti dai sensi. Gli empiristi considerano non verificabili campi quali l'arte, la moralità, la metafisica e la religione. La MoQ si differenzia dal momento in cui afferma che l'arte e la moralità sono invece verificabili; in passato erano state escluse per motivi metafisici, come abbiamo detto in precedenza, e non empirici. Sono state escluse a seguito della premessa che ciò che non può essere classificato come soggetto o oggetto non è reale. Ma non c'è nessuna base empirica a questa premessa: è solo una premessa, che fra l'altro va contro la comune esperienza.

Il basso valore che deriva dallo stare seduti su di una stufa rovente è ovviamente una esperienza, sebbene non sia un oggetto né sia soggettiva. Prima viene il basso valore, poi vengono i pensieri soggettivi, fra i quali stufa, caldo, dolore. E' il valore che porta questi pensieri alla mente.

L'incapacità della metafisica convenzionale soggetto/oggetto di chiarire i valori è un esempio di ciò che Pirsig chiama ornitorinco. I primi zoologi classificarono come mammiferi gli animali che allattano i piccoli, e rettili quelli che depongono uova. Poi si scoprì in Australia questo ornitorinco, che depone uova come un perfetto rettile, e allatta i figli come un perfetto mammifero.

“Un mistero!”  esclamarono; “come può esistere in natura un simile paradosso?” si chiesero.” La risposta è che non c'è nessun paradosso nell'ornitorinco. Lui non ha mai avuto alcun problema. Ha deposto uova e allattato i piccoli  per milioni di anni, finché non sono arrivati questi zoologi a dirgli che era illegale”. 

All'interno di una visione del mondo soggetto/oggetto, la Qualità è un ornitorinco. Dato che non era classificabile all'interno del loro sistema precedente, gli esperti avevano dichiarato che c'era qualcosa che non funziona. Valore non è l'unico ornitorinco nella metafisica soggetto/oggetto. La realtà scientifica, il principio di causa/effetto, la sostanza, la divergenza fra determinismo e libero arbitrio, fra mente e materia, la discontinuità della materia a livello subatomico: sono tutti ornitorinchi.

L'argomento di questo saggio, la scienza sociale, rientra nella MoQ. Se la scienza è lo studio delle sostanze e della loro relazione, una scienza sociale è una assurdità. Nessuno strumento scientifico può rilevare oggettivamente cosa sia una cultura o una società.

Tuttavia, se si guarda alla scienza come allo studio di configurazioni stabili di valori, allora la scienza sociale diviene campo squisitamente scientifico. Una società può essere definita come una rete di configurazioni stabili di valori. Come dice Kluckhorn:  “i modelli di valore costituiscono l'oggetto di studio privilegiato di uno studioso di scienza sociale”. (Robert M. Pirsig Lila: Indagine sulla morale, cap.8)

 

LA STRUTTURA DELLA METAFISICA DELLA QUALITA'

Qualità Statica e Qualità Dinamica

E’ la divisione fondamentale della realtà operata da Pirsig, a partire dalla qualità stessa. E' opportuno presentare questi concetti per via discorsiva, più che attraverso l'uso di definizioni.. Premessa necessaria alla discussione in proposito è una storia sulla lotta fra il bene ed il male nella tribù Zuni:

In una società che nutre la più profonda avversione per ogni genere di autorità, Shoshan possedeva un certo innato magnetismo,  che lo faceva notare in qualsiasi gruppo. In una società che esalta  la moderazione e l'umiltà, era considerato turbolento e sprezzante. Per di più andò contro l'atteggiamento isolazionista della tribù ed entrò in contatto con il vicino uomo bianco. L'unica reazione della tribù dei Zuni a personalità anti-sociali come questa è accusarli di stregoneria, che è proprio ciò che accadde.

Venne torturato, ma qualcuno lo fece sapere alle truppe governative (bianche), che giunsero  e arrestarono il sacerdote, capo religioso della tribù. Alla fine Shoshan divenne capo della tribù, e governò bene e con giustizia.

Chi era il bene e chi era il male?  Shoshan era un uomo virtuoso che solo sosteneva i propri principi,  ma era anche uno che mise fine ai valori di moderazione ed umiltà che da generazioni appartenevano ai Zuni. Il fuorilegge divenne sovrano. E sotto il dominio di Shoshan, chi governava divenne fuorilegge.

Ciò a cui assistiamo qui è un esempio, applicabile universalmente, di modifica dei valori su cui poggia una società.

La configurazione di valori che condannò Shoshan come stregone, era un tipo di bene, che Pirsig chiama 'bene statico.' Questa configurazione è la struttura essenziale della società stessa, ciò che la definisce. Secondo questo senso statico, Shoshan era chiaramente il male che si oppone alle autorità ufficiali della sua tribù. Se ognuno si fosse comportato in quel modo, l'intera cultura, che si era evoluta per millenni, sarebbe precipitata nel caos.

Tuttavia, di fianco a questo bene statico, c'è un bene dinamico. Se qualcuno gli avesse chiesto quali principi etici lo ispiravano, probabilmente non avrebbe saputo rispondere; stava semplicemente seguendo un vago senso di meglio. Non era né un egoista né un disadattato. Era parte integrante della cultura Zuni. Era il catalizzatore che aiutò la tribù a evolvere e a sviluppare relazioni con i bianchi dominatori. Relazioni che assicurarono rapporti diplomatici, e di conseguenza il diritto legale per la tribù sui propri territori. L'approccio isolazionista avrebbe portato ad un conflitto aperto che i Zuni avrebbero sicuramente perso.

Quando  A.N. Whitehead scrisse "l'umanità è spinta in avanti da una vaga comprensione di cose troppo oscure per il linguaggio del proprio tempo", parlava della Qualità Dinamica, che esiste nel momento preintellettuale della realtà ed è fonte di tutte le cose. Libertà di parola, di stampa, di associazione sono principi che nella giurisprudenza occidentale servono essenzialmente a proteggere l'operato della Qualità Dinamica quale forza di cambiamento in seno alla società.

Questo processo secondo cui la qualità dinamica trasforma la qualità statica è continuo nella società moderna. Negli anni '60 gli ambientalisti attaccavano lo Stato chiedendo leggi a protezione dell'ambiente, un'idea nuova per l'epoca. Era la Qualità Dinamica all'opera.  E oggi, se uno di questi hippy, invecchiato, se ne andasse a sciacquare la scodella del latte in un ruscello, lo stato lo punirebbe. Questo perché la Qualità Dinamica di trent'anni fa è diventata parte integrante della qualità statica di oggi. Dunque la qualità statica nasce come conseguenza della qualità dinamica.

La qualità statica non è in grado di creare nulla di nuovo, ma la vita non può esistere basandosi sulla sola qualità dinamica. Le configurazioni di qualità statica sono morte se sono totalizzanti, se chiedono cieca obbedienza e impediscono ogni cambiamento dinamico. Ma sono proprio le configurazioni statiche che forniscono la necessaria forza stabilizzatrice che impediscono al progresso dinamico di trasformarsi in degenerazione.

Sebbene sia la Qualità Dinamica, la qualità della libertà, a creare il mondo in cui viviamo, è la qualità statica, la qualità dell'ordine, a preservarlo. Nessuna delle due può perdurare senza l'altra.

E così la qualità statica e la qualità dinamica sono permanentemente impegnate in un processo evolutivo all'interno del quale la qualità dinamica può sovvertire ogni cosa, mentre le configurazioni sociali statiche possono rifiutare l'idea, o racchiuderla al proprio interno e renderla parte dello stesso schema statico (come nell'esempio dell'ambientalista sopra).

Pirsig definisce aggancio statico questo processo nel quale il dinamico diviene statico.

 

La Qualità Dinamica

E' essenzialmente l'essenza indefinibile della qualità di cui abbiamo parlato fin qui, ovvero il bene, la ragione, Dio, la razionalità, il verbo, il diritto naturale. Dal punto di vista sociologico, si manifesta nella società quando un nuovo concetto, un'idea, diviene una questione effettiva all'interno della società.

 

La Qualità Statica   

Dal punto di vista sociale, è fatta di usi e costumi comunemente accettati e di configurazioni di valori nello status quo sociale. Le configurazioni inorganiche, biologiche, sociali ed intellettuali saranno qui di seguito discussi come configurazioni statiche.

 

Le Quattro Divisioni Della Qualità Statica

Sono:  

  • Configurazioni Inorganiche

  • Configurazioni Biologiche

  • Configurazioni Sociali

  • Configurazioni Intellettuali (mente).  

Questi quattro termini racchiudono tutta la realtà come noi la conosciamo, anche i nostri sogni. Nulla resta fuori, a parte ovviamente la qualità dinamica, che è indefinibile, il taglio preintellettuale dell'esperienza. Questa suddivisione non è di per sé molto originale, mentre lo è l'interpretazione che la MOQ ne dà.  

 

L'Indipendenza dei Quattro Livelli

Un'ottima analogia per l'indipendenza di questi quattro livelli statici è quella di un romanzo salvato nella memoria di un computer. Si può impiegare tutta l'eternità  a studiare all'oscilloscopio le configurazioni elettriche di quel computer senza mai trovare il romanzo. Ciò che rende questo fatto così significativo per la Metafisica della Qualità è la sua evidente similitudine con le relazioni che intercorrono fra i diversi livelli delle configurazioni di qualità statica.

Certamente il romanzo non può esistere nel computer senza una corrispondente configurazione  di tensione elettrica che ne costituisca il supporto. Ma ciò non significa che il romanzo sia una espressione o una proprietà della tensione elettrica. Non è nemmeno necessario che esista in circuiti elettronici. Può anche stare confinato in forma magnetica su di un floppy, o su di un nastro, o su schede perforate, ma ancora non è composto, o posseduto, da campi magnetici. Può stare su di un blocco per gli appunti, ma non è composto, o posseduto,  dalla carta e dall'inchiostro. Può anche stare nel cervello di un programmatore, ma ancora non è composto, o posseduto, da questa materia cerebrale. Lo stesso programma può essere lanciato su una infinita varietà di computer. Un programma può anche modificare se stesso mentre gira. Può accendere un altro computer, trasferirsi su di esso e spegnere il primo da cui proviene, cancellando ogni traccia del suo passaggio: processo simile alla riproduzione biologica.

Provare a spiegare gli schemi morali sociali nei termini della fisica, è come spiegare la trama di un romanzo scritto al computer nei termini dell'elettronica. Non si può. Puoi capire come i circuiti rendano possibile il romanzo, ma da quei circuiti non si ricava la trama del romanzo. Il romanzo è una configurazione tutta sua.  In modo analogo le configurazioni della vita biologica e le molecole della chimica organica hanno un   linguaggio d’interfaccia alla macchina chiamato DNA, ma ciò non significa che gli atomi di carbonio, idrogeno ed ossigeno possiedano o guidino la vita. E nemmeno un singolo cittadino possiede le configurazioni che formano una nazione. E nemmeno un atomo possiede le configurazioni che formano un motore a combustione interna. Una attività primaria di ogni livello evolutivo sembra quella di offrire libertà ai livelli sottostanti. Ma quando i livelli superiori diventano più complessi, iniziano a perseguire obiettivi per proprio conto.

Una volta che sia compresa questa natura indipendente per livelli che hanno le configurazioni statiche, si risolvono una serie di enigmi. Il primo è l'enigma stesso del valore. In una metafisica soggetto/oggetto, valore è sempre stato il termine più vago ed ambiguo. Che cos'è? Quando si dice che il mondo è composto soltanto da valore, di cosa si parla?

Pirsig penò che dipendesse dal fatto che nessuno mai aveva tirato fuori l'idea che il mondo sia in primo luogo valore. E' una parola troppo vaga. Il valore che tiene insieme le molecole che compongono un bicchier d'acqua ed il valore che tiene insieme una nazione non sono ovviamente la stessa cosa. Dunque affermare che il mondo è nient'altro che valore fa confusione e non chiarisce nulla. (Ma va qui notato che tutte le religioni attribuiscono a Dio, il valore, la proprietà di essere ovunque e parte del tutto).

Ora questa indeterminatezza viene superata mettendo in ordine i valori secondo i livelli evolutivi. Il valore che tiene insieme un bicchier d'acqua è una configurazione di valori inorganici.  Il valore che tiene insieme una nazione è una  configurazione di valori sociali. Sono valori completamente diversi fra loro perché si trovano a diversi livelli evolutivi. E sono del tutto diversi dalle configurazioni di valori biologici che fanno sì che anche il più scettico dei filosofi scenda da una stufa bollente. Queste configurazioni non hanno nulla in comune eccetto il processo evolutivo storico che li ha creati, Ma quel processo è un processo di evoluzione di valori. Dunque il termine configurazione statica di valori vale per tutti.

Per spiegare l'efficacia e i mutamenti di prospettiva che questa teoria provoca, è opportuno discutere i dilemmi:  libero arbitrio/determinismo e mente/materia.

 

Mente e Materia

Se il mondo consiste soltanto di configurazioni materiali e di configurazioni   mentali, qual è la relazione fra essi? Dopo aver letto centinaia di volumi di filosofia che trattano questo argomento, se ne può concludere che nessuno lo sa, o almeno che nessuno sa bene come convincere gli altri. C'è la scuola materialista che afferma che la realtà è tutta fatta di materia, la quale crea la mente. C'è la scuola idealista che dice che tutto è mente, la quale crea la materia. C'è la scuola positivista che afferma che la discussione potrebbe andare avanti per l'eternità, e respinge l'argomento.

La falla sta nel nella metafisica soggetto/oggetto stessa. Una metafisica soggetto/oggetto convenzionale usa gli stessi quattro schemi statici della MoQ e li divide in due gruppi di due: schemi inorganici/biologici che chiama materia,  e schemi sociali/intellettuali che chiama mente. Ma è questa divisione la fonte del problema. Quando una metafisica soggetto/oggetto considera la materia e la mente due entità eternamente separate ed eternamente diverse fra loro, crea un ornitorinco mostruoso.

E' costretta a prendere questa decisione fatale poiché pone in cima alla sua struttura soggetti ed oggetti. Tutto deve essere soggetto o oggetto, sostanza o non-sostanza, perché quella è la fondamentale divisione dell'universo. Gli schemi inorganici/biologici sono fatti di sostanza e perciò sono oggettivi, mentre gli schemi sociali/intellettuali non hanno sostanza e perciò sono soggettivi. Quindi, una volta operata questa fondamentale divisione basata sulla sostanza, la metafisica convenzionale si chiede: ”Quale relazione fra mente e materia, fra soggetto ed oggetto?”

E per tutta risposta ti fabbrica quest'altro ornitorinco che è l'uomo. L'Uomo ha un corpo (dunque non è in se stesso corpo) ed ha anche una mente (e dunque non è in se stesso mente) Ma se ci si domanda che cosa sia allora questo uomo (che non è un corpo e nemmeno una mente), ci si ritrova con le mani vuote. Infatti, a prescindere dagli schemi che lo costituiscono, l'uomo non esiste. L'uomo è i suoi schemi.

Questo fantomatico uomo ha molti sinonimi: l'umanità, la gente, il pubblico, e perfino dei pronomi: io, lui, loro. La nostra lingua si è così saldamente strutturata intorno a queste parole, così comode da usare, che è impossibile liberarsene. Del resto, non è nemmeno necessario. Si può benissimo continuare ad usarle come si può continuare ad usare sostanza, a patto di ricordarsi che sono, appunto, nomi per designare un insieme di configurazioni e non già realtà primarie, autonome.

"Nella Metafisica della Qualità, che pone al centro il valore, i quattro gruppi di schemi statici non sono separati nei due compartimenti stagni di mente e materia. La materia è solo un nome per designare certe configurazioni di valore di tipo inorganico. Le configurazioni biologiche, quelle sociali e quelle intellettuali poggiano, sì, sulle configurazioni della materia, ma ne sono indipendenti. Hanno regole e leggi proprie, non derivabili dalle regole e dalle leggi della sostanza. Questo modo di pensare può sembrare insolito, ma basta riflettere un attimo per stupirsi, semmai, di non averlo adottato prima. Non è certo molto più plausibile pensare che un atomo possegga nella sua struttura abbastanza informazioni per costruire la città di New York. Le configurazioni biologiche, sociali ed intellettuali non sono proprietà della sostanza. Le leggi che le creano e le distruggono non sono le leggi degli elettroni, dei protoni e delle altre particelle elementari. Le forze che creano e distruggono queste configurazioni sono le forze del valore.

La conclusione della Metafisica della Qualità è dunque che sul problema mente/materia tutte le scuole filosofiche sono nel giusto. Le configurazioni statiche inorganiche contengono la mente. E le configurazioni statiche intellettuali contengono la materia. Mente e materia sono livelli evolutivi totalmente separati ed autonomi di schemi di valore statici; perciò l'una può contenere l'altra senza che vi sia contraddizione.

L'antinomia tra mente e materia è solo apparente e dipende dal fatto che non si è tenuto conto degli anelli di congiunzione tra i due livelli Mancano due termini: biologia e società. Le configurazioni della mente non spuntano fuori dalla natura inorganica. Nascono dalla società, che nasce dalla biologia, che nasce dalla natura inorganica". (Pirsig, Lila cap. 12)

 

Libero Arbitrio e Determinismo

"Un altro problema sul quale la Metafisica della Qualità fa luce riguarda la secolare controversia su libero arbitrio o determinismo. Il determinismo è la dottrina filosofica secondo la quale l'uomo, al pari degli altri oggetti dell'universo, segue senza eccezioni le rigide leggi della scienza. La dottrina del libero arbitrio sostiene invece che l'uomo compie scelte autonome rispetto agli atomi del suo corpo.

La battaglia è stata lunga e accanita perché l'abbandono della propria posizione avrebbe in entrambi i casi conseguenze logiche devastanti. In una metafisica soggetto/oggetto, se si rinuncia all'idea di libero arbitrio sembrerebbe di dover rinunciare anche alla possibilità di un'etica: se l'uomo è sottoposto alle leggi della causalità proprie della sostanza, allora non è possibile una vera scelta tra bene e male.

D'altro canto, per i deterministi, rinunciare alla propria posizione sarebbe come negare la verità della scienza. Il determinismo è l'inevitabile corollario di una metafisica scientifica tradizionale ossia sostanzialistica. Infatti, se tutte le cose sono comprese nella classe “sostanza e sue proprietà”, e se la classe “sostanza e sue proprietà” è compresa nella classe “cose che seguono sempre le leggi”, e se la gente è compresa nella classe “tutte le cose”, allora l'unica conclusione logica possibile è che gli uomini seguono sempre le leggi della sostanza.

Certo, a guardarli non si direbbe, ma per il pensiero deterministico questa è soltanto una delle molte illusioni che la scienza non si stanca mai di denunciare. Tutte le scienze sociali, antropologia compresa, si fondano sull'incrollabile certezza metafisica che il comportamento umano sia sottoposto alle leggi fisiche della causalità. Le leggi morali, ammesso che sia lecito postularne l'esistenza, sono semplicemente convenzioni sociali e niente hanno a che vedere con la reale natura dell'universo. La persona “morale”, insomma, è quella che si comporta in modo convenzionale, che “riga dritto”, che “fa la brava”: tutto qui.

Nella Metafisica della Qualità il dilemma non si pone nemmeno. Nella misura in cui è condizionata da schemi statici, la nostra condotta è determinata. Mentre, nella misura in cui seguiamo la Qualità Dinamica, che è indefinibile, la nostra condotta è libera.

Ma sull'etica la Metafisica della Qualità ha molte altre cose da dire. In primo luogo dice che, se i giudizi morali sono essenzialmente proposizioni sul valore, e se il valore è ciò che fonda il mondo, allora il mondo è fondato su giudizi morali.

Dice che schemi di valore statici e giudizio morale coincidono, anche al livello più elementare dell'universo. Le cosiddette leggi della natura sono leggi morali. Naturalmente sembra strano, sulle prime, e inutilmente complicato dire che l'idrogeno e l'ossigeno si combinano a formare acqua perché questo è un atto morale. Ma è di fatto analogo a dire che si combinano perché obbediscono alle leggi della natura. Se obbediscono a delle leggi allora si comportano per certi versi moralmente, sebbene in maniera inconsapevole, semplice e fisica.

La differenza fra le due formulazioni è di ordine filosofico, non scientifico. Che un elettrone abbia un certo comportamento perché deve o perché vuole non influisce minimamente sul suo comportamento rilevato scientificamente, sul dato".

(Pirsig, Lila cap. 12)

 

Insomma l'idea di Pirsig è che tutto, non solo la vita ma tutto, è attività etica. E' questo e nient'altro. Quando le configurazioni inorganiche della realtà creano la vita, la Metafisica della Qualità postula che ciò avviene “perché è meglio”; e che questa definizione di “ciò che è meglio”, questa rudimentale risposta alla Qualità Dinamica, è già un'unità etica sulla quale è possibile fondare tutto ciò che è bene e tutto ciò che è male.  La via dell'evoluzione dunque procede secondo complessità: inorganico, biologico, sociale, intellettuale.

 

L'Indipendenza nella Moralità Evolutiva

Storicamente, ogni tentativo di unificare scienza ed etica si è risolto in un disastro. Non si può appiccicare un sistema morale su di un mucchio di materia oggettiva amorale. La materia oggettiva amorale non lo permette, se lo scrolla di dosso perché non sa che farsene. 

Ma la Metafisica della Qualità non glielo permette. Dice infatti che per prima cosa, tutta quella  “materia oggettiva amorale” è una moralità di basso livello. Non può scrollarsi un bel niente di dosso. Ed in secondo luogo afferma che anche se la materia non fosse una moralità di basso livello, non ci sarebbe alcuna necessità metafisica di dimostrare che ciò che è morale derivi da essa.  Senza dividere le configurazioni statiche di valore in quattro sistemi, gli schemi morali convenzionali non hanno pressoché nulla a che fare con la natura inorganica o biologica.  “Queste configurazioni morali poggiano sulla natura inorganica come i romanzi poggiano sui computer. Sono in genere in contrasto con gli schemi biologici, più che in loro aiuto”.  Per esempio l'attività di molte religioni e di molte leggi è la soppressione della natura biologica della gente. 

Qui sta la chiave dell'intera questione: la struttura evolutiva della Metafisica della Qualità mostra che non esiste solo un sistema morale. Ce ne sono diversi. Nella Metafisica della Qualità c'è la moralità della “legge di natura”, in cui le configurazioni inorganiche trionfano sul caos; c'è la “legge della giungla”, in cui la biologia trionfa sulle forze inorganiche dell'inedia e della morte; c'è una moralità in cui gli schemi sociali trionfano sulla biologia: “il diritto”; e c'è una moralità intellettuale, che sta ancora sforzandosi nel tentativo di controllare la società. Ognuna di questi sistemi di codici morali si relaziona con gli altri tanto quanto un romanzo si relaziona con i dischi, i processori o la RAM di un calcolatore elettronico. 

Dunque la gerarchia essenziale è: 

 

Configurazioni statiche della Qualità Dinamica

  • Inorganiche

  • Biologiche

  • Sociali

  • Intellettuali

Cercherò ora di mostrare come questa comprensione della natura della realtà possa essere utilizzata per esaminare questioni etiche, questioni di diritto naturale.

Quella che oggi viene convenzionalmente chiamata moralità copre uno soltanto di questi ordini: quello biologico/sociale. Nella metafisica soggetto/oggetto il codice biologico/sociale è visto come un aspetto marginale, soggettivo, dell’universo, privo di esistenza fisica. Invece nella Metafisica della Qualità tutti i codici morali, più un quinto, la moralità Dinamica, hanno realtà, anzi sono tutta la realtà.  In generale, dovendo scegliere tra due linee di condotta e a parità di condizioni, la scelta più dinamica, vale a dire, quella che è a un livello evolutivo superiore, è la più morale. E’ in base a questo principio che possiamo dire, ad esempio, “Per il medico è più morale uccidere un germe che far morire il paziente”. Germe e paziente vogliono entrambi vivere, ma il paziente ha la priorità da un punto di vista morale perché si trova a un livello evolutivo superiore”. (Pirsig, Lila cap. 13)

La cosa in sé sembra quanto mai ovvia. Meno ovvio è il fatto che, in una Metafisica della Qualità, è assolutamente, scientificamente morale che un dottore preferisca il paziente. Non è una arbitraria convenzione sociale, che si  possa applicare ad alcuni dottori e ad altri no, o soltanto in certe culture. E’ vero per tutte per ogni persona in ogni tempo, ora e per sempre, (una definizione quasi perfetta di cosa sia il diritto naturale), una configurazione morale della realtà non meno reale della formula H2O. Finalmente possiamo affrontare la morale in modo razionale. Ora possiamo dedurre codici basati sull’evoluzione in grado di analizzare dilemmi morali con una precisione che in passato non era possibile. Nel conflitto morale evolutivo fra il germe ed il paziente, lo scarto evolutivo è ovvio, ed se ne trae come risultato che ovvia è la morale di tale situazione. Ma quando gli schemi statici in conflitto sono più vicini, l’operare della forza morale diventa meno ovvio. Il prossimo capitolo affronta alcuni di questi casi. Valuterò questioni di diritto naturale utilizzando lo strumento della MoQ.

 

 

Capitolo IV

La MoQ applicata al Diritto Naturale

Il fatto che questa teoria possa essere applicata direttamente a dilemmi legali rappresenta una differenza fondamentale fra la MoQ ed altre teorie del diritto naturale. In questo capitolo, cercherò di giustificare le basi teoretiche discusse in precedenza, mostrando le conseguenze pratiche della MoQ.

 

La Guerra e la Pena di Morte

E’ scientificamente morale che una società uccida un essere umano? E’ una questione morale importante, ancora oggi dibattuta nelle aule di giustizia e legislative di tutto il mondo.

Parrebbe che una moralità evolutiva debba rispondere: sì, una società ha il diritto di uccidere una persona con lo scopo di prevenire la propria distruzione. Un villaggio primitivo isolato minacciato da briganti ha il diritto morale e l’obbligo di ucciderli per autodifesa, in quanto il villaggio è una forma evolutiva superiore. Quando gli Stati Uniti arruolarono truppe per la Guerra Civile, tutti sapevano che sarebbero stati uccisi degli innocenti. Il Nord avrebbe potuto concedere l’indipendenza agli stati schiavisti, e salvare centinaia di migliaia di vite umane. Ma una moralità evolutiva afferma che il Nord era nel giusto ad intraprendere quella guerra perché una nazione è una forma evolutiva superiore ad un corpo umano, ed il principio dell’uguaglianza fra gli uomini è ancora superiore ad una nazione.

Quando una società non è minacciata, come nel caso dell’esecuzione capitale di un criminale, il caso diviene più complesso. In caso di alto tradimento, di insurrezione, o di guerra, la minaccia di un individuo contro una società può essere reale.  

Ma se una struttura sociale solida non è seriamente minacciata da un criminale, allora una moralità evolutiva dovrebbe affermare che non esiste giustificazione morale nell’ucciderlo, e ciò che rende immorale la sua uccisione è che un criminale non è soltanto un organismo biologico. E non è nemmeno soltanto un membro imperfetto di una società. Ogni volta che viene ucciso un essere umano si uccide anche una fonte di pensieri. Un essere umano è una raccolta di idee, e queste idee hanno la precedenza nei confronti di una società. Le idee sono configurazioni intellettuali. Sono ad un livello evolutivo più alto delle configurazioni sociali. Nella stessa misura in cui è più morale che un medico uccida un germe invece di un paziente, è dunque più morale che un’idea uccida una società, che non il contrario.

Ed oltre a ciò c’è una ragione ancor più convincente: le società ed i pensieri e gli stessi principi non sono altro che sistemi di configurazioni statiche. Queste configurazioni non possono percepire o adeguarsi alla Qualità Dinamica, né scegliere di adeguarvisi. Questo lo può fare soltanto una creatura vivente. L’obiezione più forte alla pena capitale è che essa indebolisce il potenziale dinamico di una società, la sua capacità di cambiare, di evolversi. Le persone perbene sembrano tali soltanto perché si conformano agli schemi sociali della loro epoca. Sono i cattivi, quelli che sembreranno buoni a distanza di centinaia d’anni, la vera forza dinamica dell’evoluzione sociale. Questa era la lezione morale del brujo di Zuni. 

Un esempio contemporaneo è quello di Gerry Adams: se fosse stato ucciso per il suo ruolo di comandante dell’esercito terroristico dell’IRA, oggi non sarebbe un volto familiare televisivo, ospite della Casa Bianca, sostenitore di una soluzione non violenta. 

Il fatto che non sia stato ucciso ha dato di più ad entrambe le fazioni, rispetto alla creazione di un martire ed alla rimozione del suo contributo intellettuale a risolvere la situazione. Ecco dunque un altro esempio dei benefici di una moralità in grado di preservare tutti gli aspetti dinamici presenti in una società.

 

L’Aborto

Un’altra questione oggi molto dibattuta, nel nostro paese come in tutto il mondo. La MoQ affermerebbe che le configurazioni sociali ed intellettuali sono ad un livello più alto di quelle degli organismi biologici. Dunque sarebbe morale per un individuo, o per una struttura sociale, prevenire la nascita di una vita umana fin quando si trovi allo stato di  materia organica (cioè cellule pre-fetali). Tuttavia sarebbe immorale per un individuo o per una società uccidere un essere umano che si sta sviluppando nel momento in cui ha raggiunto lo stato di senziente, o di cosciente, poiché anche un intelletto allo stato embrionale fa sì che un feto non sia un essere semplicemente organico. La MoQ lascerebbe alla scienza il compito di dedurre il momento in cui l’autocoscienza si sviluppa in un feto. I giudici nel caso Roe contro Wade hanno semplicemente sentenziato che sembra giusto permettere l’aborto ad uno stato iniziale dello sviluppo fetale, ma non è possibile per via razionale dire perché. Questo sistema ne è invece in grado. 

In una situazione ancor più complessa, una ragazza che sia vittima di uno stupro, ha un diritto ancora superiore di abortire, secondo la MoQ. Ciò deriva dal fatto che il feto è qui il risultato diretto di una azione puramente biologica (lo stupro). Essendo il livello biologico inferiore al livello sociale, è immorale che il livello sociale si lasci vincere da quello biologico, soprattutto se, almeno fisicamente, è possibile restituire alla ragazza la condizione in cui essa si trovava prima di quell’atto biologico.

Ciò nondimeno, se il feto in questione arrivasse a sviluppare una propria coscienza, l’aborto sarebbe immorale, in quanto il feto sarebbe parte del livello intellettuale, ovvero una forma evolutiva più alta della società. A questo punto il feto diviene protetto dall’ideale intellettuale conosciuto come diritto alla vita.

 

La Bestemmia

Se si considerano i codici religiosi come parte di un più ampio ordine di argomentazioni intellettuali, (come proposto nel Capitolo 1), sarebbe immorale che essi venissero distrutti da forze biologiche o sociali.  E’ dunque moralmente sbagliato che un piccolo molestatore  (spinto da basse configurazioni di valori biologici) attacchi i codici religiosi che proibiscono il suo peccato. Allo stesso modo, era moralmente sbagliato per il Nazismo (spinto da basse configurazioni di valori sociali, se non tribali) attaccare i codici religiosi che proibivano i crimini del Terzo Reich.

Comunque, si prenda ad esempio un sentimento direttamente antireligioso basato su argomentazioni intellettuali, come nel caso di  Galileo, di Lutero, o forse anche di Nietzsche. Anche se manifestamente contrari agli insegnamenti della religione, la MoQ non li considera blasfemi, in quanto le loro affermazioni erano basate su salde configurazioni di valori intellettuali (entrambi i punti di vista dunque coesistono in quanto schemi intellettuali). Una affermazione intellettuale non è immorale all’interno della MoQ, in quanto è bene che gli schemi statici siano sfidati dinamicamente. E’ facile infatti concludere che tali lavori contribuirono all’avanzamento ed al perfezionamento del concetto di Deità che l’uomo occidentale possiede.

E’ abbastanza facile stimare le motivazioni che stanno dietro alle azioni blasfeme, a seconda che siano motivate biologicamente, socialmente o intellettualmente.

 

La Contraccezione

E’ una questione facilmente risolta come morale dalla MoQ, in quanto la contraccezione è essenzialmente un metodo attraverso cui l’intelletto guida e controlla la biologia. Essendo l’intelletto e la società livelli più alti della biologia, è morale.

 

Il Suicidio Assistito e l’Eutanasia

In caso di sindrome vegetativa permanente, l’atto della eutanasia da parte della società (per legge) è morale in quanto è un semplice caso in cui la società e l’intelletto dominano la biologia, in quanto un essere umano in tale stato è essenzialmente un essere biologico.

Invece, nel caso in cui un individuo sia malato terminale e sofferente, ma mentalmente lucido, il suicidio assistito è immorale secondo la MoQ, in quanto è immorale che una società (per legge) causi la fine di un intelletto, indipendentemente dal fatto che questo stia utilizzando risorse sociali senza utilità. (Questo perché l’intelletto prevale sulla società)

Ciò detto vale a meno che non sia l’individuo stesso a decidere il suicidio. Poiché è questo l’unico modo che l’intelletto ha per dominare le sofferenze a cui è sottoposto dalle  forze biologiche del suo stesso corpo, questo diventa un caso morale di intelletto che domina la biologia. (Questo perché l’intelletto prevale sulla biologia).

 

Il Furto e le Tasse

E’ morale che una società imponga tasse sulle risorse materiali degli individui che la compongono con lo scopo della sua propria sopravvivenza, in quanto la società è una forma superiore all’individuo. Corrisponde a ciò che è immorale che un individuo derubi lo stato per scopi personali, a meno che i suoi propositi non siano chiaramente di un ordine intellettuale superiore di quelli della società (ad esempio, un idealista che deruba il Terzo Reich sulla base del diritto alla vita, in quanto una idea è superiore ad una società).

E’ inoltre immorale che gli individui si derubino fra di loro nel momento in cui l’ideale intellettuale della proprietà privata sia essenziale alla società. Non perché la MoQ ritenga il diritto alla proprietà privata un bene in sé, ma perché tale comportamento consiste essenzialmente in forze biologiche (l’ingordigia) che attaccano gli schemi di valore sociale (la società prevale sulla biologia).

Comunque la MoQ ritiene che è morale che un individuo derubi la società per sopravvivere (ad esempio rubando cibo), dal momento che tale azione mantiene in vita l’intelletto, che è superiore alla società. Fa eccezione il caso in cui la società non sia in grado di sostenere tale furto. Vale a dire: se la società collassasse a seguito del furto, sarebbe più opportuno che morisse l’individuo, piuttosto che la società. (ad esempio se un individuo armato tentasse di rubare tutte le riserve auree di una nazione per utilizzare tutto quell’oro per pagare una operazione chirurgica che gli serve a sopravvivere!).

 

Libertà di Parola, Associazione, di Movimento

Molte società non hanno consentito queste libertà, asserendo che la società è una forma evolutiva superiore all’individuo, il che è vero. Di conseguenza tali società autoritarie dicono che la gente non dovrebbe andare in giro a danneggiare lo stato asserendo cose contrarie ai suoi propositi. Ma le azioni dell’individuo nella MoQ sono da dividere in quelle di natura biologica e quelle di natura intellettuale. Quelle di natura biologica sono inferiori alla società, che le deve sopprimere. (ad esempio l’incitamento alla lotta, al furto, all’omicidio).

Invece si dovrebbe permettere alle azioni individuali di natura intellettuale o idealista di agire contro la volontà della società, secondo la MoQ, in quanto tali azioni sono per natura ad un livello più alto della società (l’intelletto prevale sulla società). Dunque, come già discusso nel capitolo 1, la MoQ dà una risposta razionale al diritto di parola.

 

Uguaglianza ed Azione Positiva

L’azione positiva è essenzialmente un adattamento  artificiale degli schemi sociali esistenti, per mezzo dell’intelletto, con lo scopo idealistico dell’uguaglianza. Dunque è un caso di intelletto che domina schemi sociali, ed è morale il suo buon esito. “Ma l’azione positiva razziale degli Stati Uniti non sembra essere corretta nella sua presunzione che “uguaglianza” sia sinonimo di “uniformità”, ignorando con ciò il fatto scientifico, sociale e storico che alcune razze abbiano in media alcune abilità geneticamente differenti da altre, e di conseguenza sono più adatte ad alcuni tipi di impiego”. (Kingsley Introduzione alla Psicologia 1979 :132)

Le recenti accuse di razzismo istituzionalizzato rivolte  alle forze di polizia britanniche sono state una reazione al fatto che le forze di polizia sono meglio equipaggiate a combattere il crimine nei quartieri “neri” (in quanto fra i neri la frequenza dei crimini è 10 volte superiore). Tuttavia la polizia sta semplicemente reagendo verso un ben identificabile schema biologico del crimine, il che è morale in quanto la società deve dominare la biologia. Dunque questo è morale, a meno che la polizia non cerchi di incolpare dei neri innocenti sulla base di un dato statistico. Questo sarebbe immorale in quanto caso di schema sociale che contravviene all’ideale intellettuale di libertà ed uguaglianza.

Il razzismo è poi ancor più immorale poiché deriva da un bisogno tribale degli individui biologici (la mentalità “Noi Contro Gli Altri”) di sovvertire il diritto di libertà, di uguaglianza, e di integrità della persona, ovvero siamo in presenza di uno schema biologico che attacca schemi di valore intellettuale.

 

L’investimento di risorse sociali in cultura e scienza

Si sente spesso la gente dire “Coi soldi di quel teatro ci si poteva costruire un ospedale”, oppure, “Cosa andiamo a fare su Marte quando c’è la fame in Africa”. A dispetto della forza emotiva di tali argomentazioni, la maggioranza della gente sembra percepire che ci sia una qualche qualità etica, ma si sbaglia. La MoQ razionalizza tali sentimenti. 

Il progresso tecnologico,  scientifico e culturale è essenzialmente il disegno più alto della nostra specie. Se non si perseguono questi ideali, tutta la nostra umanità è perduta. La pura sopravvivenza è uno stato inadeguato per la nostra specie. Ad esempio, i viaggi spaziali costituiscono il limite del nostro progresso. La MoQ dice che è morale che le società e gli individui (in senso biologico) siano in un certo qual modo  lasciati in secondo piano in favore di questi ideali, in quanto l’umanità stessa è una forma più alta di evoluzione rispetto alle società, le nazioni o gli individui che la costituiscono.

Dunque, senza mezzi termini è giusto sacrificare (o passivamente non salvare) milioni di vite per questi ideali? Il fatto è che in ultima analisi gli investimenti in scienza e tecnologia salvano persone. Senza di questi non vi sarebbero medicine, comunicazione, trasporti, cose che oggi salvano tante vite. A lungo andare, più di quanti se ne sarebbero salvati se tutti quei soldi spesi in queste discipline fossero stati spesi in cibo. Se fosse successo questo, oggi saremmo ancora lì a morire di raffreddore.

Quanto alla cultura, senza investimenti in essa la qualità della vita decadrebbe e la società diverrebbe stagnante e insoddisfatta, senza significati, e diverrebbe una società impoverita e non funzionante. Si potrebbe affermare che la negazione della cultura umana negherebbe la ragione per cui vivere. Il miglior esempio storico di ciò che accade quando una società perde la cultura e la religione sono i paesi post-comunisti. La mancanza di cultura ha ripercussioni materiali. 

Dunque la legge non deve misurare la felicità umana in termini materiali, come Bentham e la scuola positivista avrebbe fatto. Le configurazioni di valore intellettuali sono reali ed hanno reali ripercussioni materiali. La MoQ lo dimostra. Ne deriva che la scuola positivista del materialismo va considerata sbagliata nelle sue premesse.

 

Queste soluzioni possono sembrare fin troppo banali e semplici, ma sono dedotte da un sistema di pensiero del tutto razionale. Comunque Pirsig dice, “Questo è segno di una teoria di alta qualità. Non risponde ai dilemmi con complicati giri di parole. Li fa dissolvere, a tal punto che viene da chiedersi perché mai ce li siamo posti”. 

Sono arrivato a tali conclusioni utilizzando la struttura di valori razionale evoluzionistica che è la Metafisica della Qualità. Il fatto molti risultati appaiano in accordo con le convinzioni morali comunemente accettate mostra in concreto che tale sistema va di pari passo con la coscienza umana. O, meglio, che la coscienza umana è capace, anche senza una analisi razionale, di sentire ciò che è giusto per l’uomo nel suo processo evolutivo.

Ciò che rende questo metodo così applicabile al diritto naturale è che aiuta a chiarire i dubbi e a rimuovere lo stallo delle opposte opinioni. Oggi tali dubbi sono stati risolti da interpretazioni giuridiche soggettive e da leggi (il che riflette la visione soggettiva della cultura dei nostri tempi). Tutte le discussioni su tali questioni sono state basate su di opinioni, in modo non razionale.

La grande forza di questo sistema è che i risultati che ho riportato non sono opinioni personali, ma conclusioni necessarie. Ciò si dimostra particolarmente vero in relazione all’aborto, su cui io personalmente nutro diversi dubbi. Ma, grazie alla struttura della MoQ, sono stato condotto a dedurre che l’aborto è morale fin quando il feto sia puramente biologico (vedi sopra).

La cosa mi ha sorpreso, e dimostra  la forza di questa teoria nel rimuovere il pensiero puramente emotivo o dogmatico dalle questioni etiche. Potrei continuare all’infinito ad applicare questa teoria a questioni legali, ma per motivi di spazio mi limito agli esempi già dati.

 

Conclusione

Lo scopo dei capitoli 2, 3 e 4 è stato descrivere le basi e l’architettura della MoQ, e di applicarla in modo convincente agli attuali dilemmi legali. Spero di aver avuto in questo un certo successo, o almeno di aver presentato un pensiero capace di suscitare idee basate su solide fondamenta. Il prossimo capitolo prosegue con l’analisi della teoria fin qui descritta in relazione alla moderna teoria del diritto naturale. 

 

 

Capitolo V

La teoria del diritto naturale diviene chiara

Fin qui ho descritto: il bisogno di una teoria come questa, nel quadro della giurisprudenza dei secoli recenti; l’idea e la sua struttura; e nel capitolo precedente l’ho applicata a questioni di diritto naturale. Resta da discutere come questa idea si relazioni con le tendenze attualmente dominanti nel campo della teoria del diritto naturale. Discuterò ora:  

  • Il dilemma di Kant e Hume 

  • La MoQ come opposizione alla scuola del pensiero positivo 

  • Il problema del metodo di Hunger

1. IL DILEMMA DI KANT E HUME

Kant e Hume rappresentano i due punti di vista tradizionalmente opposti in giurisprudenza. Entrambi provengono da premesse del tutto opposte. La MoQ dimostra la complementarietà delle loro posizioni.

 

Premesse fondamentali

David Hume parte da una posizione realmente empirica, e ritiene che l’esperienza soggettiva sia l’unico mezzo della ragione, affermando “la ragione è e deve essere schiava delle passioni” e aggiungendo che siamo veramente all’interno di “ una natura  che ci guida, che opera… non attraverso la ragione ma per mezzo dei sensi … è pura esperienza … che ci dà la possibilità di inferire l’esistenza di un oggetto da quella di un altro(Hume, Inchieste sulla comprensione umana [1777] 1975:164-5). Dunque, Hume è un soggettivista.

Immanuel Kant afferma che “...tutta la conoscenza razionale o è materiale e si riferisce ad un qualche oggetto, o formale e si riferisce alla [ragione stessa]”. (Kant, Le basi della Metafisica della Morale, 1964: 53) Afferma inoltre che “la ragione non lavora in modo istintivo ma richiede costante impegno per un graduale progresso “ (Kant, citato da Williams 1983:13). Kant è un oggettivista.

La MoQ chiarisce questa contrapposizione fra le due premesse fondamentali attraverso la propria dimostrazione che questi due pensatori potevano pensare che le uniche possibilità erano di essere soggettivi o oggettivi. Ciò era certamente vero all’interno di una metafisica soggetto/oggetto. Ma la MoQ dimostra la complementarità delle posizioni oggettiva e soggettiva, in quanto entrambe sono il risultato della stessa Qualità come discusso nel capitolo 3.

 

Concetti di Diritto Naturale

Per quanto concerne le loro idee sul diritto naturale, questi due pensatori di nuovo appaiono in forte contrasto. Hume, il tradizionalista, asserisce: “le regole della giustizia, le regole dell’ordine legale, sono il risultato di processi storici, di tradizioni, di esperienze, e noi dovremmo esitare prima di apportarvi modificazioni di rilievo soltanto perché così suscitiamo qualche interessante argomentazione logica” (Hume, citato da Morrisson ). Questa affermazione tradizionalista sembra corrispondere esattamente  a ciò che Pirsig indica come Qualità Statica, come discusso nel capitolo 3.

Kant riteneva che l’uomo moderno non dovrebbe essere “allevato ed istruito  da conoscenze bell’e pronte; piuttosto, dovrebbe trarre il suo prodotto dale sue stesse risorse… tutto intuito ed intelligenza: di ciò tutta la sua opera dovrebbe essere composta”. Questa è un’ottima definizione di ciò che Pirsig chiama Qualità Dinamica.

Nella MoQ è fondamentale il processo evolutivo di configurazioni statiche e dinamiche che sono fra loro correlate e che portano con sé il progresso. Sia Kant che Hume sono corretti, solo che entrambi non riescono a vedere la loro reciproca complementarità.  Senza uno scatto dinamico gli schemi statici non sarebbero nemmeno venuti alla luce, e senza gli schemi statici il dinamico non può sopravvivere, perché ricadrebbe nel caos. Quindi non esiste alcun dilemma, in quanto non l’uno non esclude l’altro. E’ più corretto sceglierli entrambi (si veda il Capitolo 3).

Ovviamente c’è molta più complessità nelle posizioni di Kant e Hume, e non è questa la sede per addentraci.  E’ sufficiente considerare come la MoQ offra una interpretazione brillante aggiungendo chiarezza.

 

2. LA MOQ COME OPPOSIZIONE ALLA SCUOLA DEL PENSIERO POSITIVO

Morrisson definisce Positivismo Legale un “corpo di approcci collegati fra loro che hanno dominato la giurisprudenza occidentale negli ultimi 150 anni”. Le sue due premesse sono:

"(i) La legge è formulata dall’uomo.

  (ii) La legge può essere compresa adottando le metodiche proprie delle scienze naturali o fisiche“.

(Morrisson, 1992 Giurisprudenza: Dai Greci al periodo post-moderno)

La MoQ non ha problemi di fronte alla prima premessa di per sé, mentre la seconda è stata oggetto di totale confutazione in questo saggio. La MoQ ritiene fondamentalmente sbagliato e perfino assurdo applicare al diritto una metafisica soggetto/oggetto. E’ incoraggiante notare il rifiuto che la MoQ fa del positivismo, che appare una metodica disastrosa, un vero e proprio vicolo cieco per il diritto naturale.

Il teorico tedesco Gustav Radbruch crede che sia stata la giurisprudenza del diritto positivo ad aver consentito che la sventura del regime nazista divenisse accettabile in Germania. In termini di diritto positivo, la giustizia è ciò che la legge ha scritto, mentre non ha alcuna rilevanza ciò che sia considerato giusto o sbagliato in coscienza. Il positivista americano John R. Roth ha detto “Se il nazismo avesse vinto, una autorità chiamata a fare giustizia avrebbe dichiarato che l’Olocausto non aveva infranto alcuna legge naturale, e che nessun crimine contro Dio o l’umanità era stato commesso”  (citato da Morrisson). Ciò implicherebbe che il diritto naturale di fatto non sarebbe altro che una affermazione dei principi legali esistenti. La MoQ non  giunge a questa conclusione.

Il  processo di Norimberga inventò l’accusa di “crimine contro l’umanità”, a dispetto delle tesi secondo cui tale accusa non è legittimata dal diritto positivo. Come potremmo affidarci ad un concetto di legge che può allontanarsi dai sentimenti umani più profondi? Il processo di Norimberga ha suscitato una specie di resurrezione del diritto naturale, contro il positivismo. Una tendenza che è proseguita fino ai nostri giorni, e che è in evidenza nelle leggi internazionali, in particolare nella Carta dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, e dal punto di vista legale, nel movimento degli Studi di Critica Legale.

 

Il movimento CLS

Abbiamo già visto che il periodo post-moderno è per definizione una realizzazione che i metodi di analisi razionale sono “radicalmente errati”  nella loro capacità di “produrre una piena consapevolezza della realtà sociale”. (Morrisson, Giurisprudenza: dai Greci al periodo post-moderno 1997: 13) Il movimento degli Studi di Critica Legale (CLS) è in breve la realizzazione legale del post-moderno.

Il termine “CLS” si riferisce ad un movimento ben definito, che può essere meglio definito dalla direzione verso cui si muove. Come lo descrive Morrison, “Il CLS prova a fuggire dalla gabbia della sua stessa razionalità in nome di forme rivitalizzate della comprensione umana. Il CLS tenta di reintrodurre forme di pensiero che non sono facilmente comprese dal moderno discorso legale,  ovvero I bisogni dell’uomo”. (Morrisson, Giurisprudenza: dai Greci al periodo post-moderno 1997: 475)

In questo suo tentativo il movimento CLS è fondamentalmente anti-positivista. “Il CLS sembra avere successo quando mette in luce l’insufficienza di una cruda posizione positivista... Il CLS chiede che si consideri la legge non nei termini del modello liberale di un sistema di leggi positive come regole definite, o un corpo coerente di regole e principi, ma come un processo politico in cui le relazioni sociali sono continuamente negoziate, le speranze umane e le idee vengono distorte e mozzate”. (Morrisson, Giurisprudenza: dai Greci al periodo post-moderno 1997: 474) La realizzazione di questo processo evolutivo è esattamente parallelo al processo evolutivo statico/dinamico descritto nel capitolo 3.

Solo che, mentre il CLS attacca il positivismo sulla base dei suoi effetti e della sua mancanza di sentimenti umani, la MoQ va ben oltre ed opera un attacco razionale alle sue stesse fondamenta, che è la metafisica  soggetto/oggetto. Il movimento CLS sembra muoversi sulla base dei sentimenti nella stessa direzione verso cui la MoQ ci indirizza sulla base di argomentazioni razionali: lontano dal positivismo legale.

 

3. Il PROBLEMA DEL METODO DI UNGER

Torno a questo punto al problema del metodo così come identificato da Unger in La sociologia del diritto, a cui ho fatto cenno nel Capitolo 1. Egli indica i criteri essenziali per la validità di una nuova teoria, che sia in grado di aiutare ad uscire dal vicolo cieco la teoria del diritto naturale. Credo di poter dire che la MoQ sia un deciso passo avanti nella direzione di soddisfare tali criteri.

Unger afferma che questo “problema di metodo” include quattro temi principali, che devono essere soddisfatti da una nuova teoria che voglia determinare un progresso. 

" (1) la possibilità di una alternativa alla logica ed alla causalità, capace di superare l’inadeguatezza del razionalismo e dello storicismo;

(2) il collegamento fra questo terzo metodo e la causalità;

(3) la connessione fra il significato di un atto per chi lo compie e per chi lo osserva;

(4) la relazione di una teoria sistematica con l’interpretazione della storia.”

(Unger Il diritto nella società moderna 1976 : 245, mia numerazione) 

1. La MoQ è stata ben chiaramente argomentata come possibile alternativa alla logica convenzionale (e dunque alla causalità). Comunque, con più precisione, la MoQ è una alternativa alla metafisica che fa da supporto alla logica convenzionale.   Non rifiuta la logica, ma semplicemente la ritiene un mezzo inefficacie per affrontare i temi della società e dell’etica con cui il diritto si confronta. La struttura della MoQ è una alternativa alla logica quando ci si occupi di questioni legali e sociali, come mostrato negli esempi della sua applicazione nel capitolo 3. Ho ampiamente argomentato che la MoQ è capace di una migliore spiegazione del diritto e della società rispetto al razionalismo ed allo storicismo, ed in questo senso ne “supera l’inadeguatezza”.

2. La MoQ si collega facilmente alla causalità. La Causalità fa parte del pensiero logico. Il pensiero logico fa parte della MoQ. Dunque, la causalità fa parte della MoQ (si veda la figura 2).

3. La connessione fra il significato di un atto per chi lo esegue e per l’osservatore è un problema difficile, ma viene risolto all’interno della MoQ.  Il problema è essenzialmente “Perché le persone hanno differenti opinioni sul valore?” o, con più precisione “Cos’è la Qualità?”. Questa è la singola domanda da cui scaturisce tutta la MoQ, ed è un enorme problema. I capitoli 2 e 3 sono essenzialmente una sinossi della risposta che la MoQ dà a questa domanda. Nonostante  la difficoltà,  la risposta c’è, ed è a mio avviso la migliore spiegazione razionale offerta fino ad oggi.

4. La relazione fra la comprensione storica e la logica basata sul pensiero sistematico è stata ampiamente affrontata, ed è risultata irrazionale. Dimostrare l’assurdità dell’uso della metodologia propria della scienza naturale nello sviluppo di sistemi di pensiero, e dunque dell’uso di queste “teorie sistematiche” per affrontare questioni etico-sociali era lo scopo principale di questo saggio. Dunque la relazione fra lo storicismo e la teoria sistematica soggetto/oggetto è risultata irrazionale. Tuttavia, la relazione fra la teoria sistematica della MoQ e la comprensione storica è razionale. La MoQ è una teoria sistematica che è un sistema di valori evolutivo. L’aspetto evolutivo di questo sistema dipende dalla comprensione di ciò che è una forma superiore di evoluzione. La “comprensione storica” è massima, in quanto, dal punto di vista della MoQ, la storia è di per sé un processo evolutivo dei quattro livelli nella direzione della Qualità Dinamica. Dunque “comprensione storica” è sinonimo di “evoluzione” all’interno della MoQ. Dunque la comprensione della storia non  è soltanto in relazione con la teoria sistematica della MoQ, ne è parte.

In conclusione, spero che il mio tentativo di offrire la MoQ come soluzione al problema del metodo di Unger sia in qualche modo convincente. Credo che, sebbene nella sua forma attuale la MoQ non possa essere soddisfacente per tutti, almeno offra il seme di una soluzione. Poiché la MoQ stessa crede nella evoluzione delle idee, spero che possa almeno far parte di una evoluzione verso una più ampia e completa comprensione del diritto naturale.

 

Conclusione

Dunque, possiamo vedere che la MoQ offre quanto meno una prospettiva fresca alle teorie odierne sul diritto naturale. Credo che abbia un grande potenziale come base per la formulazione di una nuova metodologia del diritto naturale. Spero di aver dimostrato che si tratta di un sistema razionale che veramente include il valore, e che dunque può aiutare a colmare le lacune della religione e della scienza come basi del diritto naturale.

 

 

Conclusione

 

Panoramica

Questo saggio si è dimostrato un lavoro arduo, ma ne valeva la pena. Sentivo di dovermi cimentare in esso in quanto coloro che scrivono di giurisprudenza sembrano sottrarsi alla contrapposizione fra scienza ed etica, sebbene questa sia ovviamente il nodo cruciale. Una evasione comprensibile in quanto sembra impossibile trovare la risposta. Ma questa è la domanda fondamentale in termini di diritto naturale nella società moderna, e dunque si deve trovare risposta. O, quantomeno, provare.

Non voglio con questo proclamare questo saggio come la risposta. Non voglio essere preso per l’ubriaco che si aggira per il giardino pubblico certo di aver trovato la “risposta a tutte le cose”. Ma sento con forza che le idee di Pirsig sono un passo avanti nella giusta direzione. Di sicuro non ho notizia di altre linee di pensiero che siano altrettanto promettenti.

Per motivi di spazio, sono stato costretto a diverse omissioni. Se anche non le ho potute includere, almeno ne indicherò alcune. In primo luogo le somiglianze fra la MoQ e la Complementarietà che  Niels Bohr propose quando per primo formulò la fisica dei Quanti negli anni venti. Le somiglianze fra la MoQ e la fisica quantistica, per ciò che riguarda la filosofia e la percezione della realtà, sono state notate per primi da membri dell’Istituto della Fisica dei Quanti di Copenaghen nel 1996.

Ciò ha determinato un certo rapido sviluppo nella MoQ, in quanto la scienza sembra cominciare a sostenere l’idea che il valore sia l’essenza della realtà. Associati ad essa ci sono i recenti sviluppi della comprensione scientifica della coscienza, che dimostrano fondamentali nel pensiero i fenomeni quantici indefiniti e non deterministi (Penrose, Ombre della mente, 1996). Purtroppo, molte utili analogie e spiegazioni sono state omesse per motivi di spazio e per tenere a fuoco il tema.

 

Conclusione

In conclusione, spero almeno di aver chiarito a sufficienza le mie tesi e come si sono evolute. Il capitolo 1 ha fornito una prospettiva storica necessaria a chiarire il ruolo del diritto naturale nella società moderna, bloccato nella impasse fra scienza ed etica. E’ importante mostrare la gravità della situazione post moderna, appena proviamo ad uscire dalle religioni organizzate.  E’ chiaro che la scienza da sola non è in grado di occuparsi di questioni irrisolte che vengono alla luce nel vuoto lasciato dietro di sé dalla religione.

Poi, nel capitolo 2, ho proceduto con la spiegazione di come sia sorta la primaria divisione metafisica nella MoQ, ripercorrendo il processo attraverso cui il pensiero di Pirsig si è cristallizzato. Il capitolo 3 spiega la struttura e la natura del sistema che deriva dalla divisione primaria fra qualità statica e dinamica. Nel capitolo 4 ho fatto un tentativo di dimostrare l’utilità pratica della MoQ in concreti dilemmi di diritto naturale. Il capitolo finale offre un’idea delle prospettive nuove che la MoQ può dare alla teoria del diritto naturale.

Al termine di tutta l’esposizione, il messaggio fondamentale di questo saggio resta semplice. Dobbiamo permettere a noi stessi di osservare i nostri cuori. E’ importante ricordare che nella struttura della MoQ nulla è scolpito nella pietra, poiché si tratta di idee in perpetuo stato di evoluzione. Spero che la Metafisica della Qualità possa rivestire un ruolo, per quanto piccolo, nella evoluzione verso una migliore comprensione del diritto naturale.

 

 

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